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INSEGNANTI ITALIANI: ANDATE A LAVORARE!

andate a lavorare

Il noto giornalista Mario Lavia, in un recente dibattito sull’assegnazione fuori regione delle cattedre per l’insegnamento nella Scuola Pubblica, ha contestato gli insegnanti italiani suggerendogli di “ANDARE A LAVORARE”.

Gli insegnanti italiani, a lavorare, ci vanno. Perché essere insegnanti è una scelta. E con scelta intendo dire la consapevolezza di avere le seguenti caratteristiche:

  • Una o più lauree;
  • Una o più specializzazioni;
  • Una o più abilitazioni;
  • Uno o più master di perfezionamento;
  • Uno o più corsi di aggiornamento;
  • Uno o più concorsi vinti o superati;
  • Un periodo di precariato di durata “media” tra i 3 e i 20 anni circa;
  • Un’alta probabilità di andare in pensione da precari (cioè disoccupati);
  • Uno stipendio tra i 400 e i 1300€ max;
  • Un contratto collettivo nazionale scaduto da 8 anni;
  • Il cambio della sede di lavoro ogni anno, (da precario e non solo), spesso lontana e scomoda da raggiungere;
  • Il cambio di uno o più “datori di lavoro” ogni anno o più volte l’anno;
  • La variazione del “tipo” di lavoro, anche ogni anno (sostegno, discipline varie);
  • Il cambio di “clientela” ogni anno o più volte l’anno;
  • La “clientela” numerosa di quartieri difficili o di periferie pericolose;
  • Il luogo di lavoro con ambienti talmente fatiscenti che a volte ti crollano sopra;
  • Nessun rimborso spese per benzina o buoni pasto;
  • Nessuna certezza di avere carta igienica o carta per le fotocopie sul luogo di lavoro;
  • Il Wi-Fi assente in molti posti di lavoro, sostituito da chiavette personali a carico del lavoratore;
  • Le numerose varianti dell’handicap psico-fisico da gestire (BES, H, ADHD, DSA…);
  • Conoscenze approfondite ed aggiornate;
  • Competenze relazionali, pedagogiche, didattiche, educative e giuridiche;
  • Il pagamento dello stipendio per le supplenze che arriva anche dopo molti mesi;
  • Il licenziamento ai primi di giugno o, se si ha fortuna, a fine agosto;
  • L’incertezza assoluta di un nuovo lavoro a settembre;
  • Nessun diritto a permessi retribuiti di alcun tipo (se si è precari);
  • Nessun diritto a prendere ferie quando si vuole, se il Dirigente non le concede (precari e non);
  • La frequente necessità di trasferirsi in un’altra regione per trovare lavoro;
  • Il lavoro di correzione e preparazione (mappe concettuali, slide, ppt, riassunti, verifiche tradizionali, strutturate, semi-strutturate, miste, diversificate, differenziate, personalizzate e test) anche di domenica;
  • I rischi civili e penali (Culpa in vigilando, Culpa in educando);
  • Gli straordinari h24 non retribuiti (per non parlare dei rischi) come accompagnatore nelle uscite didattiche;
  • Le spese non rimborsate, durante le uscite didattiche;
  • Il rischio di ricorsi al TAR da parte della “clientela”;
  • Il lavoro A LUGLIO (per Esami di Stato, corsi di recupero, esami finali di recupero, scrutini giudizi sospesi ecc…) o A FINE AGOSTO in scuole dove si toccano i 43 gradi;
  • Il lusso di poter andare in bagno, perché per poter fare i bisogni devi chiedere a qualcuno di buon cuore se ti sostituisce, altrimenti non ti puoi assentare;
  • Il rischio di minacce, danneggiamenti all’autovettura e aggressioni fisiche;
  • I rischi legati al pendolarismo (incidenti, danni e/o usura mezzo, patologie cervicali, dorsali e lombari);
  • I rischi di patologie legate al lavoro usurante (burnout; noduli alle corde vocali; allergie al gesso o agli agenti chimici dei laboratori, disturbi alla vista);

La consapevolezza che non si può “fare carriera”, perché l’unica “carriera” che un docente desidera è il rispetto da parte dell’opinione pubblica e della classe politica, la dignità delle condizioni di lavoro, il rinnovo del contratto e una riforma degna di questo nome.


Autore articolo
Sandra Zingaretti

Sandra Zingaretti

Insegnante

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7 Commenti

  1. Ma non si vergogna nemmeno un po’ di fare certe affermazioni? Facciamo il cambio di lavoro per un anno e vediamo se continuerà a dire tali baggianate offensive

  2. Caro (si fa per dire) Lavia, ti bastano i 38 punti elencati dalla collega o ne vuoi ancora un altro?
    Eccolo: 8€ giornalieri da pagare (detratti sullo stipendio) per i primi 10 giorni di malattia.
    Facile dar fiato alla bocca senza collegarla al cervello e vivendo nella più completa ignoranza, almeno per quanto riguarda il lavoro degli insegnanti.
    Nella trasmissione, furbescamente congegnata per denigrare ancora una volta la categoria docente, l’unico a difendere gli insegnanti è stato il conduttore televisivo Denis Bergamini che, avendo una sorella insegnante, vive da vicino le condizioni lavorative della stessa.

  3. Io voglio solo dire sono stanca di essere messa alla gogna. Tutti i giorni a lottare con alunni maleducati (probabilmente figli dello stesso giornalista in questione visto come si è espresso), capi di istituto spesso messi li, è sappiamo come dal sistema Italia. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Sono fortunata perche ho un lavoro, certo, ma é una lotta doverci difendere da continui attacchi. Controllassero, davvero, altri comparti della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

  4. Bravissima a rispondere così bene a quel giornalista ignorante. E’ incazzato con la scuola perchè avrà avuto sempre voti bassi.

  5. Bravissima a rispondere così bene a quel giornalista ignorante. E’ incazzato con la scuola ed i professori perchè avrà avuto sempre voti bassi il testone.

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