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Capita molto spesso, forse anche troppo, di ritrovarsi in classe alunni che, apparentemente, non hanno voglia di studiare e si mostrano indifferenti e apatici di fronte alle innumerevoli attività didattiche che proponiamo.

 

Spesso passiamo interi pomeriggi a casa a cercare attività che per noi sono motivanti e coinvolgenti, pensiamo che finalmente riusciremo ad entusiasmare questi alunni e poi, quando arriviamo in classe e, tutti contenti e speranzosi, proponiamo queste attività, purtroppo non abbiamo il coinvolgimento che speravamo e i risultati che ci eravamo prefissati di avere. E così, i bambini che seguono e hanno sempre seguito, continueranno a farlo, gli altri, proprio quelli per i quali avevamo proposto l’attività, si disinteressano e continueranno a disinteressarsi.

 

E allora?

 

a) diamo la colpa a noi stessi per non essere riusciti ad attirare l’attenzione di quegli alunni;

 

b) diamo la colpa agli alunni che, apatici e svogliati, vengono a scuola solo per scaldare il banco o disturbare.

 

A questo punto ci mettiamo in discussione, cominciamo a pensare e ripensare e ci adoperiamo per trovare attività alternative che riescano a coinvolgere tutti gli alunni senza escluderne nessuno. Come diceva Don Milani: “Se si perde loro (gli ultimi), la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati“.

 

Tranquilli! Sicuramente abbiamo proposto la giusta attività con una metodologia poco adatta.

 

Chi di voi ha mai sentito parlare di R.E.A.L.?

 

L’acronimo REAL sta per “Rational Emotional Affective Learning“, un approccio umanistico affettivo che stimola la globalità affettiva e sensoriale dell’alunno e ha il grande vantaggio di motivare la volontà ad apprendere e fissare l’esperienza nella memoria a lungo termine, stimolando allo stesso tempo la sinergia tra docente e alunno. A questo approccio può essere affiancata un’altra metodologia molto utile ed efficace basata sull’operatività, che dà sempre ottimi risultati: il “learning by doing”, cioè “facendo s’impara”.

 

Purtroppo oggi, più che in passato, ritroviamo nelle nostre classi bambini pigri, svogliati e molto lenti in ogni attività che si svolge, come se fossero presi da altro o come se quello che si sta facendo non stimolasse in loro nessun coinvolgimento.

 

Tante possono essere le cause di questa apatia, tuttavia, una volta che sono state escluse delle specifiche patologie croniche che causano questa inattività, possiamo utilizzare strategie che portino il bambino a “vedere”, “fare” e “provare” ciò che impara, in quanto per comprendere e memorizzare, la strategia più efficace è l’apprendimento attraverso il fare, attraverso l’operare e attraverso le azioni che vengono interiorizzate solo quando il bambino agisce e sperimenta su materiali reali e oggetti fisici.

 

imparare divertendosi

 

Sappiamo infatti che ogni volta che noi agiamo, lo facciamo per un fine, uno scopo preciso. Questo fine è il bene che desideriamo e amiamo. Da ciò si deduce che tutte le azioni che compiamo e ogni nostro pensiero sono sempre mossi da una motivazione, un interesse, una passione e sono sempre sostenute dall’affettività. Ecco perché si parla di intelligenza affettiva: “learning by loving” cioè: “s’impara amando”.

 

Per questo motivo, affinché gli alunni operino e pensino, devono essere motivati: non si impara senza motivazioni, non si comprende senza motivazioni, non si ricorda senza motivazioni.

 

E poiché la “memoria è negli occhi”, ritengo molto validi ed utili i giochi nei quali i bambini sperimentano ciò che imparano in maniera giocosa e gioiosa. Tutti, proprio tutti, parteciperanno senza remore.

 

I miei alunni sanno che sono solita fare dei giochi come completamento delle attività proposte, soprattutto quando voglio fare interiorizzare quanto svolto in classe. E devo dire che a loro piace molto e i risultati ottenuti sono immediati.

 

Di solito scelgo giochi molto semplici, accattivanti, con mezzi facilmente reperibili: la palla, lo scaccia mosche, o addirittura giochi che costruiamo noi stessi. L’attenzione si mantiene sempre alta e il successo è assicurato.

 

Ritengo che questa metodologia sia un valido aiuto per noi docenti, quindi perché non provarlo?

 

Un’attività che voglio condividere con voi è un gioco che nella mia classe ha riscosso molto successo ed è servito ai bambini per memorizzare le lettere dell’alfabeto e i numeri in inglese fino al venti.

