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Se in questi giorni vi sentite più intontiti del solito, probabilmente si tratta di un intontimento dovuto al caldo.

John Langdon Sibley, il noto bibliotecario dell’Università di Harvard, si lamentava molto spesso del caldo estivo e nei suoi diari, scritti tra il 1846 e il 1882. In una nota del 1852 si legge: “Il calore mi avvolge, mi snerva e mi fa ammalare”.
Uno studio, a distanza di 165 anni, rivela che, dopotutto, le affermazioni nel celebre bibliotecario non erano poi così lontane dalla verità: sembra che l’estate riduca la produttività dell’uomo poiché il suo cervello risulta intorpidito dal caldo.

Ecco 7 modi per cui il caldo ci rende più tonti:

1. In estate sono tutti più arrabbiati

Durante l’estate si possono notare bruschi cambiamenti nel comportamento delle persone. Avete notato che nei mesi più caldi aumentano i litigi, i divorzi e addirittura i crimini?
“Il corpo umano aumenta la produzione di adrenalina e testosterone in risposta a un caldo eccessivo”, afferma il Prof. John Simister dell’Università di Londra e continua: “Il rilascio di adrenalina e testosterone serve al nostro corpo per tenere a bada la temperatura, ma ha come effetto collaterale quello di renderci più aggressivi“.

2. Il caldo fa male al cervello

Si può immaginare il cervello come una sorta di spugna che si alimenta convertendo il glucosio in energia elettrica: quest’ultima poi consente a tutto l’organismo di funzionare in maniera corretta.

Durante i giorni più caldi, quando l’afa risulta asfissiante ai più, il cervello riceve meno glucosio e dunque funziona peggio.

Ma perché accade questo?

Quando fa molto caldo, il nostro corpo si mette in allerta, entrando quindi in uno stato di sopravvivenza. La sudorazione, ad esempio, è luna delle risposte che il nostro corpo utilizza quando fa troppo caldo: in tal modo la temperatura corporea riesce ad abbassarsi.
Ma per poter mettere in pratica queste tattiche, il nostro corpo ha bisogno di energia, quindi di glucosio, che viene sottratto al cervello.

Adesso risulta tutto più semplice da capire: durante i mesi estivi il corpo umano è impegnato nella lotta per mantenere l’organismo ad temperature ottimale e, per far questo, sottrae risorse destinate al cervello: tutto ciò ci rende più stanchi, meno attenti, più intontiti, ecc.

3. La pioggia aumenta la produttività dell’uomo

Se il caldo ci rende meno produttivi, la pioggia aumenta la produttività dell’uomo.

A dimostrato è uno studio del 2008, condotto da Marie Connolly, la quale ha pensato bene di confrontare i dati forniti dal meteo americano con le statistiche del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti.

Dall’accurata analisi è emerso che, durante le giornate di pioggia, gli uomini rimangono in media 30 minuti in più a lavoro, rispetto a quando c’è il sole.

Secondo la Dott.ssa Connolly, le fredde giornate di pioggia riducono la pigrizia e rendono più attivi e produttivi i lavoratori.

Un altro studio simile è stato condotto dall’Università di Harvard e dell’Università del North Carolina: ad essere sotto esame erano alcuni impiegati bancari del Giappone.
Dalla ricerca è emersa la stessa relazione: anche in Oriente il brutto tempo rende le persone più produttive. Gli impiegati in questione impiegavano meno tempo per completare i compiti che gli venivano assegnati.

4. Il sole ci rende meno produttivi

La produttività cala quando le temperature sono più alte. Per dare una spiegazione a tale condizione, alcuni ricercatori di Harvard hanno preso in esame due campioni di studenti mettendoli in due condizioni diverse: ad alcuni era stato assegnato un compito che doveva essere svolto solo durante le giornate soleggiate, mentre gli altri erano tenuti a lavorare solo durante le giornate piovose.

