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Addio al corsivo. A mettere una pietra tombale sulla “bella calligrafia” è la Finlandia, Nazione che da sempre spicca per avere i più avanzati sistemi educativi in tutto il pianeta.

 

In Italia, chi ha qualche annetto sulle spalle, probabilmente ancora conserva con amorevole nostalgia i quaderni dove aveva imparato a scrivere in corsivo con parole semplici quali “mamma” o brevi frasi; si aveva anche il quaderno per la brutta copia (dove si facevano le prove di scrittura) e la bella copia (dove si sfoggiava, con orgoglio, il risultato finale, magari delle parole scritte con la lettera “f” maiuscola e minuscola, la “b” maiuscola e minuscola, la “h” maiuscola e minuscola e così via). Per fortuna (almeno a parere di chi sta scrivendo queste righe) da noi non esiste ancora un progetto così radicale.

 

In Finlandia, invece, appellandosi ad pragmatismo forse un po’ troppo eccessivo, si dice addio alle belle e sinuose lettere e si offre campo aperto a quelle più “spartane” e meno personalizzabili in stampatello. Il perché? Così tutti le sanno leggere e scrivere. Al bando le lezioni sulla calligrafia che saranno soppiantate da quelle al computer. Non si scriverà più in punta di penna, bensì in… punta di dita su una tastiera o su un touchscreen.

 

addio al corsivo

 

Lo ha stabilito l’Istituto Nazionale di Educazione della Finlandia, in barba a studi – condotti da stimati pedagogisti e psicologi – che attestano come il corsivo sia fondamentale per favorire lo sviluppo della capacità cognitive dei giovanissimi.

 

Ma gli USA sono stati i precursori dell’abolizione del corsivo

 

Seppur spesso la Finlandia sia avanti a tutti nel campo dell’educazione scolastica, stavolta il (triste) “primato” spetta ad un altro Paese. Infatti negli Usa è quasi una missione impossibile trovare qualcuno che usi ancora il corsivo.

 

Anche in molti Paesi asiatici il corsivo è un qualcosa di pressoché sconosciuto, ma questo in fondo non deve sorprendere più di tanto considerata la diversità degli alfabeti e tradizioni e dove il bambino viene dissuaso anche con metodi alquanto decisi dallo scrivere in corsivo.

 

In Finlandia l’approccio è, invece, decisamente soft e risulterebbe non molto traumatico l’abbandonare la bella calligrafia per sostituirla con le lettere così familiari su pc, tablet, smartphone e anche sui libri cartacei.

 

Pedagogisti, psicologi e non solo inorridiscono a buon ragione per il fatto che un giovanissimo rischia di avere più confidenza con parole e frasi stile sms (ad esempio, con il sostituire il “chi” con il “ki”, il “va bene” con il “vb”, il “perché” con il “xke” ecc.).

 

Si tratta di una decisione ideologica o realmente pragmatica?

 

Questo è un quesito che si pongono in tanti. Ma l’Istituto Nazionale di Educazione finlandese intende fugare ogni dubbio e spiega che è solo per la massima comodità. Infatti, scrivere in stampatello risulterebbe ben più veloce e, oltretutto, s’impara prima. Ma c’è chi storce il naso sostenendo che, in realtà il nocciolo della questione è diverso: si vuol far piazza pulita del corsivo solo perché sarebbe considerato un modo di scrittura troppo elitario. Insomma, si preferirebbe livellare e unificare il tutto. Un modo dal sapor “democratico” di regimi di altri tempi che in fin dei conti tanto “democratici” non erano. D’altronde l’aver voluto eliminare per Legge il corsivo – il che appare come il volerlo vietare – non suona come un qualcosa di dispotico e per nulla libertario? C’è da chiedersi se anche le firme diventeranno asetticamente in stampatello. Non stiamo di certo nel clima del celeberrimo film “Fahrenheit 451”, ma in fondo poco ci manca.

 


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