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Ok, quello che sto per dire potrebbe costarmi qualche bella riga sulla carrozzeria.

 

Però è tipo una cosa che ho dentro da un po’. E poi, sinceramente, la mia macchina è talmente malmessa che non so se si vedrebbe la differenza.

 

Bene: uno, due, tre, via.

 

Il punto è questo: ci sono in giro molti prof che non dovrebbero fare i prof. Ecco, l’ho detto.

 

Voi vorreste mai un pompiere che ha paura del fuoco, un chirurgo che sviene col sangue, un pilota di aereo che soffre di vertigini? Neanch’io.

 

Eppure ne ho visti diversi di quei chirurghi, di quei pompieri e di quei piloti. Solo che facevano gli insegnanti, se capite cosa voglio dire.

 

(Che poi, la frase giusta sarebbe: “ho visto cose che voi umani”).

 

forse non sei una prof

 

Ho visto prof di lettere scrivere “Io c’è lo”.
Ho sentito insegnanti insultare pesantemente i propri alunni, apostrofandoli con termini come “handicappati” e “idioti”.
Ho visto una prof continuare a scrivere impassibilmente alla lavagna mentre dietro di lei i suoi alunni stavano passando alle mani.
Ho visto una professoressa non riuscire a tenere la propria classe e scappare via, di corsa, bussare a quella accanto implorando aiuto al collega (che ero io).
Ho visto professoresse piangere più volte davanti ai propri alunni per non riuscire a farli stare seduti.

 

Il massimo poi mi è successo a uno scrutinio: si doveva decidere se promuovere o bocciare un ragazzino di prima media. Si vota per alzata di mano e si è in parità. C’è confusione, però, così chiedo di rivotare, in silenzio. E lì non si è più in parità: una prof aveva cambiato idea tra un voto e l’altro.

 

In realtà non aveva cambiato idea: alla prima votazione non aveva capito di chi si stava parlando.

 

In prima media: un’età in cui una bocciatura può cambiarti la vita per sempre. Era distratta.

 

Sì, certo, lo so che ci sono anche in giro moltissimi prof che fanno il proprio lavoro con serietà e spirito di sacrificio, che scendono in trincea ogni mattina, più in missione che al lavoro: ne ho conosciuti un sacco e ne conoscerò ancora. E sono la maggioranza, grazie a Dio. E in molti dicono: diamo più soldi a questi qui. Giusto.

 

Ma io credo che prima ancora di tutto questo, prima di sganciare cento euro in più al prof bravo, bisognerebbe proprio rivedere i criteri con cui vengono reclutati, gli insegnanti, e quelli con cui si guadagnano punti in graduatoria: perché sono più i danni che può fare un prof che non dovrebbe fare il prof, che i miracoli che possono fare gli altri.

 

Perché una cosa che quasi nessun insegnante ammette facilmente è questa: a noi, fondamentalmente, nessuno ci controlla. Il massimo che fanno è vedere se siamo a posto con le scartoffie, con la burocrazia. Ma nessuno viene a vedere cosa combiniamo una volta chiusa quella porta.

 

Nessuno viene a vederci, e siamo liberi di fare dei danni incalcolabili.

 

Io voglio che qualcuno mi controlli.
Voglio che qualcuno entri in classe a vedere se faccio lezione o se perdo tempo.
Voglio che qualcuno mi sospenda dal servizio se chiamo “idiota” un mio alunno.
Voglio che qualcuno sia lì e mi impedisca di insegnare storia, se non so l’anno in cui è caduta Roma o chi era Giordano Bruno.
Voglio che ci sia in classe uno psicologo che si possa accorgere, se ho qualche disturbo che mi fa scappare via dalla classe e lasciarla incustodita quando non sono capace di tenerla.
Voglio che mi tolgano lo stipendio per un mese, se non sto attento a uno scrutinio e sbaglio a votare, facendo bocciare un ragazzo che magari poteva essere promosso.

 

Macché un mese: un anno. Se va bene.

 

Bene, sfogo fatto.

 

E adesso è meglio che inizi a parcheggiare lontano da scuola.

 


Autore articolo

Enrico Galiano

Enrico Galiano

Insegnante, scrittore

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141 Commenti

  1. grazie! Sottoscrivo parola per parola. E ti dirò di più. Ho visto colleghi accanirsi contro ragazzi con gravi problemi di salute o riversare sugli studenti figli di colleghi le proprie frustrazioni e le proprie invidie. Ho quattro figli, faccio l’insegnante in una scuola superiore. So bene di cosa parlo. È il mestiere più bello del mondo, il nostro, ma abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica che alcune cose proprio non vanno bene. Grazie ancora

  2. Anch’io da insegnante ne ho viste tante, e da mamma pure. Certamente il sistema di reclutamento non funziona, non funziona l’adesione volintaria ai corsi di aggiornamento, non va va bene che la gran parte dei corsi di qualità siano a pagamento: tornerei sempre volentieri sui banchi a imparare se scuole di specializzazione e master fossero gratuiti, non posso permettermi di usare tutti i soldi per me, ho dei figli che studiano. Solo in un passaggio dissento: chi chiede aiuto ha già fatto un lavoro su di sé, riconosce i propri limiti. Aiuta i colleghi, non giudicare.

    • In questo lavoro, un lavoro in cui si danno giudizi dalla mattina alla sera; non si può chiedere di non essere giudicati.
      E’ una regola di natura

  3. Ma veramente io spero che la tua voce sarra sentita ,che quello che dici giunga alle orecchie giuste……….., condivido pienamente

  4. “A noi nessuno ci controlla”. Perché non “a me mi?”.
    Tante critiche per il professore di italiano che viene a chiedere a te, illuminata dal cielo, un aiuto divino o che scrive “io c’è lo”, e cadi così sulla base dell’italiano?
    Suvvia, forse dovresti aggiungere, al lungo elenco di episodi che hai citato, anche quello di non farsi mai un bagno di umiltà…

    • Dovrebbe essere stato un rafforzativo, nulla di più. Io – che non sono un insegnante – l’ho compreso e Lei no?
      Di preciso, la correzione da fare sarebbe porre la virgola dopo quel 《noi》e, per i più puntigliosi amanti del fetish visual – letterario, magari un corsivo.
      Ebbene si, rafforza, sottolinea il fatto che A VOI, differentemente per quanto accade con coloro i quali siano dall’altra parte della scrivania, proprio A VOI, non controllano.

      Beh! È vero: dimenticavo che se una cosa del genere fosse stata scritta da Pirandello, il maestrina di turno ci avrebbe ricamato su per ore.

      • Caro Salvatore, anche gli risponde?
        Probabilmente sarà un professore che deve dimostrare il proprio sapere.
        Solo che a forza di voler dimostrare quanto ne sa, avvalora l’esatto contrario.
        Grande!

    • Come vi piace concentrarvi sul dito mentre viene indicata la luna 🙂 e in questo caso non è neanche un errore, anche non sapendolo bastava cercare online. Dalla pagina Wikipedia sulla Dislocazione a sinistra: “il linguista Aldo Gabrielli scrive in proposito: «Non è errore, non è da segnare con matita blu, e nemmeno con matita rossa. Qui pure si tratta semplicemente d’un di quei casi in cui la grammatica concede l’inserzione in un normale costrutto sintattico di elementi sovrabbondanti al fine di dare alla frase un’efficacia particolare, un particolare tono. È insomma uno dei tanti accorgimenti stilistici di cui tutte le lingue fanno uso».
      Concentratevi sul contenuto di questo articolo, che è sacrosanto e vero: anche se ci fossero degli errori di forma non è certamente quello il punto (inoltre facendo notare errori inesistenti, come in questo caso, ci fate doppia figuraccia).

    • Guarda che la lingua si evolve, la comunitá nativa di lingua italiana accetta e usa naturalmente “a me mi” “a noi ci” (lingua viva)…

  5. Io invece sono una insegnante. Da più di vent’anni insegno fisica e matematica alle superiori e concordo su tutto, Dalla punteggiatura ai concetti.
    Beh proprio su tutto no…
    Parli di professoreSSE che piangono, di professoresse incapaci…
    Ebbene, ci sono tanti “professORI” che non piangono ma magari fanno volare i banchi o bestemmiano se qualcosa non va per il verso giusto in classe, maschietti insomma del tutto incapaci e inabili, al pari delle loro colleghe donne.
    Si tratta di persone che fanno danni irreversibili indipendentemente dai gioielli che ornano il loro basso ventre. E che dovrebbero lavorare con il legno, il ferro, o le rape, non con il futuro del mondo.
    Bravo, bravo, bravo.

  6. Premessa: hai perfettamente ragione, ne ho viste tante anch’io e sono anni che dico che alla fine siamo praticamente intoccabili e che c’è qualcosa che non va nel reclutamento, se a certa gente è consentito insegnare.
    Solo un commento: tutti i tuoi esempi negativi riguardavano fragilità varie di colleghe donne. Ti assicuro che anche i maschietti sanno fare dei bei disastri, sono solo di meno.

    • impressionante, un commento che dimostra proprio un’estraneità a come va il mondo, dove chiunque offre un servizio è soggetto a certificazioni ( e loro riverifiche periodiche) : che è una difesa di chi sa fare. E il prof. che ha scritto l’articolo ha la coscienza a posto: per questo chiede di essere valutato. Ma assieme a lui i suoi colleghi, ovvio. é un concetto difficile?

  7. Sono d’accordo su ciò che scrivi: mi presento: sono un dirigente scolastico, ma quello che sto per scrivere lo pensavo anche prima e continuo a pensarlo: in tutti gli ambienti di lavoro c’è il 20% delle persone che dà l’anima per il suo lavoro, un 60% che svolge il suo lavoro in modo più che dignitoso ed un 20 % che dovrebbe cambiare lavoro. Nella scuola le percentuali sono quasi le stesse ma più spostate verso il positivo, dato che nella scuola ci vuole passione e non c’è arrivismo nè corruzione, forse perchè cronicamente ne manca la “materia prima”. Detto questo, non capisco perchè si abbia così tanta paura in Italia di assegnare vera autonomia alle scuole, assegnando loro lo stesso badget ( meglio incrementato, se si vuole davvero investire nella formazione) già oggi esistente ( 7.000 € per alunno + le spese sostenute dagli enti locali) e dare la possibilità alle scuole di stipulare contratti individuali con ogni docente, vale a dire trasformarli in veri professionisti: Nessun professionista si sente ” un precario” se viene assunto e pagato a prestazione invece che ad ore ( il cui contenuto nessuno può valutare! Vedi i corsi di aggiornamento: si rilascia un attestato di partecipazione, non di formazione acquisita!). Ci guadagnerebbe sia in prestigio sociale e credo anche in remunerazione, il docente stesso ed oltretutto si avrebbe una situazione davvero onesta: la scuola sarebbe centrata sui risultati d’apprendimento degli studenti ( d’altronde, che ci stiamo a fare?), sarebbe davvero garantita libertà d’insegnamento ( che non ci può essere senza rendicontazione dei risultati: altrimenti è qualunquismo ed anarchia, come lo è oggi: quando entro in classe faccio quel che mi pare, come mi pare e se mi pare, anche detto seriamente!), la stragrrande maggioranza dei docenti ci guadagnerebbe in prestigio e denaro ( la scuola non può certo fare a meno dei docenti e nessun dirigente, che in quella situazione dovrebbe rispondere più di tutti dei risultati, dato che non ci può essere autonomia senza valutazione, si lascerebbe scappare un signor docente, che sono la maggioranza!). Ma allora, perchè non copiare dai Paesi dell’Europa del Nord che sono strutturati così da tempo ed i risultati dimostrano che tanto gli alunni che i docenti sono soddisfatti della loro scuola?

    • Affermi che “la scuola sarebbe centrata sui risultati d’apprendimento degli studenti” e neanche lontanamente ti sorge l’ipotesi di dover valutare l’esistenza di altri fattori?? Come IL CONTESTO IN CUI E’ INSERITA QUELLA SCUOLA ad esempio, oppure IL PAESE, LA CLASSE (numerosità, tipologia, etc…). Ecco, soprattutto quest’ultima. Un docente che si ritrova suo malgrado ad operare in una classe-pollaio difficile, multi-problematica, con alunni indisciplinati, non seguiti dalle famiglie (se gli dice proprio sfiga, gli capitano pure genitori arroganti…), la presenza del bullismo o di ragazzi disabili con insegnanti di sostegno che cambiano continuamente (non è per fare discriminazioni, ma chi fa l’insegnante sa che è ancora più dura mandare avanti una classe se ci sono anche alunni con problematiche gravi)… E potrei andare ancora avanti ad elencare fattori che differenziano una situazione da un’altra. A quel punto è giusto che quel docente che SI FA UN FEGATO ENORME tutto l’anno dando del suo meglio, ottenendo il massimo che può ma che non corrisponde ovviamente ai CANONI dei “risultati d’apprendimento degli studenti” CHE CI SI ASPETTA, guadagni meno di un docente che ha una bella classe, con alunni ben educati, seguiti dalle famiglie, in un contesto tranquillo, con colleghi competenti e un dirigente illuminato????????? Suvvia. Un po’ di buon senso.

      • Concordo pienamente, chi parla di certi criteri di valutazione usa un linguaggio burocratico, che non tiene conto delle differenze, anche notevoli, tra studenti di diversa condizione familiare e contesto sociale; inoltre non si chiarisce mai chi dovrebbe valutare e con quali titoli a farlo. Personalmente ho sempre dichiarato che gradirei essere valutato dai miei alunni, che considero fondamentale onesti, in questo, anche quelli diciamo “vivaci”, che sanno riconoscere il docente innanzitutto rispettoso verso di loro, come dovrebbe essere sempre, che si impegna e non scalda la sedia.
        Personalmente ho avuto studenti con valutazione finale molto negativa nella mia disciplina, ma che riconoscevano la correttezza del giudizio finale e mi salutavano cordialmente alla fine delle lezioni.

    • Ho letto con interesse tutto questo e francamente non credo che dovrebbe essere il denaro a spingere verso la formazione, a meno che possa comprare la dedizione o l onesta professionale. Vedo ex assitenti tecnici con il cellulare sempre all orecchio diventare prof perchè ben attivi come lusingatori, senza la benche minima idea di pedagogia e responsabilità, vedo gente che usaa propria posizione per influenzare al proprio comodo ragazzi troppo fragili o fiduciosi per capire un plagio coatante e rovinoso, vedo la fatica di chi cerca davvero di offrire opportunità.
      Vedo docenti più interessati ad appalti che ad insegnarem oppure giustificarsi di cose basiche. Vedo persone inaffidabili concentrare incarichi di cui non posson svolgere la metà, ma bilissime a trovare scuse che vengono accettate, vedo il modello di docenti seri, preparati e generosi che devono giustificarsi per esercitare una professionalità aggiornata senza intromissioni ignoranti o presuntuose. Pochissimi i dirigenti capaci di cogliere questo oberati come sono da mille richieste burocratiche, oppure più interessati a barcamenarsi che ad andare a fondo dei problemi. Si dice che la scuola è lontana dalla società per certi versi…a me non pare sia qui che là cane mangia cane. LA DOMANDA SEMMAI È: dov è la scuola che educa?

