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Come è ben noto, la lingua si sviluppa dapprima nella mente del neonato attraverso l’ascolto. Alla nascita il bambino è già in grado di distinguere fra la voce umana e altri suoni ed è capace di discriminare fra lingue diverse: solo intorno ai 30 mesi di vita, con “l’esplosione del linguaggio”, il bambino riuscirà a verbalizzare.

Si evince, di conseguenza, l’importanza che l’ambiente linguistico circostante assume fin dai primi giorni di vita del neonato: è auspicabile infatti che i genitori utilizzino un linguaggio ricco e denso di parole.

I genitori, così come gli educatori, devono parlare tanto, ma è fondamentale che lo facciano bene! Oltre ad essere chiaro e ordinato, il nostro linguaggio deve presentarsi interessante al fine di rendere migliore l’organizzazione mentale del bambino e quindi la conseguente esposizione linguistica.

Abbiamo individuato 7 pratici consigli per favorire il linguaggio nei bambini:

Narrazione

Non è così semplice trovare di che parlare ad un neonato! Si potrebbe cominciare narrando ciò che accade intorno al piccolo e le azioni che stiamo eseguendo. Ad esempio, durante le operazioni di igiene che spesso agitano il neonato, potrà essere utile descrivere progressivamente le operazioni eseguite: questo può essere considerato un buon esercizio linguistico che avrà come ulteriore beneficio quello di rassicurare il piccolo col nostro tono dolce e tranquillo:

“Ora dobbiamo cambiarci. Ti sfilo i pantaloncini, togliamo il pannolino e ci laviamo con l’acqua… oh com’è fresca! Ora prendo l’asciugamano e ti asciugo…”

Nomenclatura

Insegnare i nomi degli oggetti è un compito molto delicato. È preferibile nominare lentamente solo il nome dell’oggetto cui ci riferiamo e ripeterlo più volte. Un esempio potrebbe essere questo: porgendogli una palla diremo “pallina” piuttosto che inserirla in una frase troppo lunga: “guarda che bella pallina, prendila in mano, puoi giocarci”. Il resto della comunicazione può infatti essere affidato al linguaggio non verbale.

Brevi racconti

Nel periodo prelinguistico che va dai 18 ai 30 mesi i bambini adorano ascoltare i brevi racconti dei genitori: non solo favolette, ma anche i semplici racconti della giornata trascorsa possono rilassarlo. Il bambino, sentendo nominare con cura tutto ciò che ha vissuto, sarà facilitato a rielaborare i vissuti.

“Questa mattina io e la mamma ci siamo svegliati prima di te e siamo andati in cucina per preparare la colazione. La mamma ha apparecchiato la tavola e papà ha riscaldato il latte. Poi io ho sentito la tua voce chiamare “papà!” così sono uscito dalla cucina, sono venuto in camera tua, ti ho abbracciato ti ho detto ‘Buongiorno!’ Poi, dopo aver fatto la pipì, insieme siamo andati in cucina per fare colazione…”

Frasi semplici e chiare

Quando parliamo con i bambini, è fondamentale ai fini della comprensione che la struttura del nostro linguaggio sia semplice preferendo frasi brevi, con soggetto, predicato e complemento. Diremo quindi: “Esci dalla vasca: il tempo del bagno è terminato”. Meglio evitare frasi lunghe: “Sei nella vasca da troppo tempo, devi uscire, non puoi rimanere di più, ti devi asciugare e vestire”: le frasi complesse confondono il bambino il quale farà maggiore fatica a porre l’attenzione su quello che deve fare in quel dato momento. Al contrario, le frasi semplici lo aiuteranno a capire cosa fare.

Termini scientifici

Riferendoci ad un oggetto, dovremmo essere chiari e usare termini specifici e scientifici: il tempo e l’energia impiegate per memorizzare “albero” è la stessa necessaria per memorizzare “abete”. Ma dicendo “abete” offro al bambino un’informazione in più, più precisa oltreché più interessante. Arricchiremo il suo vocabolario che crescerà più velocemente in maniera più ordinata.

Il “miao” che, ad un certo punto, diventa “gatto”, produce un meccanismo che manda in confusione il bambino costretto dall’adulto a mettere in continua discussione i termini che conosce, facendogli sprecare energie preziose.

Gestione della frustrazione pre-linguistica

Il periodo che precede l’esplosione linguistica, intorno ai 24 mesi, è un periodo di continue frustrazioni per il bambino: il suo pensiero è ormai ordinato così come i collegamenti oggetti-suoni corrispondenti, ma la sua produzione linguistica non è ancora pronta a venir fuori poiché non è ancora all’altezza del pensiero.

Ad esempio, il bambino pensa “acqua” ma dice “aca”: una discrepanza che può generare frustrazione. Bisognerà quindi accogliere il suo disagio aiutandolo a pronunciare meglio le parole, provando ad attirare la sua attenzione verso di noi e consentendogli di osservare il nostro labiale e la nostra pronuncia.

Assenza di correzione

Mai correggere direttamente un bambino che non pronuncia in maniera corretta dei termini! Lo aiuteremo a migliorare con interventi indiretti, mai diretti. Se pronuncia male alcune parole o parla poco, dovremo offrirgli maggiori occasioni di ascolto, leggeremo di più, chiacchiereremo più frequentemente.

-“Mama, voio aca!”

-“Vuoi acqua? Ecco: acqua.”

Tono della voce

Sappiamo bene che a volte è un po’ difficile fermarci a pensare a ciò che diciamo e a come lo diciamo, ma dobbiamo sforzarci sempre di pronunciare bene e lentamente ogni sillaba, ogni singola parola. Questa modalità favorirà la concentrazione e l’attenzione del bambino. I messaggi brevi, chiari e ben esposti sono più facili da comprendere, da archiviare nella mente e da elaborare.

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