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La Dottoressa Trivelli ci ha spiegato nel precedente articolo che il Mutismo selettivo è “la persistente impossibilità di parlare in situazioni sociali specifiche mentre in altre situazioni parlare risulta possibile” e una di queste “situazioni sociali” è la scuola, luogo in cui normalmente si manifesta il Mutismo Selettivo. La mia domanda è: come mai a scuola? Cosa succede ad un bambino che soffre di Mutismo Selettivo nel momento della sua entrata in questa situazione sociale?

Sappiamo bene che la scuola, in linea generale, è un contesto sociale che facilita e promuove la capacità di portare avanti compiti evolutivi, propri della fase di sviluppo in cui si trova il bambino che frequenta quel determinato grado di scuola. Questi compiti riguardano sia l’apprendimento, sia lo sviluppo delle abilità, possiamo quindi considerare la scuola come un ambiente richiedente, dove ci sono regole implicite e esplicite, dove ci sono sottoluoghi diversi, momenti della giornata diversi, ma anche un luogo dove sentirsi capaci, grandi, importanti, quindi la scuola la possiamo considerare una risorsa, ma anche come sfida che dovrebbe alimentare la risorsa.

Un bambino in età prescolare o scolare con diagnosi di Mutismo Selettivo viene messo in crisi dalle richieste sul piano competitivo, dalle prestazioni scolastiche, allo spostamento nei sottoluoghi diversi, dalle richieste sul piano cooperativo tra pari (ad esempio il gioco, la collaborazione) e non riesce ad utilizzare in maniera efficace né le risorse personali, né quelle del contesto scuola.

Quindi quali consigli può dare agli insegnanti?

Quando parliamo di Mutismo Selettivo è fondamentale instaurare una collaborazione diretta tra la famiglia del bambino, psicoterapeuta e scuola con l’attivazione dei BES, dell’educatore o dell’insegnante di sostegno, o solo tra psicoterapeuta e insegnanti in modo da trovare le giuste strategie che possano aiutare il bambino a ridurre l’ansia a scuola.

Che tipo di collaborazione deve attivarsi tra scuola e famiglia?

La comunicazione iniziale tra la scuola e la famiglia non è sempre facile, sono gli insegnanti che per la prima volta segnalano un comportamento strano del bambino, solitamente i genitori non riconoscono il loro bambino nella descrizione dell’’insegnante: vale a dire di un bambino che non interagisce, non parla, un po’ congelato. Loro figlio non è così, è un tornado, un chiacchierone, un bambino allegro. La comunicazione quindi può avere un impatto delicato perché i genitori potrebbero vivere la scuola come responsabile del disagio del bambino, e la scuola potrebbe chiedersi cosa succeda a casa e in quella famiglia che provochi un così grande disagio nel bambino. Lo sforzo che devono fare gli insegnanti è quello di aiutare la famiglia a passare da una fase di negazione a una di accettazione.

Entrambe le parti devono accettare che il bambino abbia due comportamenti, uno a scuola tendenzialmente più inibito e uno a casa più libero, vivace, ciarliero.

L’insegnante quindi svolge un ruolo fondamentale anche perché accorgendosi per prima del silenzio del bambino, permette di effettuare una diagnosi precoce.

Esattamente, nel mutismo selettivo la diagnosi precoce ha un ruolo fondamentale.

Prima si avvia il processo diagnostico e quindi di trattamento, più risulta semplice dar inizio al cambiamento. Per i bambini al di sotto dei 6 anni il mio metodo di approccio e quello delle mie colleghe dello Studio S.m.a.i.l è quello della terapia indiretta, lavoriamo con la famiglia e la scuola, senza coinvolgere il bambino, per produrre quei cambiamenti che possano abbassare i livelli d’ansia e facilitare la risoluzione del sintomo. (su questo argomento torneremo e lo amplieremo nel prossimo articolo)

Dottoressa sappiamo che gli insegnanti hanno in classe bambini con differenti problematiche, avere informazioni, conoscenze, e maggiore consapevolezza sicuramente può aiutarli ad alleggerire il loro lavoro e anche a gestire meglio l’ambiente classe, ora potrebbe entrare nei dettagli e dare consigli pratici agli insegnanti per quel che riguarda il Mutismo selettivo?