  8. Qualcuno non è adatto e in ingresso dovrebbe essere bloccato. E fin qui ci sto. Qualcuno invece dopo anni di lavoro logorante e di colleghi supponenti (come sembra essere chi ha scritto questo testo) non ce la fa. E’ provato che il burn out è più frequente tra coloro che ci credevano davvero nell’insegnamento. Forse se lo psicologo prima di giudicare chi dovrebbe essere licenziato ci affiancasse e ci aiutasse nelle situazioni sempre più difficili che capitano oggi in classe molti non passerebbero più per cattivi insegnanti. E ci sono insegnanti che hanno qualcosa come 150 alunni (io ho 7 classi quasi tutte nuove e c’è chi sta decisamente peggio di me) e non è semplice ricordarsi esattamente tutti. Se ne avessero qualcuno meno forse li ricorderebbero meglio allo scrutinio.

    • Non capisco come si faccia prima a convenire su qualcosa e poi definire supponente chi l’ha proposta.

      Insegno nuoto e ho quasi 200 allievi ogni settimana.
      Non me li posso confondere perchè per me sono persone.
      Faticare a identificarli significa considerarli solo “lavoro”,e questa cosa da sola basta a NON essere degni di fare l’educatore.

      Quanto ai casi impossibili esistono di certo,ma diminuirebbero drasticamente se gli insegnanti avessero (l’obbligo di avere) nozioni di fisiologia dell’apprendimento cognitivo,di psicopedagogia e di comunicazione e magari anche un pò di empatia,e un pò di meno di quella supponenza (loro si) che io chiamo da “insegnante pappappero”.
      Quelli cioè che si pongono di fronte la classe in modo infantile e competitivo, bambino pure quello in cattedra,io insegno e tu no.

      Psicologi ne ho visti a scuola di mia figlia a causa di alcuni ragazzini definiti impossibili.
      In assemblea con genitori e corpo insegnanti riunito con gli psicologi dissi che se si trattano i ragazzi come fastidiosi momenti di lavoro o come idioti i casi sono due:o reagiscono da idioti oppure si incazzano.
      Risposero che a volte ti tocca reagire perchè sono proprio infantili.
      Dissi che in una disputa tra ragazzi e insegnanti,sono questi ultimi gli adulti invece per i ragazzi è naturale non esserlo,quindi tocca all’insegnante sintonizzarsi con gli allievi e non il contrario (è scritto su TUTTI i testi di metodologia della didattica del mondo)
      Perciò consigliai loro di smetterla di vederla in modo infantile come una “disputa da vincere”,di scendere dalla cattedra e iniziare a dialogarci.
      Mi chiesero se ero capace io di spiegare loro come si faceva.
      Risposi che quella domanda era la dimostrazione più lampante di quanto loro fossero inadatti all’insegnamento.
      Difatti oggi quei ragazzi sono tutti adulti socialmente sanissimi,lavoratori posati e padri amorevoli di famiglia che mi portano perfino i bimbi in vasca.
      Alla faccia di quella manica di cialtroni che sapevano solo quattro cose della loro materia supponendo che fosse sufficiente,ma niente di niente di didattica o di pedagogia o di cosa sia il metodo emozionale o di qualsiasi altra cosa debba sapere un insegnante.
      E poi i supponenti sarebbero quelli che denunciano la situazione…..

  9. Condivido “di RIvedere i criteri con cui vengono reclutati, gli insegnanti, e quelli con cui si guadagnano punti in graduatoria: perché sono più i danni che può fare un prof che non dovrebbe fare il prof, che i miracoli che possono fare gli altri.
    eeeeeeeeeee…………………
    Chi Forma i Formatori e i Genitori?
    http://www.counselingitalia.it/contenuti/articoli/24-chi-forma-i-formatori-e-i-genitori

    Gordon, nei corsi “Insegnanti e genitori efficaci” ha portato a evidenziare, per la maggioranza degli adulti, una sorprendente mancanza di comprensione del rapporto insegnante–studente , genitore – figlio e spesso dei rapporti umani in generale.
    L’autore afferma che pochi insegnanti e pochi genitori hanno un modello che serva da riferimento per guidare il loro stesso comportamento.

    Ma…………………… CHI FORMA ………….. I FORMATORI …. se PRIMA NON HANNO “FORMATO” LORO STESSI ?

  10. Mi va bene tutto tranne che lo psicologo in classe, stiamo medicalizzando la scuola……meglio parlare di pedagogista nelle relazioni d’aiuto a scuola.

  11. Caro collega,dopo la dolentissima parte critica del tuo intervento, alla quale, tuttavia, si potrebbero aggiungere tante altre note “stonate”, la parte propositiva credo che, in sintesi, sia la seguente:
    “Perché una cosa che quasi nessun insegnante ammette facilmente è questa: a noi, fondamentalmente, nessuno ci controlla. Il massimo che fanno è vedere se siamo a posto con le scartoffie, con la burocrazia. ”
    Ed allora, ti domando: sei proprio sicuro che “a noi, fondamentalmente, nessuno ci controlla”?
    Io no.Infatti, tu dimentichi i marmocchi, o i giovani, che ci stanno davanti, e che, CONTINUAMENTE, rilevano, e segnano, anche a loro insaputa, SULLA LORO ANIMA, il nostro modo di essere e di porgerci verso di loro, e che, quindi, CI CONTROLLANO! Se poi, questi poveri ragazzi hanno la sventura che i loro genitori sono in tutt’altre faccende affaccendati, impossibilitati, o addirittura incapaci, di rilevare i cambiamenti (in meglio, la crescita, o in peggio) dei figli, questo è un altro, gravissimo problema(del quale, certo, non possiamo farci carico)…
    Ma io confido che oltre a questo “controllo dall’esterno”, importantissimo, ce ne sia un altro, “dall’interno”, e che si chiama: Voce intima della coscienza; quella “cosa” misteriosa, responsabile del mio stare bene con me stesso, cioè della mia felicità, se ho lavorato bene, o del mio malessere, ed infelicità, se ho lavorato male; coscienza che, certamente, persone di cultura -come tutti gl’insegnanti siamo, o dovremmo essere- DEVE essere, più che in ogni altro, sviluppata, in noi, quindi capace di autointrospezione …… So bene che ci può essere tra noi chi “insegna”, ovvero è capitato in cattedra, per fortuna, per caso, per sbaglio oppure anche solo per arrotondare lo stipendio del coniuge (ed allora, poveri alunni! Essi divengono da soggetti, cioè PERSONE, oggetti delle frustrazioni dell’infelice, sciagurato nevrastenico, che, egli sì, per questo, corre il rischio di ritrovarsi la carrozzeria della vettura “rigata”, in un vergognoso, dolente gioco incrociato di ripicche/strumentalizzazioni); la suddetta, triste realtà è inutile, oltre che ingiusto, e pericolosissimo (specialmente in questi nostri, difficili tempi) pensare che si risolva imponendo A TUTTI GLI ALTRI proff. quei “controlli”, che tu auspichi, quando scrivi “Io voglio che qualcuno mi controlli.”

    • Ho riletto per cercare di non travisare.
      Riassunto:
      – Secondo lei gli insegnati sono già sufficientemente controllati in via duplice dai loro allievi e da se stessi.
      * A me pare un tantino comodo,avere controllori che non possono farti niente restando poi di fatto senza una guida valida,sennò diventano ribelli o casi impossibili cui mandare gli psicologi.

      – E secondo lei se qualcuno lo diventa (insegnante) senza meritarlo è un caso sfortunato perchè altrimenti per natura l’insegnante sarebbe una persona culturalmente superiore,ma comunque poi lo sgamano gli allievi.
      * Io penso che gli insegnanti pessimi facciano soltanto “molto rumore” ma siano molto pochi rispetto alla massa di brava gente che cerca di fare al meglio il proprio lavoro.
      Ma lo farebbero meglio se invece che “a naso” con intuito o per passione o empatia,lo potessero fare in virtù di una abilitazione obbligatoria all’insegnamento che li dotasse dei requisiti professionali più completi.
      Invece stante cosi le cose,che basta sapere qualcosa di una materia specifica per diventare insegnanti pur senza sapere un cacchio di didattica e di tutto l’indotto cognitivo di cui essa necessita,più che sfortuna il caso di insegnanti cialtroni o squilibrati,mi pare vero c**o il fatto che ci siano ugualmente tanti bravi insegnanti.

      Si alla formazione globale obbligatoria e ai controlli di adeguatezza.
      No all’affidarsi al c**o.

  12. da educatrice vorrei aggiungere che, quasi sicuramente, se la scuola fosse aperta alla pedagogia in quanto “presenza” fisicamente “presente”….il vantaggio riguarderebbe docenti e alunni. il segreto di un buon intervento sta nella sinergia, che a mio parere, alla scuola manca.

  13. Mi piacerebbe che ci fossero dei corsi di aggiornamento qualificanti e veramente innovativi, invece quelli che Le scuole propinano sono quasi sempre insulsi e di nessun interesse. Se ho voluto crescere professionalmente , me li sono dovuti pagare sempre , invece quelli gratis e di qualità erano appannaggio di pochi eletti scelti dalla Presidenza. Perché non parliamo anche di questo? Che la vera formazione è riservata( i fondi sono pubblici) a non si sa bene a chi, scelto non si sa secondo quale criterio. Per resto solo ” pasta riscaldata”

  14. Il tuo articolo non è sui problemi della scuola, ma su i tuoi problemi di maschio verso le donne. L’articolo è rivolto solo alle prof. Donne che, esacrabilmente, piangono o sono distratte. Preferisco mille volte una collega che chiede aiuto a un cafone maschilista incapace di empatia e arrogante.

  15. Hai chi ti controlla tutti i giorni davanti ai tuoi occhi, nella tua classe. I tuoi ragazzi ti osservano tutte le sante mattine. Rispetto però a quello che ha scritto Mario Vincenzo Strano, con il quale concordo pienamente, aggiungerei il fatto che non capisco perchè non si chieda mai un giudizio a noi alunni. Con i bambini più piccoli lo si può capire dai genitori, i ragazzi delle medie, ma soprattutto quelli delle superiori vorrebbero urlare al mondo quello che pensano dei loro professori, la scuola non è professori e alunni e basta, deve essere una COLLABORAZIONE tra le due parti. Vuoi sapere come sei a porta chiusa? Crea il DIALOGO con i tuoi allievi e lo capirai fin da subito.
    Io faccio parte di una classe considerata dalla maggior parte dei professori come la “classe di quelli che non studiano”, alcuni professori hanno reso esplicito il loro essersi arresi di fronte a noi: entrano in classe salutando appena e spiegano ininterrottamente come dei robot, non c’è dialogo… altri se creano il dialogo è solo per ripeterci per l’ennesima volta che non ce la faremo mai a fare nulla se continuiamo cosi (e non si riferiscono solo allo studio). Quando noi abbiamo tentato di creare questo dialogo loro si sono arrabbiati pensando che noi cercassimo di dare loro tutte le colpe. Ed ecco che, ancora, non c’è dialogo.
    Ho visto ragazzi depressi (nel vero senso della parola), a causa della scuola, essere abbandonati dai professori e il tentativo di avvicinamento è stato fatto solo dopo la bocciatura.
    Ho visto ragazzi dire la loro opinione a scuola e non essere minimamente considerati.
    Ho visto la mia scuola creare dei burattini che seguono in tutto e per tutto le idee dei professori senza crearsi una propria testa.
    Ho visto tante cose che spero non accadano ovunque, e che, dove accadono, prima o poi cambino, perchè, in fondo, arrivare a dire che gli anni passati in una determinata scuola sono stati “anni d’inferno” non credo sia un risultato positivo per quella scuola.

  16. Un mio collega di sostegno, ogni volta che c’era bisogno di scrivere una relazione, chiedeva aiuto allo scrivente. Egli non sapeva cosa fosse la punteggiatura, come si scrivessero le parole accentate, la coniugazione dei verbi ecc.; per non parlare del modo scorretto in cui si esprimeva. Un bel giorno, anche per non farmi più affibbiare le sue incombenze, smisi di scrivere per lui. E di ascoltarlo.

  17. Questa “sfogo” non è stato scritto da un insegnante. E’ pura demagogia da due soldi resa in poche righe. Ci sono fin troppo indizi per capire che non potrebbe mai essere stato un insegnante a scrivere tutto ciò. Un mitomane? Qualcuno che vuole dare risalto al tentativo sempre più universale di condannare al ribasso la scuola italiana e bacchettare gli insegnanti? Non lo so. Ma uno “sfogo” di questo tipo, in quanto anonimo, non vale nulla. Poi, per favore, svegliatevi. Un insegnante non parlerà mai di un membro della propria categoria chiamandolo prof, senza nemmeno il puntino di abbreviazione. Noi insegnanti non tolleriamo il diminutivo prof, squalificante e offensivo. Figuriamoci se lo usiamo. Sveglia popolino.

    • Devo dire alla mia preside che mi licenzi, allora. Sto insegnando senza essere un prof! (da che vivo l’ho sempre usato senza puntino). Saluti, Sherlock!

  18. Letto tutto d’un fiato, e concordo pienamente!!
    Nella classe dei miei 3 figli, una primaria a sud di MIlano, da novembre sta accadendo di tutto!!!
    Con una classe dirigenziale omertosa e insabbiatrice si è passati dall’aggressione verbale e fisica a situazioni ingestibili, dove coesistono insegnanti professionali e meritevoli con insegnanti carenti a tutti i livelli!
    E cosa accade? Che si preferisce punire CHI fa il proprio lavoro (e di altri colleghi) e ci tiene ai bambini e alla loro formazione lasciando tranquilli di alienare i bambini quelli che non dovrebbero nemmeno insegnare!
    Ci sono elementi che nemmeno conoscono la grammatica e la sintassi di base della lingua italiana, trasmettendola ai bambini, mentre in classe si scatena l’anarchia e alcuni bambini vagano liberi per la scuola.
    Tutto questo in una classe 1^ elementare e spiegato come ”metodo” dell’insegnante.
    E se i genitori si lamentano vengono accusati di ”generare un clima poco sereno e travisano ciò che i bambini riportano”, nel frattempo ho uno dei figli dallo piscologo (e non è l’unico).
    Spero solo che gli insegnanti più professionali e meritevoli tengano duro, e non si lascino trascinare nel baratro di una scuola che sempre più assomiglia ai palazzi di governo.

