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Ricordo che quando frequentavo la scuola elementare, nei lontani ed ormai remoti anni ottanta, la mia maestra un giorno ci propose un’attività un po’ nuova ed insolita ( almeno per i tempi lo era): la corrispondenza epistolare con altri bambini.

Il nostro entusiasmo fu la risposta positiva alla sua proposta. E cosi ben presto cominciammo a scrivere le nostre letterine e, dopo averle messe dentro le buste ed averle affrancate con un finto francobollo da noi disegnato, le imbucammo in un’apposita scatola che fungeva da cassetta delle lettere, situata in corridoio.

In verità la corrispondenza avveniva tra due classi della stessa scuola, in ogni caso era un’attività che ci stimolava molto e ci metteva grande entusiasmo. Aspettavamo con ansia la risposta alle lettere che avevamo spedito e, con altrettanta ansia, rispondevamo a nostra volta ai “compagni di penna”.

amici di penna

Fu una corrispondenza che durò qualche anno, fino alla fine della scuola elementare, in quinta classe. Ricordando questa attività della mia maestra, qualche anno fa, dopo essere diventata docente, ho riproposto a mia volta ai miei alunni di quinta classe un’attività similare a quella da me svolta quando fui alunna.

Così, con l’aiuto di un collega che fungeva da “gancio”, poiché la moglie era docente presso una scuola media sita vicino alla scuola dove insegnavo ( ed insegno tutt’oggi) abbiamo cominciato la corrispondenza.

Unica variante: le lettere erano scritte esclusivamente in inglese.

Fu un modo per utilizzare il lessico e le strutture che man mano i bambini stavano apprendendo e utilizzare in modo concreto la lingua straniera. La corrispondenza durò tre anni e poi si concluse in quinta, a fine ciclo. Anche questa attività, come quella che avevo vissuto io tanti anni prima, si rivelò molto fruttuosa sotto tutti gli aspetti: quello didattico, quello personale e quello emotivo.

Non ho più avuto modo di riproporre questa attività fino a che, qualche settimana fa, si è rifatto vivo in me il ricordo della mia maestra e la sua attività. In verità prendo molto spesso spunto dagli insegnamenti della mia maestra di scuola elementare, quello che ci insegnava e il modo in cui lo faceva. E questa è uno di quelli.

In un’epoca dominata dai social, dalla messaggistica istantanea, da WhatsApp e da messenger, perché non fare un tuffo nel passato e ritornare alla cara e vecchia (e ormai dimenticata) lettera cartacea che profuma di inchiostro? E così, con l’aiuto dei social, ho postato un messaggio della serie: AAA…cercasi amici di penna… Naturalmente la prima cosa che ho verificato è stata la sicurezza dei bambini, quindi ho scelto di fare la mia richiesta in un gruppo di docenti.

In pochi minuti sono stata sommersa da messaggi di adesione di docenti disponibili ad intraprendere questa corrispondenza. E devo dire che l’adesione massiccia dei colleghi mi ha lasciato senza parole. Non immaginavo che il mio post fosse condiviso in questo modo. Come dire: avevamo tutti la stessa idea, la stessa voglia, ma nessuno aveva fatto il primo passo.

Ma la cosa che più mi ha fatto piacere è che i docenti hanno preso spunto dal mio messaggio per mettersi in contatto tra loro, in modo da intraprendere una corrispondenza tra classi parallele. E così, per quanto mi riguarda, è iniziata una corrispondenza epistolare con alcune classi, che spero durerà nel tempo.

Come successe per me, anche i miei alunni hanno accolto la notizia con grande entusiasmo. Anche i genitori, a loro volta, hanno avuto piacere che i figli facessero questa esperienza. Ci siamo subito messi al lavoro per produrre queste piccole e semplici lettere da spedire ai nostri nuovi “amici di penna”.

Letterine di carta, non email o messaggi, ma care e vecchie lettere di carta utili per esercitare la scrittura, per imparare a raccontarsi, come ci si racconta quando si sta con un amico, con l’unica differenza che l’amico è lontano e non è presente fisicamente.

Lettere semplici: un disegno accompagnato da alcune informazioni personali, da alcune domande per chiedere nome, età o il colore preferito. Lettere per scoprire città che si conoscono solo per nome o per sentito dire o che non si conoscono affatto. Lettere che pian piano diventano veri e propri testi, perché dopo il primo contatto di presentazione si diventa più confidenti, nascono nuove amicizie e il confronto diventa più personale. Lettere per avvicinare i bambini alla scrittura e allo stesso tempo consentire loro di aprirsi al mondo stimolandoli in un continuo scambio di idee, esperienze scolastiche e personali.

E magari chissà: un giorno riuscire anche ad incontrarsi fisicamente e stringere la mano a quell’amico di penna lontano che abbiamo conosciuto grazie ad un’attività scolastica.

 


Autore articolo
Zina Cipriano

Zina Cipriano

Insegnante

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1 COMMENTO

  1. Salve sono un’insegnante di una scuola primaria in provincia di Verona. Mi piacerebbe poter corrispondere con una classe parallela alla mia(IV) non troppo lontana perché mi piacerebbe che i bambini si potessero un giorno anche incontrare.

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