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“Anno stellare xxxx, il computer oggi ci ha parlato dei tempi nei quali a scuola vi erano insegnanti in carne ossa”. Forse, in un tempo lontano questo lo potremmo trovare annotato su un computer da uno studente.

Tecnologia e scuola. Un binomio che raffigura un matrimonio difficile da sempre.

Quando fecero la loro comparsa le prime calcolatrice furono viste come il diavolo. Impossibile usarle a scuola, facili da utilizzare a casa. I risultati si sono visti. Fare una divisione, non a tre cifre, senza una calcolatrice è divenuto impossibile. Uno strumento tecnologico destinato a facilitare ha, di fatto, sostituito la capacità insegnata a scuola di far di conto.

Il computer non è un nuovo demone né tanto meno deve essere considerato come un qualcosa di negativo. Pur tuttavia, solamente il pensare che esso possa sostituire l’insegnante nelle scuole, porta a dire “il troppo storpia”.

computer

A dire che vi sia qualcosa che non quadra, anche se il buon senso lo ha da tempo già evidenziato, è propriamente l’OCSE, cioè l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Infatti nel suo studio dal titolo “Students, computers and learning: making the connection” ha posto l’accento come presso le scuole quella che era vista come una bacchetta magica non stia producendo gli effetti desiderati.

Ora, sempre il buon senso, porterebbe a chiedersi dove sia la notizia. In realtà il pensare, l’ipotizzare e il credere che solamente con la presenza del computer si possa far migliorare le prestazioni nelle scienze, nelle materie letterarie come pure nella comprensione di un testo è alquanto velleitario.

Ma se lo dice l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ovviamente, ha una cassa di risonanza maggiore.

Tuttavia, ci si dimentica come utilizzando sempre il vecchio e caro buon senso, sia chiaro che ogni cosa ha una valenza se utilizzata in maniera appropriata. Ma davvero vi è stato un qualcuno che ha creduto che un computer potesse così facilmente prendere il posto di un insegnante?

Un conto è utilizzare modi e sistemi per attirare l’attenzione degli studenti, un conto è fornire un mezzo per fare più rapidamente delle ricerche, ma è tutt’altra cosa voler ipotizzare che si possano comprendere e studiare i fatti esclusivamente tramite un mezzo chiamato computer.

L’aspetto, che è poi è la vera notizia, è che l’OCSE ha dimostrato come gli studenti che sono soliti passare gran parte del loro tempo sul computer e non sui libri, hanno ottenuto peggiori risultati a confronto di chi lo utilizza poco tempo.

Ma non è tutto. Nello studio “Students, computers and learning: making the connection” è anche emerso un quadro desolante, nel quale gli studenti computer dipendenti, oltre ad avere pessimi risultati, sono anche risultati essere più assenteisti oltre che avere comportamenti definiti “indesiderabili”.

Per fortuna, verrebbe da dire, che esiste l’OCSE, per dirci che la tecnologia non è sinonimo di magia e che nonostante tutte le sue innegabili qualità resta sempre un qualcosa da maneggiare con competenza e cura.

Il computer è un valido mezzo per supportare, ma di certo triste sarebbe il mondo nel quale la conoscenza e la competenza venisse da lui trasmessa. Anche con tutti i loro umani difetti, gli insegnanti restano gli unici in grado di poter colmare le lacune culturali.

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