  19. Sono d’accordo su tutto quello che dici, ma credo non sia tutto. Anzi, penso che un docente, debba innanzitutto prendere in considerazione quello che tu hai omesso.
    La parola magica è PERCHÉ.
    Di docenti incapaci ce ne sono tanti, e anche se fossero pochi, non andrebbe comunque bene. Ma quanti di loro non hanno voglia o capacità di insegnamento, e quanti invece non sono messi per anni nelle condizioni emotive per poter insegnare? È contemplato, il fatto che una persona non è serena, e in classe non è minimamente tutelata, nel valutarne il lavoro dopo magari 15 anni di precariato? È contemplato, in sintesi, il Perché, gli insegnanti (tanti insegnanti) a un certo punto comincino a urlare agli studenti, a dare di matto, a prendere part-time sotto i 1000€ pur di stare a scuola il meno possibile? È contemplato il Burnout?
    Sono contemplati i motivi profondi di tutta questa incapacità didattica e pedagogica?
    No. E capire gli interessi che spingono chi ci sta sopra a dimenticare questi dettagli…non è poi tanto difficile.
    Marco

  20. sono una maestra, insegno per scelta e per passione da oltre vent’anni e, nonostante io non condivida ogni passaggio del tuo sfogo, sono in larghissima parte d’accordo con te…il nostro lavoro non lo posson fare tutti e alcuni sono proprio braccia rubate all’agricoltura, specie tra i prof delle medie e delle superiori, inetti infelici e arrabbiati…altro che pensione a 67 anni!!! Via, a casa, perché i ragazzi e le ragazze, tutti, da nord a sud, dal liceo al professionale, hanno diritto ad avere vicino persone che si interessino a loro e alla loro crescita veramente, guardandoli negli occhi ogni giorno; la vita è fuori dalla scuola e molti insegnanti non si accorgono di questo fiume che scorre e di quanto abbiano bisogno i ragazzi per non essere sommersi dalle sue acque in piena. Anch’io non ho timori: altro che registro elettronico e scartoffie che nessuno mai legge; venga pure un ispettore tutti i santi giorni in classe e veda quanta fatica, quanta testa e quanto cuore metto nello stare con i miei bambini e poi mi dica se sono meritevole…altro che lecchini del preside e via dicendo!!!!
    Ma la scuola è solo un gran carrozzone di cui non importa a nessuno…troppo pericoloso: scuola pubblica, libera, laica, democratica, delle pari opportunità.

  21. Ho quattro figli ed un lavoro che mi consente di guadagnare solo se lavoro. Quando ho chiesto ad una professoressa perché avesse detto a mio figlio di non essere adatto alla scuola superiore (ormai scelta) perché “lì si studia!”, lei mi ha risposto: “ma lei crede più a suo figlio che a me?”. Questo conferma quanto detto dal prof. Galiano a proposito del fatto che i professori in classe possono fare il bello ed il cattivo tempo. E, specie alle medie, possono arrecare danni seri alla psicologia in erba dei ragazzi. E l’altro che gli dice “è possibile che ti ho dato 7 in …?”…. riflessione di mio figlio: “mamma allora voleva dire che io non merito buoni voti?”.
    E che dire di tante amiche (donne al 99%) che farebbero di tutto per avere “l’insegnamento” per poi andare a scioperare perchè precarie? Perché anelano tanto a quel posto di lavoro?

  22. Da insegnante e da mamma non posso che sottoscrivere ogni tua parola! Anche io voglio essere controllata e vorrei che chi “fa le riforme” della scuola ne sapesse qualcosa di scuola… Sento tutto il peso della responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri alunni e sento anche il peso della responsabilità nei confronti di quei colleghi che nella scuola non ci dovrebbero stare…

  23. Da insegnante e da mamma penso che bisognerebbe dare piu’ voce ai ragazzi, forse si agitano così tanto proprio perché nessuno li ascolta! Genitori contro insegnanti, lotte in difesa del “corpo docenti” e nessuno si accorge che i giovani chiedono a gran voce delle guide…e nella loro contonua ricerca molti si perdono. Che esempio stiamo dando? Io dico di unire le forze per distruggere questo sistema ormai palesemente malato dall’interno. Il mio prof. di filosofia diceva che insegnare è un’arte e che, come tale, non può essere insegnata quindi smettiamo di lottare per difendere un corpo e sosteniamo le menti dei sognatori o visionari che vogliono cambiare il mondo perché io per mio figlio e per i miei ragazzi voglio un mondo che sia all’altezza delle loro aspettative…un buon maestro/a deve stare con i suoi discepoli per guadagnarsi tale appellativo, un buon insegnante sa che il rispetto degli alunni va guadagnato e non preteso come un diritto acquisito e poi un docente mette come sua priorità assoluta il benessere dei suoi ragazzi e non il suo “corpo”! E poi ti trovi circondata da adulti che non fanno altro che lamentarsi dei giovani senza chiedersi chi li ha portati alla deriva! Beato potere della nuova forma di comunicazione ormai privata della capacità di porsi delle domande! Questo mi fa paura e non sentirmi un’insegnante che ogni 3 anni rischia di diventare precario!

  24. …se fossi stato attore, avrei desiderato essere scelto con un provino, di fronte ad un regista. Sono insegnante e la “qualità”del mio insegnare non la valuta nessuno, purtroppo.

  25. Una formazione pedagogica seria (attualmente non esiste) e una selezione seria sulla preparazione sarebbero assai importanti; oltre a questo, un sistema che aiuti i docenti nell’assessement e nel migliorarsi sarebbe fondamentale.

    Invece ne ho le tasche piene di quelli che con tanta spocchia e facile demagogia salgono in cattedra per sparare a zero su alcuni fantomatici colleghi, come capri espiatori da sacrificare sull’altare della “buona scuola”.

    Questo atteggiamento superiore da salvatori del mondo (Se si potesse fare come dico io…), secondo me, non fa che alimentare lo steriotipo pregiudiziale del docente inefficiente e fannullone.

    Non è un problema di singole persone (disturbate (!), distratte, perditempo…): è un buon sistema scuola che fa una buona classe docente. Quindi in generale siamo d’accordo. Sulla spocchia però, no.

    • E’ facile limitarsi a dire che ci vuole un sistema che funziona.
      Ma tra il dire e il fare…..

      Dove sarebbe la spocchia nel raccontare cose nemmeno tanto sensazionali dato che tutti hanno visto ben di peggio,e nel proporre qualcosa per evitarle ?
      Sarebbe spocchioso un giornalista che racconta che tizio ruba ?

      Non vedo nemmeno il nesso tra chi propone qualcosa di concreto e uno stereotipo di immota indolenza;piuttosto lo vedrei con chi si limita al dire ma senza il fegato di provare a dare un stimolo al fare.

  26. Certo che mo’ che saranno i presidi a reclutare, sai che salto di qualità ci sarà! Saranno tutti dei Mandrake in grado di capire a volo quale insegnante appena ‘intervistato’ sarà in grado di tenere una classe di 32 ragazzi scalmanati, o che avrà quelle capacità comunicative necessarie per entrare dentro i loro cuori e trasmettere il proprio sapere. “Before you teach them you have to reach them” dicono gli inglesi, quelli della buona scuola inglese. Vedremo quanti ‘ manager scolastici'( azz…che titolo) saranno in grado di capire con un colloquio, coadiuvati da due/tre valorosi scudieri, chi ha queste qualità e chi no!….Torneranno le cosce di prosciutto, altro che reclutamento più serio!…E più a sud non è da escludere telefonate della serie “Signor preside, le debbo fare una proposta che non può rifiutare!

    • Ben detto! Aggiungi che per essere un buon insegnante basterà mettere 7 e 8 ai peggiori “somari”in modo da gettare fumo negli occhi di genitori e dirigenti e dire sempre che non ci sono problemi anche con le classi più indisciplinate: ecco la ricetta della (finta) buona scuola!

  27. Ovviamente non si può non concordare, io lavoro in una paritaria da ormai 3 anni, per essere assunto, oltre ad aver inviato un curriculum dettagliatissimo, ho sostenuto 5 colloqui e, entro i primi 10gg di scuola la preside stessa (laureata in matematica, ovvero la mia stessa materia d’insegnamento) è venuta a seguire una mia lezione, in ogni classe. Teso lo ero certamente, impaurito no. Ho sempre voluto fare questo mestiere, non è un ripiego, ogni volta che un ragazzino esclama “ahhhhhhhhh!’ come illuminato da rivelazione divina io trovo un senso alla mia giornata lavorativa, doppiamente se si tratta di uno di quei ragazzi un po’ zucchettoni con la matematica! Anche una valutazione negativa da parte della preside poteva essere un’occasione per imparare… Certo bisogna incontrare un dirigente capace, che sa fare il suo mestiere…. Io grazie a Dio son stato fortunato…

  28. Io insegno da tre anni. Nell’arco di questo breve tempo, sono stata anch’io più volte sul punto di abbandonare la classe (indisciplinata all’inverosimile) e andarmene, ma, ringraziando il cielo, non l’ho fatto. Cionondimeno, devo chiedere se sia questo un motivo per ritenere un insegnante non valido. Cioè, nella mia scuola ci sono dei prof che fanno diventare gli alunni delle autentiche mummie, ma non bravi nelle loro materie. E quindi, come si fa?

  29. La Fondazione Francesco Antoci​ di Nicolosi​ organizza un corso d’inglese di livello A1 / A2. Il corso andrà dal 25 agosto al 24 settembre. Ci sono ancora posti disponibili (max. 15)
    Il costo è di 100,00 € (per 10 lezioni da 3 ore), ma grazie ad una borsa di studio ci sarà un forte sconto per tutti i partecipanti.
    Dal link in basso è possibile contattare la segreteria e ricevere maggiori informazioni.

    http://fondfrancescoantoci.altervista.org/la-fondazione/contatti/

  30. Ci sono belle iniative culturali a Nicolosi (CT). Guarda un po’ questa borsa di studio:

    La Fondazione Francesco Antoci​ di Nicolosi​ organizza un corso d’inglese di livello A1 / A2. Il corso andrà dal 25 agosto al 24 settembre. Ci sono ancora posti disponibili (max. 15)
    Il costo è di 100,00 € (per 10 lezioni da 3 ore), ma grazie ad una borsa di studio ci sarà un forte sconto per tutti i partecipanti.
    Dal link in basso è possibile contattare la segreteria e ricevere maggiori informazioni.

    http://fondfrancescoantoci.altervista.org/la-fondazione/contatti/

  31. Anch’io sono un’insegnante e sono d’accordo con ogni parola che hai scritto… E che valga per me in primis, quando dico ai miei ragazzi che pretendo da loro il medesimo rispetto che io ho verso ciascuno.
    Ma sai una cosa? A fronte degli insegnanti di cui tu hai scritto… ne ho conosciuti alcuni, di recente, che trattano i ragazzi come fossero figli… che si preoccupano se non hanno la merenda… che vedono oltre le apparenze di chi non studia e se ne domandano i motivi… che insegnano ai ragazzi ad essere persone serie e responsabili… e che aiutano i nuovi colleghi a far parte della loro stessa famiglia…

  32. Sapete qual’è la cosa peggiore nel leggere queste cose?

    Che voi dimostrate che la colpa delle mancanze dei vostri figli siete e sarete sempre voi…

    Quando andavo a scuola io l’insegnante era sacrosanto e se nn studiavi le prendevi a casa, adesso invece se nn studi i tuoi genitori vanno a lamentarsi con la scuola.

    Vergognatevi.

  33. Credo che quando una persona fa una critica, negativa o positiva che sia, debba avere rispetto da parte di tutti, poi se non si è d’accordo si può farla a propria volta, dovreste ricordare specialmente voi insegnanti che è proprio il vostro compito educare le masse, e se lo fate accendendo gli animi allora è giusto che cambiate mestiere. Ricoprire determinate cariche è sintomo di consapevolezza e giustizia, quindi prima di parlare o di scrivere frasi “forti” pensateci. Siate originali nelle vostre mansioni e nonostante non abbiate controlli sul vostro comportamento, siate ambiziosi e fate parlare di voi in senso positivo. Vi è gratificazione quando un vostro alunno riesce ad arrivare alle vette più alte della società, che non vi da nessuna altra cosa.

  34. Il massimo non è capitato a lei ma a me, nello stesso anno scolastico 1974-75 quinto liceo: professore di matematica che trasciveva di sana pianta gli appunti dal quaderno, Prof di scienze che leggeva di sana pianta dal libro perchè era il rpimo anno che insegnave quella materia, prof di storia e filosofia, avvocato: studiate da qui a qui perchè io ho una causa in tribunale e questa era una regola, prof di lingue leccaculo del preside era sempre in presidenza, però c’era il prof di italiano Federico Cassese che quando entrava in aula si sentiva volare una mosca, se ci fosse stata, tutti ad asdcoltare le sue meravigliose lezioni di letteratura italiana e latina !!!

  35. Antonio Schiavano

    Quanta superficialità, però!!! Io insegno da diversi anni oramai, ma nessun Professore vuole davvero ridursi così! L’insegnamento rimane uno delle helping profession più difficili e complicate al mondo! Un mix integrato di studio, aggiornamento, abilità, conoscenze, competenze psico-pedagogiche; il Docente è facilitatore (anche sociale), esperto educatore, animatore, professionista disciplinare, compilatore di registri, documenti a non finire…
    Ha una rete di relazioni che nessun altro lavoro comporta: relazioni umane con i discenti, moltiplicate per i loro genitori; con i tanti colleghi, personale scolastico tutto, con i Dirigenti… Quando un collega “molla”…io non lo giudico, ma sono stato abituato a vedere in lui il “Prof. del primo giorno di insegnamento”: positivo, con tanti sogni, entusiasta, capace e volitivo, che sa farsi voler bene… Quando un collega “molla”…io lo aiuto, lo incoraggio…non gli do addosso, alimentando un clima già teso e ipercritico sulla classe Docente!!!

  36. …ci sono prof. che con i 500€ di Renzi, compreranno regali hi-tech per i propri figli e parenti.

    Ho detto tutto.

    Mi occupo di BES, mi ritrovo con genitori esausti e disperati, in lacrime. Insegnanti che non possono adottare le misure compensative perché hanno 20/30 alunni…si ma hanno anche per anni la stessa materia!
    Dettano pagine di appunti su cose già scritte nei libri…a cosa serve? perché non usare il tempo della lezione in modo più stimolante?

    una categoria, come quella dei politici, da ripulire. non riescono a comprendere e a fronteggiare la complessità della scuola attuale e non cercano risposte nei corsi di formazione o negli psicologi. Perseverano nel fare “come hanno sempre fatto”.

    Per lavorare con l’umano ci vogliono competenze umane, non bastano quelle didattiche.

