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Negli anni, prima da studente poi da insegnante, mi sono resa conto in misura sempre crescente dell’importanza dello scrivere o tracciare segni a mano, del prendere appunti, del disegnare a mano libera e di recente ho scoperto, parlando con un mio amico compositore dell’importanza dello scrivere su carta per comporre musica.

 

Questo mi ha portato a fare alcune riflessioni e a pormi diversi interrogativi, per i quali ho trovato risposte negli studi di neuroscienze e di psicologia, che qui provo a riassumere.

 

L’uomo primitivo per esprimersi tracciava dei segni sulle pareti delle grotte, anche per un bambino che non sa scrivere è istintivo prendere un colore o una matita e tracciare un segno su una superficie; seduti sulla sabbia tracciamo con un dito dei segni, che sono espressione di qualcosa, narrata consciamente o inconsciamente, in modo organizzato o meno; attraverso le mani in modo istintivo facciamo fluire in modo semplice e immediato un pensiero: riusciamo a comunicare un saluto, un no, un fermati, … e attraverso le mani nei secoli abbiamo imparato a esprimere con la scrittura un pensiero organizzato.

 

Le mani sono una appendice del corpo, in comunicazione diretta con il cervello, che nei secoli si è sviluppato congiuntamente alle capacità manuali: manipolative, prensili, tattili … Per mezzo delle mani riusciamo ad attivare in perfetta sincronia diverse aree encefaliche. Il semplice atto della scrittura è una prima forma di ragionamento.

 

importanza di carta e penna

 

Mentre ascoltiamo una lezione, siamo in grado di prendere appunti, con meccanismi ormai automatizzati: ascoltiamo, ragioniamo (tenendo un filo conduttore, ri-cercando relazioni), selezioniamo le informazioni (più importanti e meno), le ordiniamo, in alcuni casi aggiungiamo: commenti, domande, riferimenti, schizzi…. ovvero creiamo.

 

Per fare tutto questo abbiamo necessariamente messo in moto diverse aree cerebrali, in cui hanno sede le varie funzioni attivate. Questo processo permette una assimilazione dei contenuti ad un livello più profondo rispetto a quello che si può raggiungere ascoltando una lezione senza prendere alcun appunto.

 

Inoltre, quando scriviamo liberi da vincoli, non avendo paura di sbagliare, senza dovere seguire rigide regole accademiche, senza rigori e impostazioni il nostro “io” si libera e il pensiero scorre fluente, dando sfogo alla creatività. Tutto questo avviene, per la scrittura, per il disegno, per una composizione musicale scritta di getto a mano libera. Nell’uso di strumenti informatici questa libertà viene a ridursi, l’“io” creativo lascia il posto alla parte più razionale di noi.

 

L’atto stesso di scrivere può essere eseguito in modi diversi: scrivere a mano in corsivo, in stampato o prendere appunti tramite una tastiera, ma i risultati che si ottengono sono gli stessi?

 

PRIMO STUDIO.

 

Virgiania Berninger, psicologa presso l’Università di Washington, ha condotto uno studio su bambini, analizzando i risultati dello scrivere in stampatello, scrivere in corsivo, e digitare su una tastiera.

 

Dallo studio emerge che alle diverse modalità dell’atto della scrittura sono associati schemi cerebrali distinti e separati, producendo risultati finali diversi. I bambini che scrivono a mano libera producono più parole e più rapidamente di quanto facciano coloro che scrivono su una tastiera, inoltre, rispetto a questi ultimi, mostrano una maggiore ricchezza di idee.

 

Analizzando l’aspetto creativo, emerge che di fronte alla richiesta di trovare idee per sviluppare un tema, quelli con una migliore grafia hanno anche mostrato maggiore attivazione neurale nelle aree associate con la memoria di lavoro e un aumento di attivazione globale nelle reti di lettura e scrittura.

 

SECONDO STUDIO.

 

Karin James, psicologa all’Indiana University, ha utilizzato uno scanner per vedere come la scrittura a mano influenzi l’attività cerebrale dei bambini. La ricercatrice, dopo avere mostrato una lettera o una forma a bambini che non avevano ancora imparato a leggere, ha chiesto loro di riprodurla scegliendo tra tre diverse opzioni:

 

– disegnarla su un foglio bianco,
– tracciare l’immagine su una pagina in cui era riprodotta con un contorno tratteggiato,
– digitarla tramite l’uso di una tastiera su un computer.

