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Essere buoni insegnanti non è mai stato così difficile. Ma cosa fa, e soprattutto cos’è un buon insegnante? Anzitutto è una guida e un esempio per i propri studenti, sa essere un modello di comportamento, conosce i contenuti e li rende comprensibili a tutti, sa cosa pretendere da ogni alunno e della classe in generale, alzando sempre l’asticella delle prestazioni e riuscendo a catturare l’interesse a la curiosità dei ragazzi.

Ecco, questo sembra già molto, ma non è abbastanza.

Insegnare, dicevamo, non è mai stato così difficile. Perché più porto avanti con passione e professionalità il mio lavoro, più mi accorgo che, al pari dei miei studenti, ho anche io bisogno di imparare. Qual è il miglior maestro, se non la Storia? Allora ho deciso di guardarmi indietro, ripensare a quando andavo a scuola, ma dall’altra parte della cattedra, e di cominciare da qui a capire che cosa posso fare per diventare ogni giorno di più un buon insegnante.

Quello che mi sono chiesta è: che cosa ho imparato dagli insegnanti che mi hanno ispirata?

Ispirata

A scuola avevo un’insegnante che entrava in classe in silenzio, a capo chino, con passo lento: in poche parole rassegnato. Posava la borsa sul tavolo e cominciava a tirare fuori lentamente gli strumenti di lavoro. Alzava lo sguardo sulla classe e attaccava la lezione, senza alcun entusiasmo. Per noi era un supplizio.

Questo è stato di grande ispirazione quando sono passata dall’altra parte della cattedra. Ho capito che l’entusiasmo è contagioso, al pari della noia. Che un solo insegnante riesce a contagiare venti o trenta studenti, in un colpo solo. Ho imparato che, in ogni caso e ogni giorno, trasmetterò ai miei studenti quello che sento.

Un giorno arrivò in classe un supplente. Per i supplenti, si sa, farsi rispettare è ancora più difficile. Era un ragazzo giovane, probabilmente alle prime armi, e la mia classe non lo prese molto sul serio, soprattutto perché faceva un sacco di domande e accettava di buon grado ogni forma di protesta (educata) da parte degli alunni. In poche parole, non era severo e intransigente, o così ci sembrava.

La supplenza durò diverse settimane, e a poco a poco imparammo a conoscere il nostro nuovo insegnante. Non era affatto un incompetente, come molti di noi avevano pensato. Semplicemente, metteva tutto in discussione. Aveva rispetto per noi e ne pretendeva altrettanto. Se c’era qualcosa che non andava, se per esempio una regola di condotta non veniva seguita, non si arrabbiava: chiedeva spiegazioni, senza alcun tipo di pregiudizio.

Da lui ho imparato a confrontarmi sempre con i miei alunni, a non dare niente per scontato, a dare fiducia affinché i miei studenti ne abbiano in me.

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