  37. Mah! Se proprio vuoi essere giudicata, il mio giudizio nei tuoi confronti è fortemente negativo, hai riportato cose come da te percepite che potrebbero tranquillamente avere tutt’altre letture nonché tutt’altri contesti. Non so neanche perché sto perdendo tempo a dirtelo dopo aver perso tempo a leggerti.
    Cura te ipsum (Luca 4,23)

  38. Magari! Saber si com’è difficile accompagnare tuo figlio a scuola elementare sapendo che la sua maestra ha “qualcosa che non va”. Vedere una classe che non lega, ma che si confronta, in gran parte, a scontri fisici e manifestazioni di potere. Bambine che hanno perenni mal di pancia e alcune sono fuggite all’entrata chedendo di essere riportate a casa per paura di essere in ritardo e della conseguente reazione della maestra.Parlarne con le altre mamme e sentirti dire con un sorriso tra l’imbarazzato ed il teso “Bhe, si, siamo convinte che soffra di una sorta di bipolarismo, però cosa ci dobbiamo fare…infondo la maestra non si può ne scegliere ne cambiare…poi questo li forgierà verso ciò che troveranno nel mondo”. Eh???!!! Scusate non comprendo?? Come non possiamo attenzionare situazioni di questo tipo?? Effettivamente è vero, mancava un presupposto, non possiamo senza esporci! Non possiamo senza affrontare un percorso nel quale alla maestra in questione, che è la principale, saremo indubbiamente poco simpatiche! E quindi?? Personalmente l’ho fatto, perché i bambini sono le fondamenta del futuro sono arrivata più volte dinnanzi alla coordinatrice, per eventi davvero gravi. Alle prime hanno tentato di mettermi in soggezione, di creare in me un forte disagio, ma la maestra in questione ha continuato a perseverare nei suoi sbagli, ed in ultimo, avendo un’altra figlia nella stessa scuola, che fortunatamente ha delle maestre davvero brave, portando il confronto e non facendomi intimorire, ho avuto la magra consolazione di sentirmi dire dalla coordinatrice “Evidentemente queste maestre non sono brave come quelle di sua figlia” (??!!?) Credevo che a questa affermazione, avvenuta in privato, avrebbero seguito dei fatti, ma nulla. Per quanto ci siano 23 genitori coscente di una problematica, nessuno, cito parole di alcune “ha il coraggio di esporsi” però, nulla in contrario se lo dovessi fare io, a loro resta da scegliere il regalo di Natale per la maestra.

  39. Non sono un’insegnante ma ho due figli che vanno a scuola e sono stata una studentessa. Le posso garantire che apprezzo molto di più una maestra capace di riconoscere i propri limiti e che chiede aiuto che non una arrogante come Lei dimostra di essere. Compatisco quella maestra perché è venuta a chiedere aiuto a Lei, piuttosto che a un’altra o un altro, non sapendo che dall’altra parte avrebbe trovato una collega pronta a metterla alla berlina e a definirla incapace, dando un esempio magistrale di scorrettezza ai propri studenti. Mi piacerebbe che ai miei bambini venisse insegnato che a una richiesta d’aiuto si risponde con il conforto e non con lo scherno. Potrà essere una insegnante perfetta (secondo il suo canone di perfezione) ma non lo sarebbe certo per me.

  40. Si tutto vero, però diciamo anche che ci sono genitori che non dovrebbero fare i genitori e presidi che non dovrebbero fare i presidi ecc… E siamo spesso costretti a fare il prof il preside l’educatore l’assistente sociale lo psicologo la mamma il papà l’amico ecc…
    Personalmente il mio percorso mi ha agevolato in tutto questo ma alcune persone non sono preparate e trovano serie difficoltà a gestire una classe.

  41. Sempre a parlare male degli insegnanti, sembra che in Italia ci sono due professioni che gli italiani ritengano di saper fare meglio di tutti , l’allenatore di calcio ed il professore, ma cosa vi avranno mai fatto questi poveri disgraziati? malpagati , vilipesi e derisi dagli alunni e dai genitori, messi tutti giorni alla gogna dalla stampa e dalla televisione. La verità è che in questo Paese della scuola non se ne frega proprio nessuno, i nostri governanti la considerano un costo inutile da tagliare, gli alunni ritengono che la scuola sia inutile per avere successo nella vita e quindi non studiano ma pretendono comunque il pezzo di carta, i genitori la considerano un parcheggio per i figli che altrimenti dovrebbero rimanere a casa con una baby-sitter con conseguente aggravio sulle spese familiari. Ma poi parlate di controlli, ma quali sono le altre categorie di lavoratori che sono controllate?

  42. I docenti sono esseri umani e, come tali, quando hanno di fronte alunni che dicono loro parolacce, fanno quello che vogliono, non ascoltano, bestemmiano, fanno loro gestacci, ecc………., a volte, si fanno prendere da reazioni istintive.

  43. E’ assolutamente necessario che molti genitori inizino ad essere genitori (che non vuol dire solo mettere al mondo il figlio, ma anche educarlo, prima dei docenti)!

  44. Poi ogni male della società viene imputato alla scuola, i ragazzi sono violenti ? è colpa della scuola, i ragazzi non hanno valori? è colpa della scuola, ma i genitori dove stanno scusate? Le scuole non hanno risorse soprattutto al sud.

  45. Ho avuto un prof di analisi matematica (all’università) che ha passato più di un ora di lezione cercando di derivare un punto di non derivabilità per poi concludere dicendo “credo di aver fatto un errore di calcolo, finite voi a casa..”

    Ho avuto un prof al liceo che si faceva chiamare “il magnifico” e che quando estraeva a sorte un interrogato decideva un voto senza nemmeno chiedere niente, ma metteva sempre 2 a chi non voleva inginocchiarsi davanti alla cattedra e pro starai ai suoi piedi.

    Ho avuto una prof alle medie che insegnava geografia e voleva che seguissimo guardando l’atlante e non il libro di testo. Avevo 12 anni e mi sono accorto che la prof leggeva pari pari dal libro senza aggiungere nemmeno una parola in più.
    Allora ogni tanto alzavo la mano e dicevo “scusi, non ho capito, può rispoegarmelo?” E la prof spesso diceva che non era importante e che quel paragrafo potevamo tralasciarlo. (Dopo un mese ho avuto il divieto di fare domande di alcun genere e una nota sul diario che diceva che sono troppo polemica.

    Ho studiato un anno all’estero per imparare l’inglese e il risultato è stato che quando sono tornata in Italia la professoressa di inglese era talmente offesa che non mi dava voti più alti del 6 e mezzo!!!

    Sempre al ritorno dall anno all’estero ho ovviamente dovuto fare un esame di tutte le materie che i miei compagni avevano fatto mentre ero via. Mi è stato richiesto di studiare anche la parte di letteratura inglese (mentre ero via io ho studiato Shakespeare mentre i miei compagni italiani studiavano brani di 5 righe su come vivevano i contadini nell’800!) e a esame finito quando stavano decidendo i crediti da assegnarmi un professore si è alzato e ha detto che l’esame non era finito! È andato a chiamare il professore di ginnastica e gli ha detto che doveva interrogarmi anche lui su qualcosa!!!!!!!

    In tutto questo schifo ho trovato alcuni professori che hanno lasciato il segno: l’ultimo anno è stato mandato via il professore che si faceva chiamare il magnifico e con il quale non ho imparato NIENTE ed è arrivata una persona straordinaria che mi ha fatto riscoprire l’interesse per la matematica e la fisica, tanto che adesso sono appena diventata ingegnere!

    Grazie prof! Fossero tutti come lei non avrei saputo che universita fare!!! (-;

  46. Non so se mi fa più paura o più tristezza leggere alcuni dei commenti scritti da docenti. Puntualizzare sul sesso del soggetto negli esempi riportati, notare e travisare appositamente errori consapevoli di ortografia. Qui la questione è un’altra! Ho deciso di diventare un insegnante a 10anni, ero rimasta profondamente colpita dal modo di fare ed insegnare della mia maestra di italiano. Poi, alle scuole medie ho avuto esempi totalmente opposti: professori/esse che fumavano in classe, alunni denigrati (io ero fra quelli), lancio di gessetti e cancellini al primo/a che apriva bocca durante la spiegazione. E pensare che era (ed è) la scuola migliore della città! Per non parlare delle scuole superiori. Le magistrali per la precisione. La prof che durante l’interrogazione chiede all’interrogata (che stava un po arrancando) se la mamma avesse un buco per poterla inserire per una tinta e piega. Poi un bel 7 e vai a posto. Durante gli scrutini del terzo superiore (quell’anno non mi ero impegnata tantissimo ma non ero certo da bocciatura), la maggioranza vota la mia bocciatura, appunto, perchè la figlia del primario della clinica nota doveva essere “salvata” (con tre mesi complessivi di assenza ingiustificata mentre io non avevo mai saltato neanche un compito in classe). E potrei stare qui ad elencare centinaia di esempi. Mi darete della sfigata e ci può stare (e come me chissà quante centinaia di studenti però) ma ho scelto di fare l’insegnante perchè non se ne può più di questi lavativi, approfittatori, ammortizzati sociali e chi più ne ha più ne metta. Condivido ogni singola sillaba di quello che è stato scritto. Chi si sente giudicato ha, evidentemente la coscienza sporca. Ps: se non volete essere giudicati non giudicate i figli degli altri “ad cazzum”. Autocoscienza, autocritica, autoanalisi.

  47. Buona sera, sono un ex alunno.
    Volevo raccontare la mia esperienza scolastica nell’istituto tecnico industriale più importante di Verona.. quando ero in prima superiore tutti noi alunni eravamo felici di aver scelto la “migliore scuola della città”, avevamo un professore di matematica, nonché vicepreside, al quale sottostava tutta la scuola, codesta persona girava tra i banchi e si soffermava davanti agli alunni che secondo lui dovevano essere bocciati. Inutile dire che alla fine dell’anno questi vennero bocciati. La professoressa di chimica aveva 31 anni, non era minimamente in grado di tenere una lezione, a fine primo quadrimestre fu mandata ad insegnare alle medie ed arrivò un professore che, al minimo problema con gli alunni, si chiudeva in bagno a piangere.
    In seconda cambiammo l’80% dei professori, rimaneva solo la coordinatrice (persona veramente capace e che riusciva a dialogare con tutti) la professoressa di disegno ed il professore di religione. Inutile elencare la serie di problemi che comportò questo cambio di insegnanti..
    In terza, con la scelta dell’indirizzo, scoprimmo un lato della scuola ancora più oscuro: professore di sistemi che era perennemente al bar, quello di meccanica passava le ore a fumare in laboratorio, conoscevamo meglio l’italiano e la storia che non le materie di indirizzo. Questa svogliatezza da parte dei professori portò ad avere una demotivazione tale tra noi alunni che molti non venivano più a scuola, i pochi rimasti si lamentavano di tutto ciò e venivano puniti dai professori perché mettevano in luce cose negative di loro.
    Da parte nostra c’era voglia di imparare ma nessuno ci voleva aiutare.. La scuola aveva un macchinario (l’unico) necessario per imparare il lavoro che nella nostra zona quasi tutti saremmo andati a fare, ma era rotto, costava 500€ ripararlo e quindi ci siamo offerti di pagare di tasca nostra quei soldi, il preside non ha voluto. La maturità fu una cosa esilarante, argomenti mai visti e trattati, scene mute all’orale, accordi con i professori per superarla.. Io personalmente ho preso 12/15 nella prima prova di italiano, 14/15 nella seconda di meccanica (l’unico ad aver preso la sufficienza e solo perché avevo imparato qualcosa negli stages) e 9/15 nella terza prova dove, detto sinceramente, ho risposto a caso alla maggior parte delle domande. All’orale, per inglese mi ero accordato con la professoressa sull’argomento di cui parlare, la professoressa di matematica, esterna, era stata supplicata dalla nostra di prendere per buona qualsiasi risposta, in italiano e storia mi sono stati chiesti argomenti non presenti nel nostro programma e quindi ho fatto scena muta, nelle materie tecniche, con grande sorpresa da parte dei miei professori, ho risposto a tutte le domande correttamente ed aggiungendo cose che nemmeno loro conoscevano. Sono uscito da quella scuola con 70/100 e se dovessi rimetterci piede, sarebbe solo per raccontare tutto questo ai poveri alunni che vorrebbero iscriversi li.

  48. Ricordo ancora il professore al liceo che appena entrava in classe mi chiamava alla cattedra per interrogarmi e appena mi avvicinavo mi diceva “tanto so che non hai studiato”. Quando io in realtà avevo passato a studiare tutta la notte per non avere neppure un’esitazione nella voce…
    E tutto nacque perché durante un compito in classe mi sentii male e tornai a casa con 40 di febbre. I 3 anni peggiori della mia vita. Con un professore che mi continuava a dire “tanto quest’anno ti boccio. Sei una poco di buono” ecc.
    E io mi bloccavo solo a vederlo e lo odiavo con tutto il cuore. Non è mai riuscito a bocciarmi perché ero brava nel resto delle materie, ma non ero l’unica nella scuola minacciata di ripetere l’anno. Ed è riuscito a bocciare un sacco di ragazzi.

    Quando tornai a trovare i professori andai anche da lui per fargli vedere che facevo l’università ed avevo ottimi voti. E lui a voce alta disse agli alunni “lei l’ho salvata io perché era finita in una brutta strada”.
    Ero cresciuta e mi sono messa a ridere pensando “è proprio stupido…”
    Ecco. Lui non avrebbe dovuto essere professore. Per quanto ne sapesse della sua materia.

  49. Forse dovresti tenere a bada il tuo ego. Credo che tu per primo non sappia osservare e andare a fondo giudicando alcuni tuoi colleghi.

  50. Ma le pecore nere esistono in tutte le categorie di lavoratori medici che fanno operazioni inutili per guadagnare soldi , ingegneri che costruiscono palazzi con acqua e sabbia, avvocati che difendono delinquenti e fanno imbrogli di tutti i tipi, è l’Italia che è amorale, gettare fango su una categoria come quella degli insegnanti solo perchè esistono professori non corretti mi sembra ingiusto. La verità è che i professori sono antipatici perchè mettono il voto , e questo non piace a nessuno, perchè a nessuno piace essere giudicati, ma questo fa parte del loro lavoro. Quando un figlio prende un voto negativo è molto più facile credere che il professore ha giudicato male oppure non ha saputo spiegare piuttosto che ammettere di avere un figlio deficiente o svogliato. Per i genitori i figli sono tutti geni, una volta un padre mi disse è impossibile che mio figlio ha preso quattro , solo perchè è mio figlio non può prendere quattro, giudicate un po’ voi questa affermazione, e poi minacciò di farmi ricorso

  51. Buongiorno,
    io, se posso permettermi, non sono daccordo. Si parla sempre della tutela dell’alunno, del professore che ha “traumatizzato il povero bimbo delle superiori definendolo idiota” quando nella maggior parte delle scuole, dalle medie in avanti, alcuni “poveri alunni traumatizzati” spacciano o comprano droga, commettono atti di bullismo e chi più ne ha più ne metta. lo psicologo a scuola serve solo come ancora di salvezza dai comptiti on classe e come schermo contro le ore che si vuole saltare. Lo studente va acculturato. Invece di discutere sui professori che, essendo umani, possono avere giornate e momenti no e quindi piangere, pensiamo a riformare i programmi, a inserire materie che aprano la mente, a rendere le cose più accattivanti ed a instaurare un senso critico nelle menti di chi si vuole formare, invece che dar loro in mano l’arma per potersi giustificare a casa coi genitori (spesso anch’essi polli) dicendo “mamma il professore non capisce nulla”. In sintesi il problema della scuola non sono i professori (per quanto mi riguarda), ma un sistema che porta gli studenti ad essere dei “piangina”

  52. Sacrosanto! Anch’io ricordo ancora con grandissimo odio due insegnanti che ho avuto alle medie che non perdevano un’occasione per umiliarmi pesantemente davanti all’intera classe. Anche se sono passati decenni non ho mai superato quei traumi emotivi che hanno cancellato il lavoro della mia maestra delle elementari che invece credeva in me e mi aveva previsto un futuro da scrittore. Ho pianto quando la mia maestra se n’è andata (e avevo già più di 30 anni!). Ho provato un’indifferenza assoluta quando una di quelle due insegnanti delle medie è morta. So che non è umanamente corretto affermare questo ma probabilmente chiunque altro nei miei panni avrebbe fatto lo stesso.