Gli insegnanti devono prendere in considerazione un elemento molto importante: il livello di comunicazione verbale del bambino varia a seconda del luogo e delle circostanze, quindi un bambino potrebbe paradossalmente non riuscire a parlare in classe, e invece riuscire a farlo nel cortile della scuola, questo perché i livelli d’ansia del bambino non sono sempre uguali né durante tutta la giornata né in base a tutti i sottocontesti che la scuola prevede.

Questo è un concetto molto interessante, infatti mi capita spesso di ricevere mail e messaggi di genitori e/o insegnanti che non riescono a comprendere come mai il bambino parli appena varcata la soglia della classe, a mensa, oppure addirittura con una compagna solo nel cortile ma non in classe. Che strategie devono attuare gli insegnanti per aiutare i bambini?

Ci sono diverse strategie che gli insegnanti possono mettere in atto per aiutare i bambini ad abbassare i livelli d’ansia e per far uscire le parole, ma ci sono anche comportamenti che gli insegnanti devono evitare e forse potremmo iniziare da questi:

-Evitare di chiedere costantemente” perché non parli? I bambini sia quelli piccoli che quelli più grandi non hanno una grande capacità di monitoraggio del proprio vissuto interno e nella maggior parte dei casi NON sanno perché non parlano, possono dare delle risposte fuorvianti tipo: “non ne ho voglia”, mentre noi sappiamo che non è una questione di voglia o di volontà, hanno tantissima voglia di parlare, ma non riescono ad emettere la voce.

-Evitare di farlo parlare a tutti i costi. Le parole usciranno quando i livelli d’ansia saranno più bassi e quindi il bambino si sentirà più a suo agio, quando si sentirà in grado di gestire maggiormente la situazione esterna e quindi anche la sua situazione emotiva interna.

-Evitare di porre al bambino la domanda pressante “quando parlerai?”. In caso abbia risposto ad un’altra maestra, evitare di chiedere la ragione di questa preferenza.

-Evitare di sedurre promettendo voti alti, o regali.

-Evitare di ricattare;

-Evitare di provocarlo per farlo parlare, sicuramente la provocazione portata a livelli estremi in alcuni casi può produrre una risposta tipo “smettila”, “basta”, “no”, ma non è certamente questa reazione che risolve il mutismo selettivo. Resterebbe un episodio. Il nostro intento è quello di abbassare l’ansia al fine di portarlo a parlare con un numero di persone sempre più numeroso e in diversi contesti, e questo può accadere solo quando i livelli d’ansia si abbassano.

Bisogna sempre ricordarsi che il problema non è il parlare o non parlare, il problema è l’ansia. Quindi le strategie che vengono suggerite agli insegnanti devono essere sempre volte ad aiutare il bambino a gestire l’ansia, non tanto a far uscire le parole.

Altro consiglio è quello di non eccedere nel rinforzo positivo, quindi evitare i festeggiamenti in caso riuscisse a parlare, perché i bambini con mutismo selettivo non amano essere al centro dell’attenzione né quando viene sottolineata la loro difficoltà, né nel momento in cui riescono a superarla. Comprendiamo che sono emozioni difficili da controllare per gli insegnanti, immagino la vostra felicità il giorno in cui ascoltate, dopo mesi, a volte anni, per la prima volta la voce del bambino silenzioso, ma dovere dosare le vostre reazioni   e aiutare anche la classe a dare meno peso a questo evento. D’altra parte, è giusto essere onesti col bambino e tranquillizzarlo, dirgli che il giorno che riuscirà a parlare la maestra sarà felicissima e gli sorriderà perché è riuscito a superare una situazione che lo metteva molto in difficoltà, ma non ci saranno applausi o abbracci.

Dottoressa Trivelli abbiamo il gruppo classe e il bambino con mutismo selettivo che ne fa parte, cosa devono fare o non fare gli insegnanti per gestire il gruppo classe?

Gli insegnanti dovrebbero evitare che il gruppo classe faccia eccessiva pressione sul bambino per farlo parlare, evitare che ci siano manifestazioni eclatanti in caso riesca a farlo, e anche evitare che i compagni si sostituiscano eccessivamente al bambino rispondendo al suo posto.

Ora abbiamo imparato moltissime cose da evitare e credo che queste azioni contribuiscano a rendere la classe un luogo in cui il bambino si possa sentire sempre più a suo agio, ora può dare qualche consiglio agli insegnanti sulla cosa fare?