Prima che venisse loro assegnato il compito in questione, ad alcuni studenti sono state mostrate 6 fotografie raffiguranti delle persone che svolgevano delle attività all’aperto in una giornata di sole (ad esempio mentre erano in barca o facevano un pic-nic).

Quindi, a tutti gli studenti è stato chiesto di descrivere la propria routine (anche a quelli a cui non erano state mostrate le foto).

Gli studiosi di Harvard hanno scoperto che gli studenti che avevano visto le foto delle persone che svolgevano attività al sole, si mostravano meno produttivi poiché descrivevano inconsciamente una routine più “fiacca” rispetto a chi non aveva visto le foto.

5. Il caldo affatica il pensiero

Il Prof. Robert C. Sinclair già nel 1994 aveva capito che il caldo affatica il pensiero azzerando la nostra capacità di riflessione. Il ricercatore sosteneva che i fenomeni ambientali influenzino la cognizione e il giudizio delle persone.

L’esperimento consisteva nel convincere degli studenti a partecipare ad un esperimento: sono stati fermati 122 studenti universitari sia durante le giornate piovose che in quelle in cui splendeva il sole, per poi chiedere loro di partecipare ad un esperimento. In un’intervista, i ricercatori dovevano cercare di persuadere gli studenti su alcuni temi utilizzando varie argomentazioni che dovevano essere di due tipi: poco convincenti e molto convincenti.

Dai risultati emerge una situazione molto chiara: nelle giornate assolate era molto più probabile che gli studenti si lasciassero persuadere da una tesi poco convincente.
Ciò non accadeva quando il sole non c’era e le temperature erano più basse: la capacità riflessiva e la capacità di giudizio critico degli studenti miglioravano. In tal caso non si lasciavano persuadere con argomentazioni deboli, ma servivano quelle più convincenti.

Dalle evidenze empiriche emerge che il caldo spingeva i soggetti ad utilizzare più frequentemente delle scorciatoie mentali facendoli cadere più facilmente in errore, e quindi in balia dei persuasori. Il caldo aveva annebbiato la mente degli studenti intervistati impedendoli di effettuare un’analisi accurata di quello che i ricercatori asserivano, lasciandosi persuadere da questi ultimi anche con argomentazioni deboli.

6. L’umidità estiva rende meno attenti e più sonnolenti

Una ricerca dell’Università di Alberta ha dimostrato che alti livelli di umidità riducono la concentrazione e aumentato la sonnolenza delle persone. Le alte temperature danneggiano la capacità di pensare criticamente.

7. La temperatura ideale per far funzionare al massimo il tuo cervello

Sappiamo bene che l’estate è la stagione della felicità. Ma è chiaro dai risultati degli studi riportati che le nostre abilità cognitive migliorano ad una certa temperatura, per poi indebolirsi repentinamente quando i gradi continuano a salire.

Recenti studi dimostrano che la temperatura ideale per far rendere più attivo il nostro cervello è attorno ai 22 gradi.

Nella ricerca in questione, alcuni studenti sono stati divisi in 5 stanze con temperature diverse (rispettivamente di 11°, 16°, 22°, 28° e 33°) ed è stato chiesto loro di memorizzare e ripetere diversi numeri e parole.

Ebbene, gli studenti che ricordavano meglio i numeri e le lettere erano quelli che avevano svolto il test nella stanza di 22° gradi.

Consigli per far sopravvivere il tuo cervello in estate

Impostare il condizionatore a 22 gradi.

Mangiare qualcosa di dolce per ricaricare le scorte di glucosio nel sangue che, come abbiamo visto, migliora le prestazioni cognitive e la forza di volontà. È bene programmare delle pause tattiche in cui mangiare qualcosa di fresco e dolce: il cervello brucia in media 103 grammi di glucosio al giorno.

Meglio preferire carboidrati semplici che si trovano nella frutta (la banana, ad esempio, fornisce al cervello circa 25 grammi di glucosio), nella verdura e nei cereali.

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