  53. Io ho incontrato insegnanti che mi chiamavano ritardata perché visto che sono astigmatica non riuscivo a colorare dentro i bordi, professori che alle medie dopo un brutto periodo di malattia che ho vissuto non mi volevano in classe perché “disturbavo la lezione” con la mia tosse asmatica, che mi hanno accusata di fingermi malata nonostante sapessero che ero andata persino in altre città per trovare una cura. Professori che mi davano dell’ignorante perché in quel periodo di malattia non avevo potuto studiare e ignorando la mia condizione psicologica, professori che mi hanno fatto sentire la ritardata che credevano fossi. Ho visto un professore accusare una studentessa di sfruttare la malattia del padre per non studiare. Ho incontrato insegnanti che non volevano far frequentare la scuola a una bambina perché autistica. Ma loro restano e resteranno sempre professori, perché l’unica cosa importante é che insegnino. Ma non insegnano le difficoltà della vita, il mondo attuale, le paure che si provano con il crescere, lo sviluppo drammatico della società. No. L’unica cosa importante é che ti insegnino chi fosse Platone e che ti interroghino per mettere un voto, così sarai sempre classificato, e non sarai più giudicato per chi sei, ma da quanto prendi alla verifica, orale o scritta che sia.

  54. Non dimenticherò mai quella volta in prima superiore quando la mia professoressa di ginnastica, innervosita dal fatto che un mio compagno aveva fatto una battuta sul suo aver sbagliato a pronunciare verbo, aveva preso il banco e l’aveva letteralmente lanciato dall’altra parte della classe iniziando di seguito ad insultare pesantemente questo ragazzo; o vogliamo parlare del fatto che il mio professore di economia che c’era una volta sì e un mese no perché, poverino, doveva mettere a posto il sito della scuola sotto direttiva della preside e le poche cose che mi insegnava erano tutte COMPLETAMENTE sbagliate? Parliamo anche della mia professoressa di matematica che da quando ha iniziato a fare il corso per diventare preside non c’era mai e le poche volte che c’era ci chiedeva aiuto per copiare al test.
    Sono completamente d’accordo, ai professori serve più controllo, non è per niente possibile che succedano questo genere di cose.

  55. A me purtroppo é capitats un’insegnate di quelle da dover cacciare a calci e rinchiudere e non farla mai piú avvicinare ad una classe di bambini…
    Abusi verbali..psicologici.. ricordo di un bbino che si fece la pipì addosso perché non voleva farlo andare in bagno (parliamo di seconda elementare) e una volta ke si é fatto la pipì addosso e si é sentito umiliato e si é messo a piangere per dare il colpo di grazia ci ha istigati a prenderlo in giro e portare un carino sotto il suo viso x raccogliere le lacrime e se ti ribellavi e dicevi .. no queste cose non voglio farle prendeva di mora pure te e ti distruggeva psicologicamente… eravamo tutti dei bulli sotto il suo servizio
    Hrazie a dio mia madre si é accorta che qualcosa non andava e mi ha cambiato di scuola ma ormai 3 anni d elementari erano andati..e la cosa peggiore é che la sognora in questione insegna ancora… sono passati piu di 25 anni..e chissá quanti poveri ragazzi ha rovinato!

  56. Si tratta di un discorso del quale è poco corretta l’impostazione. Nel bene e nel male vengono ammassati i docenti per le loro presunte capacità. E’ un discorso sociologico non documentato, impostato quasi come un discorso politico. Sono superficialmente argomentate questioni che andrebbero analizzate “caso per caso” con un occhio di riguardo ai contesti e alle circostanze. Si discute di docenti senza alcun riferimento agli istituti scolastici che, dato inconfutabile, hanno utenze diverse; si riportano errori ortografici, commessi da insegnanti, senza ulteriori indicazioni sulla frequenza degli errori e sui “siti” che li hanno ospitati; si sottolineano analisi di voto (sono curioso di sapere cosa ne pensa l’autore del ballottaggio in Francia) personalizzando le motivazioni.
    E’ uno sfogo che nasconde altre finalità oppure destinato al sistema universitario di selezione dei “dottori”. Concludo rilevando, quindi, errori di impostazione e di destinazione del messaggio.

  57. Si. Anche a me piacerebbe essere controllato, valutato e magari, però, anche premiato se faccio bene il mio lavoro. Solo a un patto, a patto che siano valutati anche i collaboratori scolastici, le segretarie e i dirigenti scolastici. E magari anche chi assegna i dirigenti sbagliati nel posto sbagliato. Soprattutto vorrei avere la possibilità di valutare davvero e fare il mio lavoro . Concesso questo sono pronto a ospitare chiunque nelle mie classi e a rendere conto a tutti di quello che faccio. Altrimenti no.

  58. Sono un’insegnante. E sono stata un tempo alunna. Da quel tempo credo che sia molto migliorato il rapporto dei docenti con gli alunni, i programmi, le propste educative, gli sforzi di questo particolarissimo settore che sforna l’Italia del futuro. Ma sono sostanzialmente d’accordo con questo tuo sfogo, c’e’ ancora molto da fare. Credo pero’ che il problema vada visto sotto un’ottica precisa: non esiste un sistema di valutazione di questo lavoro tale da evitare tutto questo. Non esiste un sistema di formazione e aggiornamento degli insegnanti che abbia il coraggio di mandare a casa chi non sa farlo.Di piu’, chi ci riesce non viene valorizzato, supportato, non riesce a fare rete, a far passare le “buone pratiche” agli alti livelli, a trasformare le cose dal basso. Ci sono insegnanti perfetti, medici ed infermieri esemplari, impiegati e dirigenti fantastici…cosi’ come tanta altri lavoratori mediocri ed inadeguati. Non so a chi convenga lasciare tutto questo da decenni nel caos, nel pressapochismo, nel mare delle mezze riforme. Ma una cosa la so: ci stiamo giocando il futuro dell’Italia facendoci la guerra tra di noi mentre lassu’ qualcuno ne approfitta per vendere, arrichhirsi, corrompere, appaltare…Svegliamoci e riprendiamoci il nostro paese ed i nostri ragazzi.

    • Non penso sia una questione di convenienza,il fatto che nel merito resti tutto immoto.
      Penso sia solo questione che quelli che al Ministero sarebbero deputati a fare o consigliare a chi può fare,sono solo cialtroni incompetenti nel merito,che non sapendo dove mettere le mani senza “farsi male”,allora non ce le mettono.

  59. Standing Ovation per l’autore dell’articolo.
    Ciao Enrico mi chiamo Stefano e sono un insegnante di nuoto,da sempre convinto che l’apprendimento cognitivo e quello motorio non saranno la stessa cosa ma sono parenti strettissimi perchè alla base hanno lo stesso sistema nervoso e rispondono alle stesse leggi fisiologiche.
    Sono (stato) anche genitore con figlia a scuola (oramai adulta) e quello che ho rilevato è la conferma di ciò che avevo rilevato da studente ed è esattamente ciò che hai rilevato pure tu:
    Mancano competenze e controlli.
    Non serve a nessuno un insegnante per esempio di matematica campione mondiale di matematica ma ignorante di didattica di comunicazione e di psicopedagogia.
    Magari compensa tali carenze con intelligenza con empatia o con intuito,ma magari no !
    E senza un obbligo formativo a cadenze fisse la sua inutilità resta cronica e senza qualcuno che lo controlla la sua totale inutilità resta impunita.
    Se poi ci mettiamo la schifezza legislativa attuale che preferisce precari a professionisti le cose peggioreranno sempre di più perchè nessun precario può avere un serio stimolo a formarsi professionalmente.

    Ecco dunque cosa ci vorrebbe secondo me per migliorare la scuola.
    1) Subordinare l’assunzione che oggi è legata (mi pare) solo a un semplice concorso,a tutta una serie di condizioni volte a professionalizzare (per davvero) l’insegnante.
    a) certificazione del livello di competenza necessario nella propria materia tramite concorso.
    b) Conseguimento obbligatorio di una “abilitazione all’insegnamento”:
    con un corso obbligatorio (possibilmente gratuito) e successivo alla promozione da concorso,e con esame finale molto selettivo per le seguenti materie:
    – metodologia della didattica
    – fisiologia dell’apprendimento cognitivo (nessuno può davvero insegnare se non conosce i meccanismi del sistema nervoso)
    – strategia della comunicazione (come farai a insegnare qualcosa di noioso se non sai renderlo interessante ?)
    – psicopedagogia (come fai a “sintonizzarti” con un adolescente se non sai niente del suo mondo ?)
    – test psico-analitico (ci sono troppi frustrati che trasferiscono sui ragazzi il proprio squilibrio emotivo personale)

    2) Obbligo di aggiornamento formativo ogni tre anni tramite convegni o corsi per tutte le materie di cui sopra e per la propria materia specifica,SENZA esame ma con pena di decadimento dal proprio ruolo in caso di mancata frequenza.

    3) Controllo periodico da parte dei dirigenti scolastici delle attività svolte dal docente;non sulla base dei risultati che sono spesso ingannevoli,ma dei metodi.
    La libertà didattica resta sacrosanta,ma anche i parametri generali posti dalla metodologia della didattica lo sono,e quando non vengono rispettati permettono di dire con cognizione di causa che l’insegnante non sa insegnare.

    4) Inquadramento professionale:
    -Abolizione del precariato:
    Ogni allievo ha diritto oserei dire Costituzionale ad un insegnante professionale.
    Ne consegue che gli istruttori devono avere tutti lo stesso rango,certificato all’ingresso come nel punto 1) e quindi lo stesso inquadramento..
    Quindi di ruolo o supplente l’insegnante correttamente formato e certificato (coome sopra) deve essere assunto magari alle prime armi anche part time (esempio i supplenti) invece che a tempo pieno,ma deve essere in pianta stabile,sennò addio alla professionalizzazione.
    -Stipendio paritario,magari con incrementi per anzianità di servizio ma senza distinzioni di merito.
    Perchè quando l’insegnante è stato correttamente formato ed esaminato,pretendere di valutarlo in base ai risultati è arbitrario per definizione:
    come si fa a dire se è merito suo o la fortuna di avere avuto una classe con una migliore predisposizione ?
    Dopo di questo se un insegnante è valido e certificato e “sopravvive” ai controlli lo tieni,sennò lo cacci.
    Quanto agli scatti per anzianità di servizio dovrebbero essere subordinati non solo alla frequenza standard agli aggiornamenti triennali,ma ad un vero e proprio esame di verifica delle materie previste per l’abilitazione.
    Perchè a volte l’anzianità di servizio e la vera esperienza non sono la stessa cosa.

    5) Trattamento dei casi particolari.
    Gli psicologi nelle classi turbolente vanno bene,ma nell’oggetto dell’indagine devono essere compresi pure gli insegnanti e la dirigenza,che a volte sono la vera causa scatenante.

    E qui mi fermo.
    E secondo me questo è addirittura solamente il minimo indispensabile,un punto di partenza per successive riforme importanti riguardo tante cose,dai programmi che fanno davvero ridere ai tanti usi e costumi sui quali mettere mano,ma lasciamo stare.
    E se sembra troppo amibizioso,il fatto è che io sono pure insegnante di salvamento,e i primi tre punti sonoo esattamente ciò che ho dovuto sostenere.
    La scuola pubblica vuole davvero restare più arretrata della sezione salvamento della FIN ?
    Ciao

  60. Leggo tante volte la parola “psicologo”…. ma, nel rapporto insegnanti/classe, dove sta la questione? Sono “problemi” di natura mentale o educativa?
    Personalmente credo più la seconda quindi al posto posto dello psicologo servirebbe l’esperto adatto: il pedagogista. Con questo non voglio dire che gli psicologi nella scuola non servano ma che serva collaborazione tra varie discipline. Peccato che, per ora, le figure educative non siano ancora riconosciute a livello legislativo e quindi si lasci molto spazio ad una visione meramente “medicalizzante” dell’educazione. E via di certificato! Saluti.

  61. Ciao e complimenti per il tuo articolo!
    Non insegno a scuola, ma mi occupo di formazione professionale rivolta agli adulti, da circa 11 anni.
    Ti do ragione su tutta la linea: infatti, nel mio lavoro, ho preso esempio dagli insegnanti buoni/ottimi che ho avuto la fortuna di incontrare. Mentre quelli cattivi sono diventati “bad case history” da additare, come esempi di scarsa professionalità, durante le mie lezioni (ovviamente parlo delle azioni, perchè nomi & cognomi non si nominano mai in un’aula di formazione!).
    Una considerazione seguita da una domanda che mi pongo ogniqualvolta penso a questo mestiere: io sono stata forte e ho “superato”, crescendo, i brutti momenti che quei “cattivi” insegnanti mi hanno fatto passare (ne avevo due alle medie, in particolare, che mi avevano letteralmente presa di mira – ancora oggi non so il perchè); ma dei danni provocati e lasciati nel tempo a persone meno forti di me, ne vogliamo parlare?
    Ecco: sono d’accordo anche sui maggiori controlli che tu invochi. Da adolescente e da allieva ci avevo pensato anche io.
    Per fortuna, in ambito formativo, il problema del mancato controllo non sussiste perchè noi siamo sufficientemente monitorati: ci sono le agenzie del lavoro e gli enti privati, eroganti i fondi interprofessionali (grazie ai quali facciamo il nostro lavoro), che operano ispezioni a random molto severe.
    Quindi se un formatore, da indagini svolte direttamente sul posto, si dimostrasse incompetente o non professionale verrebbe cacciato all’istante e sostituito da un altro formatore. Anche in itinere.
    Auspico che ciò che tu suggerisci nell’articolo possa verificarsi al più presto; non dico di instaurare un clima di controllo degno di una dittatura, ma almeno un minimo.
    Grazie per le tue considerazioni: queste come altre mi aiutano ancor di più a credere nella professione. Che si parli di scuola rivolta a bambini/ragazzi o di formazione rivolta agli adulti, sempre di insegnamento si tratta!
    Un caro saluto.
    R.S.

  62. Sono una studentessa e ovviamente sono d’accordo con tutto ciò che è stato detto, però con quel “A NOI, fondamentalmente, nessuno CI controlla” perde molta credibilità. Mi dispiace, ma a me hanno insegnato a non dire “a me mi” alle elementari.