È veramente necessario che gli insegnanti si consultino con la famiglia e con lo psicoterapeuta per essere aiutati a gestire al meglio le dinamiche della classe rispetto al bambino con mutismo selettivo. Quindi come ho già detto all’inizio, il primo passo è formare una vera equipe scuola-famiglia-psicoterapeuta.

Per quanto riguarda i bambini nella scuola elementare è possibile utilizzare tutti gli strumenti compensativi e dispensativi che sono speculari a quelli dei bambini con disturbo specifico dell’apprendimento, vale a dire: dispensa dalle interrogazioni orali, consentendo al bambino di rispondere anche per iscritto anche alle interrogazioni orali; l’esonero dalla seconda lingua, l’inglese o solo dalle prove orali. Utilizzo delle registrazioni per valutare le capacità di lettura o per le interrogazioni, o anche il power point, nel caso di ragazzini, con la registrazione vocale.

ATTENZIONE! Tutte queste strategie devono sempre essere adattate al bambino, al contesto e al momento che il bambino sta vivendo sia per quanto riguarda il suo stato emotivo, sia per quanto concerne il percorso psicoterapeutico che il bambino sta seguendo. Non è possibile utilizzare qualsiasi strategia in qualsiasi momento, le strategie vanno calibrate perché altrimenti il rischio è bruciarsi quella particolare strategia che invece potrebbe risultare molto utile magari applicata in un altro momento. Questo riguarda soprattutto le registrazioni e i video che costituiscono sicuramente uno strumento utile ma devono essere utilizzati con grande cautela e mai senza il consenso del bambino.

Nella relazione tra insegnante e bambino è importante focalizzarsi sui punti di forza del compito e non sulla persona, dicendo per esempio al bambino “questo disegno è molto curato, bravo”, invece che dire “sei stato molto bravo a fare questo disegno”, non usare mai termini comparativi, dicendo “sei stato il più bravo, sei stato il più veloce, ecc.”

Ci può spiegare meglio quest’ultimo concetto che mi sembra molto particolare e importante, perché è meglio dire “il tuo disegno è molto curato” e non “è un bel disegno”?

Perché il bambino ha livelli di autostima e autoefficacia molto bassi, focalizzare i punti di forza del compito, andando a sottolineare i punti dove è stato più bravo dicendo “sei stato molto accurato”, “hai usato colori appropriati”, consente al bambino di acquisire più consapevolezza delle proprie capacità, più i livelli di autostima e autoefficacia aumentano, più si abbassano i livelli d’ansia, più abbiamo possibilità che le paroline escano.

Dottoressa questo consiglio credo che sia veramente utile, perché in questo modo si mettono in luce le specifiche capacità del bambino, senza metterlo in competizione, e questa è anche una sollecitazione a svilupparle. A volte questi bambini sono invisibili, silenziosi evitanti e questo è anche un modo per renderli “visibili”.

Che altro consiglia per fronteggiare la chiusura, l’evitamento?

Una delle sfide più grandi che gli insegnanti si trovano ad affrontare, quando i livelli d’ansia dei bambini con mutismo selettivo sono molto alti, è quella di fronteggiare l’evitamento che entra in gioco quando il disagio è fortissimo, è l’unica strategia che riescono ad adottare per stare meglio. Bisogna cercare di coinvolgerli, cercare degli argomenti che possano interessarli e che evitino l’autoesclusione.

E per quanto riguarda le verifiche e le valutazioni che sono oggetto d’ansia per tutti i bambini quindi maggiormente per quelli che la vivono a livelli altissimi.

Le strategie più efficaci da adottare nelle verifiche e nelle valutazioni sono sostanzialmente queste: evitare per quanto possibile le prove a tempo, evitare le domande troppo aperte ad es. parlami della Seconda guerra mondiale, perché provocherebbe una difficoltà maggiore, l’alunno dovrebbe comprendere la domanda, cercare una risposta tra le diverse possibili, e questo ovviamente innalza l’ansia a livelli molto alti. Meglio domande mirate, chiuse specifiche che permettano risposte anche con cenni della testa per dire sì o no e consentano comunque la valutazione del compito.