 

Successivamente mentre i bambini erano sottoposti a scanner cerebrale, gli veniva riproposta l’immagine da loro elaborata. Dall’analisi dei risultati è emerso che il tipo di processo di duplicazione iniziale contava molto.

 

I bambini che avevano disegnato una lettera a mano libera, esibivano una maggiore attività nelle tre aree del cervello, che si attivano negli adulti quando leggono e scrivono: il giro fusiforme sinistro, il giro frontale inferiore e la corteccia parietale posteriore.

 

Al contrario, i bambini che avevano digitato o tracciato la lettera o la forma non hanno mostrato alcun effetto del genere e l’attivazione era significativamente più debole.

 

La dottoressa James attribuisce queste differenze al disordine insito nella forma libera scritta: quando scriviamo a mano libera dobbiamo pianificare ed eseguire azioni di coordinazione oculo manuale, orientamento nello spazio del foglio, ed altre, che non sono richieste quando dobbiamo tracciare un contorno, inoltre nel primo caso produciamo un risultato che è altamente variabile. Tale variabilità del grafema può essere di per sé uno strumento di apprendimento: quando un bambino produce una lettera disordinata, proprio questa può aiutarlo a imparare.

 

Il nostro cervello deve capire che ogni possibile variazione nella scrittura di una certa lettera rappresenta comunque la stessa, non importa come la vediamo scritta. Essere in grado di decifrare la variabilità di ogni lettera implica un ragionamento che comporta un confronto fra elementi, ciò è più utile che vedere lo stesso identico segno ripetutamente.

 

SCRITTURA E DSA

 

Quanto sopra riportato vale per gli alunni così detti “normodotati”, in cui i meccanismi di lettura sono automatizzati. Non possiamo fare lo stesso discorso per i bambini che presentano disturbi specifici di apprendimento, i quali hanno difficoltà nel distinguere grafemi corrispondenti a fonemi somiglianti da un punto di vista percettivo-uditivo e le loro capacità di lettura e scrittura non saranno immediate, poiché i meccanismi non vengono automatizzati, inoltre se tali soggetti si distraggono da ciò che stanno leggendo o scrivendo hanno grosse difficoltà a ritrovare il punto. In questi casi è opportuno dispensare i discenti dal prendere appunti e sfruttare le tecnologie per supportarli e permettere loro di raggiungere gli obiettivi fissati nella programmazione.

 

CONCLUSIONE.

 

In definitiva possiamo affermare che gli studi derivati dalla psicologia e dalle neuroscienze, rivelano un legame profondo tra scrittura e sviluppo del potenziale di una persona, pertanto siamo chiamati a riflettere sull’importanza dello scrivere su un foglio di carta, del disegnare a mano libera, del prendere appunti, sempre tenendo conto delle specificità di ogni persona.

 

In un’era caratterizzata da un ampio sviluppo tecnologico, dobbiamo essere in grado di discernere quando è opportuno utilizzare gli strumenti tecnologici e quando dobbiamo lasciare scorrere la matita su un foglio per permettere un ampio sviluppo delle capacità dell’individuo. Sicuramente gli strumenti tecnologici sono importantissimi, ma devono essere utilizzati in modo oculato, per ampliare le capacità dell’individuo non per limitarle.

 

BIBLIOGRAFIA:
James, K. H., Engelhardt, L. (2012). The effects of handwriting experience on functional brain development in pre-literate children Trends. Neuroscience and Education.
Berninger, V. W., Abbott, R. D., Jones, J., Wolf, B. J., Gould, L., Anderson-Youngstrom, M., Shimada, S., Apel, K. (2006). Early development of language by hand: composing, reading, listening, and speaking connections; three letter-writing modes; and fast mapping in spelling. Dev Neuropsychol.

 


Autore articolo

Maria Nunzia Urso

Maria Nunzia Urso

Insegnante

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2 Commenti

  1. […] In Italia, chi ha qualche annetto sulle spalle, probabilmente ancora conserva con amorevole nostalgia i quaderni dove aveva imparato a scrivere in corsivo con parole semplici quali “mamma” o brevi frasi; si aveva anche il quaderno per la brutta copia (dove si facevano le prove di scrittura) e la bella copia (dove si sfoggiava, con orgoglio, il risultato finale, magari delle parole scritte con la lettera “f” maiuscola e minuscola, la “b” maiuscola e minuscola, la “h” maiuscola e minuscola e così via). Per fortuna (almeno a parere di chi sta scrivendo queste righe) da noi non esiste ancora un progetto…. […]

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