  63. Buongiorno, vorrei riportare la mia esperienza da alunno per essere d’aiuto ai professori delle superiori che sebbene capaci hanno difficoltà nel gestire la propria classe. Io fortunatamente ho avuto nel complesso insegnanti eccellenti dalle elementari alle superiori, ciononostante ho perso due anni lungo il mio percorso scolastico (più per svogliatezza e errori nello scegliere l’indirizzo di studio alle superiori). A 18 anni quindi per recuperare il tempo perso mi sono iscritto ad un serale. Ebbene ho potuto constatare che il livello non é quello che si pensa, certo si studia in genere un po’ di meno ma la qualità, almeno nel mio caso, era davvero alta, piacevole sia per gli alunni sia per i professori. Sostanzialmente il cambiamento sta nel rapporto insegnante-alunno dove c’è dialogo, rispetto e nessuno rompe le scatole all’altro. In classe non c’era mai casino, nei cambi d’ora c’erano quei dieci minuti di pausa dove chi voleva fumare fumava, chi voleva mangiare mangiava, chi voleva parlare parlava, ma al rientro in classe tutte le persone avevano fatto una pausa che li permettesse di non pensare ad altro , se non alla lezione, almeno per la restante ora di lezione. Nel caso qualcuno non avesse la voglia o la giusta attenzione per ascoltare e partecipare (si avete capito bene PARTECIPARE, le due figure, alunno e insegnante, non si limitavano a leggere il testo ma ad interagire tra di loro e con l intera classe con domande, approfondimenti, opinioni) semplicemente usciva per non recare disturbo agli altri per poi rientrare quando voleva lui. So che sarebbe impossibile replicare questo modello con dei minorenni ( almeno per come é impostata la scuola, con responsabilità totali dei docenti) ma alcune cose come lasciare in pace per quei 10 min gli alunni durante il cambio d’ora per svagarsi ed essere reattivi e tranquilli nella restante ora gioverà sia agli alunni sia ai professori. Certo é che dovrete responsabilizzare i vostri alunni e far capire lo scambio, quindi responsabilizzate ( non trattateli come bimbi di 10 anni, instaurate un dialogo e una vera partecipazione, se un alunno esprime una propria opinione inerente l’argomento e da lì nasce una discussione non fermatela anche quella ( soprattutto) é formazione, la paginetta di testo la sanno benissimo leggere da soli. Scusate se il mio post é troppo lungo, ultimo consiglio provate a mettere in pratica queste cose e ad ascoltare gli alunni ( sono loro gli unici che vi giudicano e vi dovrebbero giudicare) e se la lezione sfora in un argomento che esula da programma ma non per questo meno importante non pensate di essere cattivi insegnanti, la pagina di testo possono benissimo leggersela da soli!

  64. Ah, friggere aria e sparare sulla croce rossa consta come sfogo adesso?

    “moltissimi prof che fanno il proprio lavoro con serietà […] e sono la maggioranza”
    Intanto però propone controlli a tappeto su tutti che ostacolerebbero questa maggioranza nello svolgimento del loro lavoro.

    “Ho sentito insegnanti insultare pesantemente i propri alunni, apostrofandoli con termini come “handicappati” e “idioti”.”
    E meno male! Finiamola con sta political correctness, in quanto insegnante lo sa anche anche lei che a certi studenti non ci vorrebbe nulla di meno che qualche ceffone (preferibilmente elargito dai genitori), tirare un insulto o due a gente che non mostra il minimo rispetto per gli altri e per sé é soltanto umano.

    “a noi, fondamentalmente, nessuno ci controlla”
    Scusi ma é sicuro di essere un insegnante? Se lo é complimenti per la coerenza, parte con una tirata sugli atteggiamenti negativi e l’ignoranza degli altri professori e poi mi piazza un errore grammaticale in un articolo che in teoria dovrebbe aver riletto un paio di volte prima di pubblicare.

    Bene, riassumo: paraculata.

    P.S. Sono uno studente, e ho finito da poco il liceo.

  65. Quello che dici del controllo è giustissimo. Io vivo all’estero da tanti anni ormai è i miei figli frequentano una scuola americana.
    In america e altri paesi esiste la “open door policy” ovvero io, genitore, posso entrare in classe quando voglio (ovviamente registrandomi a scuola e con permesso..) e assistere alle lezioni.
    L’ho anche fatto quando ho dovuto controllare la prof di mio figlio che dai vari racconti sembrava una poco seria…
    Oltre a questa policy che trovo sacrosanta ovviamente ci sono i controlli, gli psicologi, i conselour ecc. Non avranno la cultura che abbiamo noi (cosa sempre criticata al metodo americano) ma almeno i controlli ci sono. Ho riportato questa mia esperienza come appunto esempio.

  66. Sono un ex insegnante. Ritengo che bisognerebbe rieducare certi insegnanti, fargli fare un po’ di vita di azienda (ameno un anno), dopodiché possono permettersi di preparare i ragazzi ad avvicinarsi al mondo del lavoro.
    Troppe parole dette senza aver provato esperienze sulla propria pelle. Gli insegnanti hanno un’ enorme responsabilità sulla preparazione dei ragazzi, ma ci sono troppe limitazioni, sia burocratiche che mentali (anche dei genitori stessi, che hanno smesso di fare realmente questo ruolo).
    Rieducazione dei genitori e degli insegnanti. I ragazzi hanno bisogno di guide concrete, non fittizie.

  67. Non vedo perché dovrebbero rigarti l’auto. Non stai svelando una verità nascosta, stai solo descrivendo una realtà che è sotto gli occhi di tutti. Sei come il bimbo della favola che punta il dito verso il re dicendo: “è nudo”. L’Italia è questa. Quel che tu osservi con riferimento ai professori, vale purtroppo per tutte le categorie. Nella vita ho incontrato avvocati, magistrati, primari ospedalieri, alti dirigenti pubblici, docenti universitari, di una mediocrità assoluta. Alcuni ignoranti, alcuni stupidi, alcuni presuntuosi, alcuni lavativi. Molti di questi concentravano spesso tutti e quattro questi difetti. In alcuni casi il loro livello di inadeguatezza al ruolo coperto era tale da apparire surreale.
    In Italia, più che all’estero, il percorso formativo della classe dirigente e, soprattutto, il suo criterio di reclutamento è sempre stato alterato. In Germania ed in Inghilterra, se sei mediocre, sia pur entro fisiologici margini di errore, non passi attraverso i colli di bottiglia e vieni dirottato ad un lavoro più adeguato. Altrove non esiste il concetto di “raccomandazione” ed esiste il principio della “selezione”. Da noi, in un’ottica di buonismo distorto, si tende in linea di massima a non selezionare. A tutti i livelli. L’esame di maturità, alla fine, lo passano anche le capre assolute.

  68. Condivido pienamente il contenuto dell’articolo e le idee di chi l’h scritto. Ma proprio non riesco a digerire lo stile basso e sempliciotto. Ci saranno anche professori che scrivono “c’è lo”, ma non penso ti faccia onore esprimerti come un ragazzino delle medie, con frasi come “Però è tipo una cosa che […]”.

  69. Sono una mamma, e tanto tempo fa sono stata un’alunna. Condivido appieno il suo pensiero, e vorrei anch’io che maestre e professori fossero più controllati, e lo dico perché ho avuto tante brutte esperienze, sia alle elementari che alle superiori, sono stata “fortunata” ad avere degli ottimi professori alle medie, e un paio di ottimi professori alle superiori. Ho avuto tanti problemi a causa di ciò, ed ho paura che anche mia figlia possa subire in futuro le frustrazioni di qualche insegnante.
    Sono degli anni ’80.
    Alle elementari avevo una maestra che per “insegnare la condivisione”, prendeva ogni giorno metà della merenda di tutti i suoi alunni, e la mangiava lei, e se per caso qualcuno non aveva studiato, l’altra metà veniva sequestrata e mangiata anch’essa.
    Era come un gatto che rincorre la sua coda: più gli alunni non studiavano, più lei ingrassava. Gli alunni che non facevano merenda subivano le sue ire perché rinchiusi in classe con lei, non potevano neanche andare fuori in cortile a giocare con gli altri. Poi ovviamente il malessere degli alunni aumentava, c’era chi non voleva andare a scuola, chi continuava a non studiare, chi si faceva la pipì addosso o rimetteva quando stava male, perché a chi era in punizione non gli era neanche permesso di andare in bagno.
    Alle superiori, (Istituto d’Arte), oltre che avere dei professori meno bravi di me in matematica, (cambiavano docente ogni anno), ho avuto una professoressa che favoriva alcuni alunni invece che altri: addirittura in un concorso d’arte, (ne creava a go go… allora favorivano l’aumento dei crediti formativi), aveva favorito un’alunna del 5° anno, facendole ricopiare una mia tavola da disegno in mia assenza (testimoni altri alunni).
    Ovviamente la mia tavola non aveva nulla a che fare con la copia (modestia a parte…), ma siccome la prima selezione avveniva in istituto, e chi raccoglieva le tavole da disegno e svolgeva le prime selezioni era proprio quella professoressa, è passata la tavola copiata e non la mia, vincendo tra l’altro il primo premio del concorso per via della sua “originalità”… ironia della sorte!
    Le risparmio il resto, perché ha davvero dello squallido.
    E le ho parlato delle cose che hanno “segnato” il mio percorso scolastico, quelle che mi hanno ferito e creato una marea d’insicurezze in futuro, e se non fosse stato per quei pochi insegnanti fantastici che ho incontrato sulla mia strada, probabilmente non sarei la persona che sono adesso.
    Credo che insegnare sia una “missione”: bisogna sentirlo dentro il desiderio d’insegnare, non bisogna solo essere capaci o preparati, ma bisogna ANCHE avere una passione che brucia dentro, perché bisogna fare i conti anche con la nostra “parte più umana”… Con “quella giornata in cui va tutto storto”, ma se entrati in classe, nonostante tutto, nonostante quelle 4 mura, nonostante la cattedra, è così tanto più forte il desiderio di “dare” che tutto il resto, se riuscite a capire semplicemente che gli alunni anch’essi sono rinchiusi dietro 4 mura e dietro a tanti banchi, e a cercare di comprenderli se sbadigliano un po’… E se si sceglie sempre il dialogo invece che “far volare le cattedre”, forse un po’ le cose possono cambiare…
    E’ un lavoro difficile il vostro, lo stato poi non vi aiuta neanche tanto, ma gli insegnanti dovrebbero essere più consapevoli di avere in mano la vita dei nostri figli, come del resto noi genitori…
    Grazie per quello che fa ogni giorno… nonostante tutto…

  70. Non sono un insegnante, ma sono una ragazza che l’anno in cui dovevo prendere la maturità nn ha voluto firmare il programma, perché c’erano argomenti in più rispetto a quelli fatti, e ribellandomi nn mi hanno ammesso agli esami….
    Se qualche ragazzo leggerà il mio commento vorrei lanciare un messaggio, dicendo….
    È brutto essere bocciati ti senti una nullità ma io ho rimediato stando vicino a Dio che mi ha dato la forza di risalire e andare avanti….
    Adesso sono diplomata abilitata cm geometra libero professionista e con le mie forze e soprattutto a quelle che mi dà Dio io lavoro e faccio quello che ho sempre voluto fare…
    Certi prof nn sono in grado di fare il proprio mestiere lo fanno solo x lo stipendio, ma tu non arrenderti mai!!!

  71. io ti parlo da studente anche se ormai non lo sono più, condivido con te la passione per la scrittura e devo la passione per la letteratura alle mie professoresse di scientifico, sia quella per il biennio che quella del triennio, ma il punto è proprio questo. Avevo una passione smisurata per la matematica e la geometria alle medie, senza studiare intuivo e ottenevo risultati fuori dal comune. Scelsi lo scientifico per questo. Odiavo la mia proff di italiano depressa alle medie e non mi sono mai appassionato a nulla di ciò che insegnasse. Ero un bambino e lo ero anche ai primi due anni di liceo. Ora posso dirlo col senno di poi. Con una laurea in sociologia e 5 anni di viaggi per il mondo. Ora lo posso dire non allora.
    Dalla prima e seconda liceo mi son trovato in matematica una professoressa isterica, pazza, semi violenta che sapeva solo urlare. Dopo i primi test d’ingresso con voti massimi, ho mantenuto una media del 4 fino alla fine dell’anno, mentre le letture latine della proff di italiano mi appassionavano, c’era amore nelle sue parole. Mi ricordo le prime dieci righe del de bello gallico a memoria, gallia est omnes divisas in partes tres, visto? o fedro? peras imposuit iupiter nobis duas, le due bisacce una davanti coi mali altrui e una dietro coi nostri, ac re videre nostra mala non possumus alii simuul delinquunt censores sumus (sto giocando ovviamente ma volevo provarti che quello che dico è vero). Ora ho il sogno di diventare scrittore, ma il fatto peculiare è che io abbandonai la mia incredibile passione e predisposizione per la matematica per colpa di una isterica violenta urlatrice, una banshee urlante. Mentre poi nel triennio finale l’altra professoressa mi appassiono passando per lo stilnovo e l’amore per dante, incredibile mi commuovo. La storia con lo scientifico però mi portò a rigettare matematica e fisica (la proff di fisica era brava ma rimasi fino alla 4rta fermo al programma di aritmetica, quindi anche la fisica mi rimase difficile da comprendere) fatto sta che non potei superare la terza superiore seppur avendo 8 in latino 8 in italiano 8 in inglese ma 3 in matematica 4 in fisica e 4 in biologia e chimica, presi la quarta materia con disegno, un professore che insegnava da ubriaco, lo colpi’ addirittura un ictus, non si lavava, si sentiva il suo olezzo da centinaia di metri, la gente rideva dicendo “ma e’ passato *******?” rideva, ma ora da adulto non rido più. Un educatore ubriaco che dovrebbe insegnar qualcosa a quello che oggi forse potrebbe diventare un figlio per me in futuro? Ma stiamo scherzando? La matta di matematica che lanciava cancellini a gente allergica al gesso, ma se prendesse uno shock anafilattico? “A me non me ne importa un cazzo!” una che parla così in classe educa a cosa? all’odio?
    Mi ritirai in quarta dopo due anni, per comprarmi il diploma in una scuola paritaria di ancona. COMPRARMI IL DIPLOMA SI HAI CAPITO BENE e potermi dedicare all’università agli studi che più preferivo. Son fuggito dall’italia. Parlo 4 lingue, anche se dopo 5 anni son tornato. Ma capisci il senso di ciò che dico? La passione per qualcosa non è innata, ma cresce di pari passo con l’interesse che il tuo “MAESTRO” (nel senso nobile del termine) ti stuzzica.
    Colgo anche l’occasione per abbracciare GISELLA TEDESCO e ALIDA ANGELOTTI, se sono riuscito a pubblicare un piccolo libro di racconti brevi è solo grazie a loro e sono una persona soddisfatta. Magari adesso sarei stato un fisico nucleare o un ingegnere aeronautico, ma se non ci fossero state loro due, dove sarei finito? Sarei mai andato all’università? Avrei mai pubblicato un libro? O mi sarei semplicemente ritirato e iscritto a un professionale lasciando la passione per tutte le materie accademiche?
    L’ignoto di questa non-risposta mi spaventa ancora oggi.
    Hai perfettamente ragione. Altro che rigar la macchina, altro che graduatorie. Telecamere in classe nella scuola pubblica! o almeno microfoni!