Dare quindi delle indicazioni dettagliate e verificare che il bambino abbia compreso la consegna del compito perché non riuscendo a parlare non possono chiedere spiegazioni e rischiano di rimanere bloccati rispetto al compito. È consigliabile introdurre le prove con una gradualità di difficoltà crescente, con una partenza facilitata, magari proponendo un esercizio per volta in modo che il bambino acquisti sicurezza a mano a mano che riesce a terminarlo.

Spesso i genitori assicurano che i bambini sanno leggere come può verificare l’insegnante?

Le insegnanti hanno una grande esperienza e creatività sicuramente possono attingere dalle loro risorse per trovare delle modalità, per esempio per verificare che un bambino sappia leggere la parola mela basta mettere sotto la scritta “mela” due immagini, una pera e una mela ad esempio, e chiedergli di indicargli il contenuto della scritta.

Questi bambini non riescono nemmeno a far uscire la voce per le necessità primarie come andare al bagno, avvisare che si sentono male, chiedere l’acqua se hanno sete cosa si può fare per facilitarli?

Per quelli che sanno leggere e scrivere è sufficiente permettergli una comunicazione con note scritte per indicare tutte le necessità che lei ha elencato. La scrittura può essere utile non solo per questo ma anche per sostituire l’interrogazione e favorire la comunicazione con l’insegnante.

E per i più piccoli che ancora non sanno leggere?

In quel caso occorre trovare dei segni convenzionali per la routine della classe, per l’appello, o per andare al bagno, un segno che possa essere utilizzato da tutti.

Consiglio anche di curare la disposizione del bambino in classe, sarebbe meglio evitare di farlo sedere vicino alla porta perché è inevitabile che chiunque entri ponga una domanda o si rivolga a quello più vicino all’entrata, l’ideale sarebbe posizionarlo al primo banco vicino alla finestra. Se stesse dietro, agli ultimi banchi, il giorno in cui avesse voglia di alzare la mano, o di rispondere rischierebbe l’effetto del pubblico che si gira e guarda

È importante informare tutto il personale della scuola per evitare che questi mettano ansia al bambino ponendogli la domanda di rito “perché non parli?”, “stamattina mi dirai buongiorno vero?”.

Se potete, fate lavorare il bambino in un piccolo gruppo, con particolare attenzione alla composizione del gruppo, scegliendo quelli con i quali si trova meglio e si sente più a suo agio o addirittura abbia già iniziato un ‘interazione verbale

So che questo consiglio è ancora più difficile ma si dovrebbero evitare tutte le situazioni che alzano il tono emotivo del contesto e creino l’aspettativa del parlare, le presentazioni, la circe time, le discussioni in cerchio, e favorire tutte le attività di classe creative e che aiuti il bambino ad essere incluso nelle attività.

Saggi e spettacoli possono essere molto stressanti per tutti bambini in generale e per quelli con mutismo selettivo in modo particolare, dal momento che non sono un’attività didattica vera e proprio, non c’è l’obbligo di partecipare. Spesso i bambini partecipano volentieri alle prove ma non allo spettacolo vero e proprio, ovviamente non si sceglieranno per i bambini con mutismo selettivo ruoli principali dove devono parlare, cantare o recitare le poesie ed essere al centro dell’attenzione. Preferite invece i ruoli corali. Spesso l’utilizzo delle maschere può essere molto utile a facilitare la loro partecipazione.

Se per caso il bambino non volesse partecipare alla recita non obbligatelo, non forzatelo! Alcuni bambini preferiscono assistere allo spettacolo, esserci comunque come spettatoti restando in braccio alla mamma.  Lasciatelo tranquillamente, ovviamente con la mamma i livelli d’ansia si abbassano e quindi a quel punto non è opportuno andare più volte a chiedergli più volte se vuole andare sul palco “visto che ora sei più tranquillo”, in una sorta di tira e molla assolutamente sconsigliato, perché provocherebbe di nuovo l’innalzamento d’ansia. Insomma spazio alla creatività delle insegnanti specialmente quando ci troviamo nel contesto della scuola dell’infanzia e nei primi due anni della scuola elementare,  quando la creatività può essere utilizzata non solo per coinvolgere i bambini ma anche nella valutazione dell’apprendimento.


Autore articolo
Adriana Cigni

Adriana Cigni

Organizzatrice di incontri di formazione gratuiti sul Mutismo Selettivo in tutta Italia

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