 

Il gioco del DOMINO, un gioco da tavolo che si svolge utilizzando una serie di tessere… un po’ rivisitato per l’occasione.

 

Innanzitutto abbiamo preparato le varie tessere scrivendo su alcuni foglietti di carta, suddivise in due sezioni, le lettere dell’alfabeto, mentre su altri abbiamo scritto i numeri (in lettere), in inglese, fino al venti.

 

Successivamente abbiamo plastificato le varie tessere (usando la plastificatrice) in modo da renderle resistenti.

 

A questo punto abbiamo ritagliato le varie tessere. Preparazione terminata: che il gioco abbia inizio!

 

Primo gioco: il Domino dei numeri

 

Ho distribuito una tessera recante due numeri a ciascun alunno.

 

L’alunno in possesso della tessera con i primi due numeri (one, two), ha cominciato il gioco fissando la sua tessera alla lavagna (ci siamo serviti della gommina adesiva bianca removibile e riutilizzabile Patafix) e poi, a turno, uno dopo l’altro, ognuno ha proseguito la successione fissando la propria tessera alla lavagna.

 

Man mano che la successione numerica è proseguita, i bambini hanno ripetuto i vari numeri in modo da memorizzarli.

 

Si è formato alla lavagna il tipico “ serpente” del Domino, con la successione numerica da uno a venti. I bambini hanno letto più volte i numeri e li hanno memorizzati anche nella forma scritta (che di solito è quella che causa maggiore difficoltà di memorizzazione).

 

Il “nostro” Domino è un gioco che non prevede vincitori, è solo un modo giocoso per far memorizzare nuovi esponenti linguistici… e quindi, poiché lo scopo è imparare divertendosi, sono tutti vincitori.Inoltre  è un gioco che appassiona molto i bambini, può essere svolto tante e tante volte senza che i bambini si annoino mai.

 

Nel caso in cui le tessere non fossero sufficienti per tutti i bambini, si possono formare due gruppi e fare due turni di gioco.

 

Imparare divertendosi (5)
Imparare divertendosi (1)
Imparare divertendosi (2)
Imparare divertendosi (3)
Imparare divertendosi (4)

 

Secondo gioco: il Domino dell’alfabeto

 

Nel Domino dell’alfabeto, le regole e la struttura del gioco rimangono le stesse. Variano soltanto le tessere da utilizzare.

 

È un gioco semplice che permette di fare esercitare i bambini, di allenare la memoria e li induce, spesso inconsapevolmente, al rispetto delle regole.

 

Ricordiamoci infatti che il gioco riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino e gli offre la possibilità di esercitare un ampio spettro di abilità (sensoriali, motorie, cognitive, affettive, espressive, sociali, comunicative, linguistiche e morali) in modo quasi del tutto inconsapevole.

 

E allora, perché non usare il gioco per mantenere alta l’attenzione dei bambini e non cadere nella monotonia?

 

Imparare divertendosi (6)
Imparare divertendosi (7)
Imparare divertendosi (8)
Imparare divertendosi (9)
Imparare divertendosi (10)
Imparare divertendosi (11)
Imparare divertendosi (12)

 


Autore articolo
Zina Cipriano

Zina Cipriano

Insegnante

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2 Commenti

  1. Trovo l’articolo molto interessante e con validi spunti pratici. Spesso si sottovaluta l’utilità del gioco perché si crede una perdita di tempo e invece questo articolo ci fa capire che il gioco è un valido strumento didattico. Bravissima. Di certo questo prevede un lavoro e una progettazione a monte perché se si prepara il gioco del domino ad esempio bisogna prima realizzare tutto l’occorrente e, forse è proprio la preparazione minuziosa dei vari materiali che fa mettere da parte questi strumenti validissimi. Tanti complimenti ancora a questa insegnante.

  2. Condivido pienamente quanto scritto da questa fantastica maestra. Ritengo che il gioco sia uno strumento che apre anche le porte più serrate della mente del bambino e permette di entrare in empatia con loro. Certo il gioco prevede una progettazione attenta e precisa dell’attività però permette anche di raggiungere risultati inaspettati e duraturi. Faccio i complimenti a questa maestra che, come già altre volte ha fatto, riesce a comunicare con semplicità e in modo diretto è chiaro, semplici attività che tutti poi possono svolgere. Un grazie anche per aver messo a disposizione degli altri la sua esperienza e le sue tecniche. Seguo sempre i suoi articoli che trovo semplicemente sorprendenti. Brava

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