  72. Credo davvero che “Ho visto cose che voi umani…” sia la frase adeguata.
    Ho avuto prof bravissimi, ai quali devo tutta la mia istruzione, ho avuto prof umani che mi hanno fatto amare la scuola, ma ho avuto anche prof di lingue che, al liceo linguistico, traducevano le frasi in maniera completamente errata o che non riconoscevano le regole base della grammatica della lingua da loro insegnata.
    Ho avuto prof di biologia che non riuscivano a mettere insieme due parole in italiano e si contraddicevano. Ho avuto prof di matematica che sbagliavano le equazioni e rispondevano: “Lo sapevo, volevo vedere se eravate attenti”, quando noi alunni lo facevano notare.
    L’ultima terribile conferma che c’è chi non “merita” il ruolo è stata: “Sa, tengo i miei nipoti perchè a mia figlia hanno assegnato la cattedra al nord, ma non è che lei può lasciarli per un anno soli col padre che non lavora, no! Farà un mese e poi si metterà in malattia per tornare a casa!”
    Alla fine di questa mia lunga tirata vorrei comunque fare un applauso a tutti quegli insegnati che mantengono il loro amore per l’insegnamento e che sono stati capaci di trasmettermi l’amore per l’italiano, il latino, lo spagnolo e la filosofia. Un applauso a tutti coloro che fanno questo mestiere con dedizione e con il polso necessario.
    Grazie a chi si impegna anche per chi non lo fa.

  73. Non sono una professoressa, ma hai pienamente ragione.
    Il mio ragazzo ha passato i suoi 5 anni di liceo classico con una professoressa che gli ripeteva che era un incapace, un cretino e per niente intelligente, anche se non era assolutamente vero, ma lo faceva semplicemente perché non sopportava i meridionali e, visto che lui è siciliano, lei si comportava in quel modo.
    Purtroppo lui è cresciuto con la convinzione di essere un cretino e adesso che è a l’Università, dove gli argomenti sono più complicati, appena non capisce subito qualcosa, si dispera, inizia a offendersi e minaccia di abbandonare tutto, solo per colpa di quella “professoressa”.
    A parer mio, persone del genere non dovrebbero nemmeno insegnare.

  74. Io non sono professore,ma sono stato alunno…Il problema è appunto che molti dei Professori che insegnano in Italia sono una massa di Frustrati,i quali molto spesso non sono riusciti a fare altro nella vita! Basti pensare che più volte,interi collegi di docenti hanno detto che ero più bravo ed acculturato di loro ed agli esami di maturità hanno cercato di bocciarmi (vabbè che pure io mi sono messo una maglietta con su scritto 60 perchè volevo solo andarmene da quella gabbia di matti…:P ). Alla fine mi hanno messo 63 e precluso molte porte in certi concorsi,come ad esempio quelli per le Poste…Ma non fa niente. Mi “accontento” di pensare che io alunno, per loro stessa ammissione, ero al di sopra di quasi tutti quelli che cercavano di insegnarmi qualcosa in quella gabbia di matti, tra professoresse con la bottiglia di Jack nella borsa, altre vecchie con seri problemi con l’acqua e professori con complessi di inferiorità puntualmente sfogati sui ragazzi. Questa è la scuola Italiana! Menomale che qualcuno sano di mente c’è ancora.! 😉
    La Supplente di Inglese di 24 anni che abbiamo avuto in seconda media però la ricordo molto volentieri…A voi scoprire il perchè! 😀

  75. Io insegno inglese in una scuola di lingue (e quindi agli adulti, soprattutto). Sono bilingue, e se dovessi dichiarare la mia prima lingua, ora come ora sarebbe l’inglese. Ho una certificazione CELTA in mano (certificazione di insegnamento della lingua inglese), il che vuol dire che ho passato quattro folli settimane di intensivo a farmi insegnare come si insegna l’inglese come seconda lingua, con tanto di pratica in classe, ogni singolo giorno, con studenti veri e con persone che erano lì a osservarmi solo per giudicare il mio modo di insegnare, e poi sono stata ritenuta adatta a insegnare. Ho anche una laurea americana, che tanto non mi viene riconosciuta in Italia. Eppure, proprio perché non ho la laurea italiana in chissà cosa (non so neanche io bene cosa serva adesso per insegnare, e sinceramente non mi interessa, perché non mi iscriverò mai all’università italiana solo per poter prendere una laurea per insegnare), non mi è permesso insegnare nelle scuole vere e proprie, intese come elementari, medie e superiori (tanto meno università). Poi però, alla mia scuola di lingue, si è appena iscritta una signora che di professione fa l’insegnante d’inglese nelle scuole pubbliche, e il suo livello, se consideriamo una scala da 1 a 68 unità (le unità che offriamo noi a scuola), è l’unità 9. NOVE. Il che vuol dire che sa appena usare il present simple e il present continuous e forse un altro tipo di futuro. Basta. Il che vuol dire che la sua capacità di espressione in inglese è pari di quella di una persona che sopravvive in vacanza all’estero.
    Ora, al di là del comportamento dei professori nelle scuole, al di là del fatto che possono essere frustrati, distratti, svogliati, eccetera… è giusto che una persona del genere insegni inglese, la lingua più importante del mondo, nelle scuole mentre io non posso farlo? È giusto che la gente debba spendere centinaia e centinaia di euro per iscriversi a un corso d’inglese mentre sta già o studiando o lavorando, solo perché la scuola italiana non è in grado, per stupide regole burocratiche, di offrire una competenza del docente e un metodo di insegnamento decente?

  76. Sono un’insegnante di Scuola Primaria e sono anche la mamma di ua ragazzina che frquenta la seconda media. Io amo il mio lavoro e onestamente credo di farlo dignitosamente e con coscienza. Credo che quello dell’insegante sia un mestiere speciale ed è vero che il sistema di reclutamento andrebbe cambiato, molti si dedicano all’insegnamento solo e unicamente perchè è un lavoro che garantisce uno stipendio sicuro, chi direbbe di no ad un posto statale? Eppure poi queste persone ammettono che non sopportano i bambini, il loro rumore e le loro esigenze e che vorrebbero fare qualsiasi altro mestiere perchè in fondo “ripetiamo ciclicamente le stesse cose a bambini diversi ogni cinque anni”.
    Io vengo guardata come un’ aliena se ammetto che per me la scuola non è solo unlavoro ma è qualcosa che mi arricchisce culturalmente… Forse faccio ridere e sembrerò un’ingenua idealista, lo so, ma ho imparato molto insegnando, nonostante le frustrazioni, gli scarsi riconoscimenti e le incomprensioni di chi non capisce che tu, a scuola, ci vai volentieri! Con questo, so di non aggiugere molto a ciò che altri hanno già descritto nei precedenti commenti, ma sono d’accordo sul fatto che, per trasmettere il sapere ci voglia una solida cultura ma non è suffciente se si è sprovvisti di passione per questo lavoro!

  77. Io sono un alunno dell’ITC dell’articolazione Relazioni Internazionali per il Marketing
    Anch’io ho una prof d’inglese che non sa fare il suo lavoro
    Lei confonde due parole che vengono pronunciate alla stessa maniera, ha una pronuncia del cazzo, non sa parlare la lingua, mai disponibile nei confronti degli alunni e soprattutto non sa assegnare un voto alle interrogazioni, quindi li mette a caso.
    E ancor peggio è il fatto che insegna in un settore linguistico. Ma perchè minchia dovete mettere sta incompetente in un settore internazionale???Ma dimmi un po’ di te.
    Si è cercato in qualche modo di mandarla via dall’istituto ma tentativo vano

    • L’insegnante che non sa fare il suo mestiere non è un Insegnante ma è un Professore.
      C’è una profonda differenza (proprio etimologica) tra Insegnante e Professore.

  78. La cosa triste dell’insegnamento in questi anni purtroppo e’ che ci sono tanti professori(non tutti) che sono professori bravi (nel senso che sanno la materia che insegnano)per alunni bravi …massimo risultato col minimo sforzo..meglio se nessun alunno e’ fuori dagli schemi…altrimenti il professore in questione non si chiude necessariamente in bagno a piangere …..semplicemente continua la sua lezione per la sua rosa di studenti bravi, ma io mi chiedo se questo e’ insegnare..

  79. rigarti la macchina? Se qualcuno lo fa, è solo perché ha la coda di paglia!
    Mi è capitata una cosa simile in un’esperienza di affiancamento alle insegnanti, ormai 3 anni fa. Una professoressa (tra l’altro, la mia ex prof) che non si faceva valere e i ragazzi facevano letteralmente quel cavolo che volevano e un’altra che partiva prevenuta con il “tanto vi boccio” ed era lei a non fare un accidenti.
    mi son bastati 3 mesi e i compiti dei ragazzi si sono praticamente alzati di 2/3 punti! Perché lei nemmeno era interessata a capire quale fosse il problema dei ragazzi…ed è scandaloso!

  80. Finalmente qualcuno l’ha detto! Io sono una studentessa universitaria, ho sempre avuto una media ottima e sono uscita con 100 e lode dalle superiori, ma all’università ho trovato più di un professore che mi ha trattata con disprezzo/disgusto o insultata, e ora anche se mi mancano solo 4 esami ammetto che non ho il coraggio di farli perchè l’umiliazione era diventata troppo pesante da sopportare come carico di stress. Credevo di essere io la scema…Invece mi ha fatto piacere leggere una riflessione simile da parte di un professore!

  81. Concordo pienamente. Parlo da ex studentessa che ha lasciato la scuola il quinto superiore, e che in 6 anni di liceo ha trovato tra tutti i professori che aveva soloConcordo pienamente. Parlo da ex studentessa che ha lasciato la scuola il quinto superiore, e che in 6 anni di liceo ha trovato tra tutti i professori che aveva solo 5 insegnanti degni di essere chiamati tali, dislocati nei vari anni. Mi hanno fatto apprezzare e amare cosí tanto la loro materia perché gli piaceva insrgnarle e sapevano come trasmettere il loro sapere nel modo giusto. Non come (purtroppo) la gran parte degli insegnanti che non facevano altro che sminuirmi e nonostante l impegno che ci mettevo facevano di tutto per farmi cadere, anche con il terrorismo psicologico. Ho passato anni d inferno che mi hanno portata ad una profonda depressione e al non avere piú stima in me stessa perché anche se mi impegnavo al massimo impiegando ogni ora libera pomeridiana per le ripetizioni e i miei genitori spendevano soldi a palate, nonostante quello, continuavo ad andare male. Mi sono sentita dire un giorno dalla mia insegnante di matematica, dopo essermi offerta per fare un esercizio fatto alla lavagna così da recuperare un brutto voto, che era stato svolto bene l esercizio ma che non avevo usato il metodo spiegato da lei e quindi era ovvio che avessi fatto ripetizioni fuori, il che per lei era sbagliato perché dovevo stare attenta in classe non cercare aiuto altrove… quindi 4! Solo a ripensarci mi sale il nervoso. E ne avrei tantissime da raccontare ma non voglio ammorbare nessuno… volevo solo dire che concordo pienamente con l insegnante che ha scritto l articolo, dovrebbero essercene di piu come lui e come i miei ex professori di storia, biologia, filosofia, peccato che si possano contare sulle dita di una mano.

  82. Sono una studentessa universitaria.
    Durante gli anni delle medie e delle superiori mi è capitato di vedere insegnanti abbandonare l’aula durante la lezione e altre piangere a causa di discussioni con gli studenti. Al contrario di quanto dice lei, io penso che queste persone meritino di insegnare. Professoresse di questo tipo mettono l’anima nel loro lavoro: sono persone alle quali importa davvero del futuro degli studenti. So per esperienza che per qualcuno può essere difficile sopportare una delusione, ma questo credo non sminuisca assolutamente il valore di un’isegnante e tanto meno di una donna.
    Per quanto riguarda la necessità di maggiori controlli, sono d’accordo con lei. Ci sono docenti che non spiegano nemmeno la metà del programma ministeriale. A molti altri non interessa insegnare qualcosa agli studenti, ma solo concludere la propria giornata lavorativa in pace (purtroppo qui mi riferisco anche a professori universitari).

  83. E io a te dico: vieni in Inghilterra. Dove ti licenziano da un giorno all’altro per aver insinuato che un alunno si comporta male, anche se hai ragione.
    Premetto che questo non è successo a me in prima persona. Sono insegnante di matematica in Inghilterra da 3 anni e credo di conoscere ormai bene i pregi e difetti di entrambi i sistemi, avendo studiato in Italia fino ai 25anni. Fidati di me quando dico che anche se può essere frustrante fare il proprio lavoro con eccellenza in Italia circondato da colleghi inadeguati è molto peggio dover lavorare nel sistema del terrore degli inglesi, dove gli insegnanti vivono in una dittatura del terrore combattendo contro le ingiuste accuse degli studenti, dei genitori e dei vice presidi. Se vuoi sentire un punto di vista diverso e se vuoi capire perché il sistema a cui inneggi mi fa tanta paura (visto che lo vivo ogni giorno) non esitare a contattarmi.

  84. Ma mi faccia ill piacere! Chi sei? Mandata dalla Buona Scuola???scrivi come uno delle primarie..e cmq…un insegnante che Non aiuti un collega…che non si rende conto come siamo messi con alunni, famiglie e sistema non vale nulla! Un venduto..un burocrate..un freddo calcolatore…tu…un insegnante appassionato e bravo incontra un sacco di difficoltà nella scuola si sistema asettica che esiste! Dolo chi si maschera con intenzioni innovative e apertura invece mette in soggezione un’intera classe può dirsi “bravo”…e questo/a sei tu! Ma che bravo/a Cazzo …ci sta Cazzo! E di rifatti la macchina poco m importa! Sai quante dei miei colleghi infallibili come te dovrei bruciare …
    La verità è che oggi sto bimb maleducati i e le esigenze di famiglie esaltate ti fanno scellerate soprattutto se sei bravo e umano ! Ma dove vivi…?!vergognati prima tu che giudichi..
    Gli altri anche se meno “impegnati” di te, come vorresti sbandierare poco umilmente, sicuramente avranno altre doti ….
    Non aiutare un collega in difficoltà ed avere questi sentimenti verso il più
    debole (che magari è solo.mobiizzato da brutte persone come te e poi ci credo che non tiene i pargoli!) significa solo essere cattive perdone, insensibili ai colleghi come sicuramente agli alunni….altro che righe sulla auto…peggio!

  85. reclutanento? ho i miei dubbi: concorso ordinario, gae, chiamata diretta, laurea o diploma… in qualunque modo si recluti, ci saranno sempre insegnanti incompetenti insieme a quelli competenti. credo sia solo una questione di VOCAZIONE, sì, come i preti e le suore. questo mestiere è meglio non farlo se non viene dal cuore

  86. Mie espressioni di pensiero.
    ‘Quando tutti i Professori diventeranno Insegnanti, allora la scuola funzionerà.’
    ‘L’insegnante non è colui che sa insegnare ciò che sa, ma è colui che sa insegnare ciò che non sa.’

  87. Buongiorno, quest’articolo è farcito di parole sante, insomma a scuola si apprendono nozioni e informazioni importanti e se a guidare i nostri ragazzi ci sono degli incompetenti… Sono convinta che tutti hanno delle potenzialità, anche la scuola è importante, sono stufa di sentire professori che cercano a tutti i costi di colpevolizzare la famiglia dando per scontato di essere fenomeni dell’insegnamento… Diciamo che una selezione più attenta anche alla scuola pubblica non sarebbe una cattiva idea …

  88. Io sostengo invece che a saper insegnare sono veramente pochi.
    Perché per insegnare non basta conoscere una materia e non basta nemmeno guadagnarsi il rispetto.

