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Dopo quelle del terremoto è diventato un impegno morale di ogni persona per bene che frequenta il web riconoscere le bufale.

Ne hanno inventate di cotte e di crude, che basta prendere il monte premi di un concorso per riparare i danni; che basta smontare una fiera e rimontarla a Amatrice; che basta inviare i soldi sms, perché se li frega la banca; che la terra è diventata calda e perciò vengono i terremoti, che poi vengono anche perché facciamo un sacco di peccati; che la scala Richter italiana è taroccata (e ogni giorno ne viene fuori una, perché la bufala madre è sempre incinta).

Per scoprire una bufala ci sono i siti appositi, da valigia blu a bufale.net, e tanti altri e poi si può fare il fact checking.

bufale

Lo sanno tutte le persone per bene della rete, e lo fanno sempre, tanto è vero che evitano di farsi propagatori di bufale, perché se ne accorgono subito.

Non parrà inutile, tuttavia, il metodo che qui suggerisco, basato su una profilatura linguistico-comportamentale (linguistic and behavior profiling), che ha come obiettivo, più che la scoperta della bufala (lie, bullishit), l’individuazione del bufalatore (the bullshit maker). Come si suol dire, prevenire è meglio che distruggere.

Seguendo questo metodo, tutti potrete diventare come Tim Roth, quello di “Lie to me”, e scoprire quei piccoli segni, che sfuggono ai più, ma che tradiscono inequivocabilmente il raccontatore di frottole (lier).

Eccoli, sono appena dieci. Se li studiate bene, farete buona caccia.

1. Ha problemi di vista, perché vuole sempre vederci chiaro, o non vede bene e ha il fumo negli occhi
2. E di olfatto: sente spesso delle puzze, non di rado di bruciato
3. In compenso ha un udito finissimo, dal momento che non gli sfuggono quelle voci e vocine che voi distratti vi lasciate scappare
4. Ha difficoltà aritmetiche: per quanto cerchi di fare due più due, oppure quattro conti, i conti non gli tornano mai
5. Accompagnate da difficoltà in geometria, perché non riesce mai a fare la quadra, e qualcosa non gli quadra mai.
6. Quando scrive fa mumble mumble. Ve ne accorgerete, perché, se non scrive “mumble mumble”, scrive mmmm.
7. E’ spesso sovrappensiero. I pensieri lo colgono solitamente tra una parola e l’altra. Si tradisce perché, ogni volta che rimugina, batte i puntini e i puntini e i puntini.
8. Se non batte i puntini, si massaggia il mento. Ma questo lo potete scoprire solo se vi racconta la bufala su skipe
9. Cita proverbi che non usa più nessuno, tipo “qui gatta ci cova”, o di politici di un tempo passato, come “a pensar male si fa peccato, ecc.”
10. A bufala terminata, ama chiudere con una interiezione : “mha”, con la acca rigorosamente al centro. Ah, con il punto esclamativo. Tanti punti esclamativi.

Scoperto l’inventore, non vi resta che eliminarlo. E qui casca l’asino. Perché eliminarli sarebbe facilissimo. Ci vorrebbe un nonnulla e sarebbe a costo zero. Ma evidentemente … è la volontà politica che manca.

Il cittadino vuole chiarezza, ma a questo punto, tutto diventa confuso e i conti non tornano più. Aleggia un forte olezzo di bruciato. Confessiamolo, nessuno di noi avrebbe mai pensato di dare ragione al vecchio Andreotti … mha!

Antonio Brusa, dalla sua pagina facebook

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