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La nostra scuola è vecchia, obsoleta: è ancora una scuola di carta, in ogni senso. Parliamo di libri di testo, ma anche di fragilità.

Pensiamo infatti ai libri di testo della scuola primaria: sono più di dieci, più di quelli usati al liceo. C’è un accanimento sulla carta. I libri di testo, la cui adozione ricordiamo non è obbligatoria, sono lo strumento più utilizzato, spesso l’unico. Perché non si utilizza il (consentito e consigliato) materiale alternativo al libro di testo?

La riflessione parte da qui: se nella scuola italiana queste opportunità sono ignorate, qual è il nostro problema?

pedagogia

Parliamo dell’adeguamento tecnologico alle necessità didattiche di una scuola innovativa.

Il problema è ben più radicato di quanto pensiamo, deriva dai nostri paradigmi, qualcosa che va oltre la nostra consapevolezza. Il libro di testo è considerato una garanzia e funziona bene perché risponde ad alcuni postulati oscuri intrinsechi alla didattica: tutti i docenti che lo adottano devono imparare la stessa cosa nello stesso modo, contemporaneamente, e trasferire, somministrare questi contenuti precotti agli studenti. L’esempio è quello dello studio della letteratura: un testo viene fatto a pezzi, mutilato, condito con commenti e indicazioni, infine dato in pasto agli studenti.

La scuola funziona così: lezione frontale, compito a casa, verifica. Eppure le Indicazioni nazionali sono differenti: la lezione frontale, dicono, non è più proponibile, non è didatticamente adeguata alle esigenze dei tempi nostri. Ma quanti insegnanti lavorano diversamente?

Cosa deve accadere per introdurre strumenti e linguaggi nuovi con risultato positivo? Occorre non soltanto una formazione, quanto una conversione, un cambiamento radicale di prospettiva da parte degli insegnanti. La domanda che devono farsi non è cosa stanno facendo, ma perché lo stanno facendo in quale modo.

Dalla riflessione sui mezzi dovremmo passare a un cambiamento prospettico sul modo di fare lezione e di fare l’insegnante. Abbiamo un bisogno urgente di pedagogia.

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