    Per insegnare serve sopratutto la capacità di dare risposte alle domande.
    Perché la cosa veramente triste è che ogni materia è un concentrato di meraviglia, di stupore, di informazioni che ti fanno amare la bellezza del mondo ogni giorno di più e tanti, troppi alunni, non sapranno mai niente di questo perché a loro questa meraviglia viene presentata come “nozioni da ripetere”

    Non è un caso se dietro la passione di così tante persone per un materia in particolare c’è sempre un insegnante veramente bravo che ha fatto amare qualcosa che la maggioranza di altri insegnanti ha fatto odiare.

    Per me è stato così nella musica.
    Dopo essere passato per tanti insegnanti che vedevano nell’insegnamento musicale nient’altro che una rigorosa narrativa di metriche, valori, numeri da memorizza, da ricordare in un clima di serità e austerità, ho trovato un insegnante che rendeva ogni lezione una scoperta da rimanere a bocca aperta, grazie anche ai suo esempi con analisi di brani musicali reali e soprattutto le domande “ti sei mai chiesto perché….” e poi le risposte.

    Piano piano ho riscoperto in quasi tutte le materie la loro naturale bellezza, il piacere di impararle, ma non certo grazie ai professori che invece ve le avevano fatte odiare e me le avevano sempre presentate come nozioni a caso, vacue che non rispondevano a nessun mio quesito o bisogno.

    Ho visto alunni amanti dei libri finire per odiarli a causa dell’imposizione della lettura forzata di romanzi in quel solito clima di austerità e serietà.
    Ho visto ragazzi bravissimi a disegnare odiare il disegno dopo essere passati sotto lo sguardo di insegnanti che disapprovavano crudelmente i soggetti da loro scelti.

    Ho visto ragazzi odiare la matematica e la storia, fino a quando non hanno riscoperto il piacere di conoscere ciò che queste materie hanno da offrire attraverso dei DVD didattici che enfatizzando il lato avventuroso della storia e quello quasi magico della matematica, sono stati in grado di spiegare più cose in 2 settimane che tanti insegnanti in 5 anni.

    Quando qualcuno mi dice di odiare una materia, di odiare la narrativa che ci sta dietro io chiedo sempre “ma non ti piacciono i film?” perché i racconti di una materia sono come la trama di un film: difficile non appassionarsi, non ricordare a meno che il materiale non sia particolarmente girato male, noioso, senza colpi di scena e con buchi di sceneggiatura.

    E allora ho capito che un bravo insegnate è prima di tutto un regista, un regista che sta girando una saga sulla sua materia e purtroppo troppi, la maggioranza degli insegnanti, sono prima di tutto dei pessimi registi.

    L’analogia più logica che mi viene in mente è quella con un oratore. Ho assistito a conferenze tanto avvincenti quanto un film d’avventura grazie alla capacità comunicativa e al carisma del conferenziere ma anche grazie alla sua abilità di creare uno story board dove ogni tassello si incastrava nel posto giusto al momento giusto. Poi ho assistito ad altre conferenze dove per quanto potesse essere interessante l’argomento era impossibile appassionarsi o prestare attenzione o capire o ricordare perché l’oratore era incapace di comunicare, parlava con un tono monotono, introduceva nozioni nei momenti sbagliati prima di introdurre gli elementi necessari alla loro comprensione e non trascinava.

    Ma un conferenziere, un oratore lo si può scegliere, se ne possono vedere tanti… ma di insegnante un alunno ne ha uno, e se gli capita (cosa molto probabile) quello che non alcuna capacità dialettica, registica, narrativa allora con la stessa atroce noia e senso di pesante apatia che porta un 50 enne istruito a non comprendere niente di una conferenza, finirà per odiare una materia che non merita il suo odio.

    Io stesso ho salvato dei ragazzi mostrando loro che spiegata in maniera diversa e osservata così come si osserva un film, ogni materia ha qualcosa di affascinante e trascinante. E le loro reazioni dicono tutto “non pensano che matematica/grammatica/storia/geografia potessero essere così interessanti, vorrei continuare tutto il giorno a leggere e studiare…”

    Poi in classe quelle materie ritornavano ad essere pesanti nozioni vacue spiegate con la più illogica sequenza narrativa e con la più angosciante monotonia… ma almeno quei ragazzi ora sapevano che quella materia era altro e che quando volevano potevano riscoprire da soli il piacere di imparare.

    Ci scommette che esistono tante persone che sarebbero capaci di spiegarvi, raccontarvi il vostro film o romanzo preferito in una maniera tale che perfino voi che amate quell’opera alla follia pensereste “che noia, che supplizio” tanto da inorridire al pensiero che chi non conosce quell’opera tanto amato se ne venisse a conoscenza tramite questa persone la escluderà di certo tristemente dalla sua lista di letture e visioni?

    Ecco, tenete a mente questo esempio e questa sensazione e ricordate che questo è quello che provano ogni giorno tantissimi bambini e ragazzi che non sapranno mai quanto meravigliose sono le materie purtroppo affidate alla narrazione di noiosi, prolissi, monotoni e freddi cantastorie.

  89. anche tra i docenti va di gran moda il populismo dell’ovvio
    giusto per rimanere nell’ovvietà del pensiero comune

    ma perchè (ma perchè) invece della decurtazione dello stipendio
    non si provvede ad un cambio di professione ? grillinamente parlando
    ho visto cose che voi umani … e le vede anche lui da lassù
    e non muove un dito e nemmeno giudica
    e figuriamoci si gira quando si azzuffano
    ovviamente dev’essere perchè non è pagato per insegnare

  90. Vorrei intervenire per dire la mia…
    Io sono un insegnante di lettere precario, in III fascia, senza (probabilmente) futuro nella scuola. Faccio questo lavoro senza vocazione, ma, almeno, penso di valere meno rispetto ad altri insegnanti. Sono più di 4 anni che non leggo una lettera greca e, quest’anno, mi è capitata una supplenza in una classe V del liceo classico. Sto collezionando gaffes a bizzeffe e, a cagione della mia correttezza, ammetto sempre gli errori fatti davanti agli alunni. Ho detto loro che non ho esperienza nel campo, che ho sempre insegnato nelle scuole professionali e che, sicuramente, sarebbero stati in migliori mani con altri insegnanti nella mia graduatoria.

    Fin qui tutto bene, no? Eppure, dove sono gli altri insegnanti nella mia graduatoria quando servono? Io sono penultimo nella graduatoria per la classe di concorso A052 e, dal momento che non sono allergico al denaro, rinuncio sempre alla disoccupazione per lavorare. Gli altri, ben più blasonati insegnanti attendono il termine dell’avente diritto e, poi, entrano in scena… comodo, vero? Perfetto, ma, per il bene dei ragazzi, sarebbe stato meglio entrare in scena prima e soffiarmi il posto. Io non avrò la vocazione, non sarò un bravo insegnante, commetterò errori immondi nella mia materia, ma, almeno, rispetto il diritto al meglio delle povere generazioni che ho davanti e, se c’è la possibilità di lasciare il posto al migliore, lo faccio senza esitazione. Il problema è che i migliori, forse, non sanno di esserlo, oppure fingono di non saperlo.

  91. Trovo davvero triste che gli insegnanti si facciano guerra tra di loro invece di sostenersi per risolvere i numerosi problemi che stanno distruggendo la scuola pubblica italiana. Quello dell’insegnante è attualmente un lavoro estremamente sottopagato in Italia se si tiene conto che per farlo occorrono specializzazioni, l’abilitazione e il superamento del concorso che oggi la Buona scuola impone a tutti. Una professione che tuttora sottopone le persone ad anni di precariato, costringendole pur avendo i titoli sopra elencati, a saltare da una scuola all’altra diversa ogni anno. Coloro che lo giudicano negativamente, studenti, genitori e altri, perché non si candidano? Laureatevi, sborsate 2500 euro per conseguire un’abilitazione con il superamento di 25 esami scritti e orali in un anno, poi fatevi un bel concorso della Buona scuola e se lo superate come è successo a molti quest’anno e scoprite che le cattedre non ci sono, allora tornate contenti e gratificati a fare i supplenti a poco più di 1000 euro al mese. Dubito che chi ha scritto questo ignobile articolo contro i docenti sia un insegnante altrimenti saprebbe come gli insegnanti sono realmente trattati oggi, umiliati, offesi dal sistema scolastico italiano, dal governo Renzi (vedi inadeguata Riforma Buona Scuola e sue visibili conseguenze) e da molti italiani. Perché? Perché in Italia a nessuno importa della scuola. L’ignoranza e la corruzione sono diffuse a tutti i livelli e in tutte le categorie professionali. Perché si è così rabbiosi verso gli insegnanti e non verso i medici? Eppure il loro lavoro è ugualmente importante. La scuola è solo lo specchio del cattivo funzionamento del sistema politico e sociale del nostro paese ed è davvero l’ultimo pensiero della classe politica attuale altrimenti non tratterebbe così male studenti e insegnanti. Svegliatevi e guardate in modo più critico quello che accade intorno a noi!

  92. Hai ragione, personalmente di buoni insegnanti ne ho avuti molti e oggi mi pento di non averli seguiti di più perché distratta dalle “turbe” adolescenziali ma la PEGGIORE me la ricordo meglio di tutti: insegnante di lettere classiche al ginnasio, non sapeva tradurre ( consultava i bignami in classe senza alcun pudore), non spiegava MAI nulla, si limitava a dire a uno di noi di leggere ad alta voce e alla fine ci diceva di studiare da pag. a pag…un anno di scuola buttato. Mi ha fatto quasi decidere di cambiare indirizzo di studi tanto mi aveva fatto disgustare e annoiare. Alla fine ho cambiato solo sezione. Ancora mi domando, a distanza di anni, come avesse fatto ad ottenere la laurea e ad entrare di ruolo!

  93. Sono un’insegnante. Ma non lavoro a scuola, ho DECISO di non lavorare a scuola, ma di dedicarmi all’insegnamento privato. Se insegno bene, lavoro. Se non ne sono in grado, chiudo partita iva e ciao.
    Sto ancora lavorando. Ma forse scelgo il verbo sbagliato: per me non è lavorare, è una passione immensa. E’ andare a letto con la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo nel mio lavoro ed alzarmi con, magari, qualche nuova idea per i miei studenti. E’ continuare a studiare, a studiare e a studiare ancora per migliorare la qualità dei miei insegnamenti, per capire come parlare ai miei studenti, come permettere loro di superare eventuali difficoltà.
    Quindi ammiro il tuo lavoro, in particolare questo pensiero che ho appena letto, perché posso immaginare quanto frustrante sia vedere colleghi che sono sì insegnanti, ma lo sono, magari, per ripiego. Oppure lo fanno perché pensavano fosse diverso, ma è una lotta quotidiana e ci vuole fegato, sangue e stomaco per andare avanti.
    Ti seguirò, indubbiamente.

  94. “Voglio che mi tolgano lo stipendio per un mese, se non sto attento a uno scrutinio e sbaglio a votare, facendo bocciare un ragazzo che magari poteva essere promosso.”…
    ma anche quando si promuove un ragazzo che non doveva essere promosso… o no?

  95. Dice un vecchio detto: i panni sporchi vanno lavati in famiglia. Articoli del genere, per quanto possano essere condivisibili, potrebbero alimentare acredine da parte di famiglie “sindacaliste” dei propri figli proprio nei confronti di quei docenti considerati impopolari e che invece svolgono seriamente il loro lavoro. Questi argomenti delicati che per essere compresi a fondo necessitano di competenze specifiche e andrebbero discussi nelle sedi appropriate e non certo sui social! Il rischio concreto che la categoria docente possa essere ancora una volta additata è elevato! Bisognerebbe, invece, mettere in cattiva luce e spronare ad agire meglio proprio la classe dirigente, i politici che decidono in merito a percorsi di reclutamento, merito e organizzazione scolastica!

  96. Tu forse non hai per dirigente una becera amministratrice di condominio che pur di far quadrare i conti e far tornare i numeri per ottenere le prime l’anno prossimo (ergo vile demaro), si mette a far la trita-esistenze in CDI spronando gli insegnanti a mietere bocciati nelle prime, il più possibile. E ciò che è ancor peggio è che i dubbi sulla formazione delle classi prossime sono causati dalla inadeguatezza del suo ruolo, che ha causato emigrazione negli IC limitrofi, abbassando il numero di iscritti il prossimo anno. Mostruoso ciò che può fare una incompetente priva dei buoni principi che dovrebnero muovere l’insegnamento.

  97. Curiosità. La citazione dal film Blade Runner, in verità nel doppiaggio originale inizia in maniera leggermente diversa: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi […]”.

  98. Quanto piace ai prof criticare i colleghi!
    Credo che non accada per nessun altro mestiere!
    Ci stavo cascando anche io! Poi ho capito!
    Poi, sfogati pure, se vuoi. Non verrò mai a rigarti la macchina!

  99. Chiedo scusa se mi intrufolo…. sono appena entrata a far parte di questo sito, sperando di trovare colleghi con cui confrontarmi, mettermi in gioco, condividere e creare metodi, strategie…..mi ritrovo invece a un quasi-talk-show dove ci si punta il dito gli uni contro gli altri.
    Che la scuola stia andando a pezzi lo sappiamo tutti….che ci siano dei casi umani non idonei all’insegnamento lo sperimentiamo tutti….
    L’insegnamento e’ una sorta di missione perche’ non si puo’ sempre mettere un separe’ tra le vicende (spesso dolorose) private e il self control necessario a gestire un gruppo di allievi con le loro peculiarita’…. e’ bello riuscire nel lavoro che si ama, ma quando ci si fa un esame di coscienza con tanti di autocritica sarebbe meraviglioso trovare un’ equipe di colleghi disposti ad aiutarti a migliorare senza critiche, giudizii e indignazione….
    Tutti credo sperimentiamo I sotterfugi e gli sgambetti di gente forse non proprio conpetente ma abile e scaltra nell’ingraziarsi il sempre piu’ potente dirigente…..
    L’errore che in molti facciamo e’ considerare l’insegnamento come rapporto insegnante-alunni….
    Come in famiglia…..deve esserci un solido accordo, aiuto, fiducia,sostegno tra educatori per poi rivolgerci agli alunni
    Questo e’ molto complesso e utopico da raggiungere….ma possiamo provarci almeno come atteggiamentoverso colleghu, genitori, dirigente,bidello…con questo atteggiamento interiore mi sono iscritta nel gruppo…..
    Se invece tutto ruota intorno al farsi guerra e puntare il dito, ditemelo subito che scappero’ a gambe levate
    Voglio crescere e migliorare arricchendomi, non affondando gli altri

  100. AL CORSO DI LAUREA DI MEDIAZIONE LINGUISTICA LA MIA PROF DI GLOTTOLOGIA è UNA TRA LE PERSONE PIù IGNORANTI DEL PIANETA MA CHE COMUNQUE, COL SUO FARE SACCENTE, CONTINUA A SPIEGARE NOZIONI DI DUBBIA PROVENIENTA SBAGLIANDO ACCENTI, FORME LINGUISTICHE E DEFINIZIONI. SONO DISPERATA MA CHI LE HA DATO LA CATTEDRA???? VOI COME VI COMPORTERESTE AL MIO POSTO?

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