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È vero, aggiungerei però: ”Ogni insegnante ha bisogno di uno studente che creda in lui”.

 

Sì, perché secondo me, si tratta di un rapporto di reciproca fiducia, di un rapporto, oserei dire… e lasciatemi passare il termine, di…“reciproca affettività“. Io, cioè, credo in te, però anche tu, per favore, devi credere in me! Allora, cari docenti, credete nelle potenzialità dei vostri alunni, e loro crederanno nelle vostre, si affideranno a voi come un bambino si affida alle braccia della propria mamma. Quante volte, infatti, per errore vi siete sentiti chiamare: ”Mamma, zia, o addirittura… nonna?!.” A me è capitato, tante volte.

 

Ogni studente ha bisogno di un insegnante che creda in lui

LA MENTE DEL BAMBINO È COME CRETA DA FORGIARE

Vedete, la mente di un bambino è come creta da forgiare, e voi siete gli artisti che devono tirare fuori l’opera più bella. Purtroppo spesso capita di “dover lavorare” la creta più dura, ma state sicuri che qualcosa verrà sempre fuori. Certo ci vorrà più tempo, più lavoro, pazienza e determinazione, ma qualcosa verrà fuori. Durante i miei anni di insegnamento, in tutto sono quasi 22, mi sono capitate tante situazioni diverse in cui ho potuto e ho dovuto mettere in pratica questo insegnamento. Ma è stato l’anno appena concluso quello che più di tutti mi ha dato la possibilità di sperimentare e attuare… la “reciproca affettività”. Sì, perché in una prima classe elementare, sei tu l’artista che deve tirare fuori… dalla creta… l’opera più bella, un’opera che rispecchi soprattutto la personalità di ciascun bambino. Non adattare la mente alle tue aspettative, ma adattare te stesso alle possibilità del bambino.

 

MIO FIGLIO “UNN’È COSA”

Molto spesso, durante quest’anno scolastico, mi sono sentita dire, persino dagli stessi genitori, frasi del tipo: ”…da questo qui non caveremo un ragno dal buco…” o ancora:”…maestra, mio figlio… unn’è cosa, veda lei…io glielo sto dicendo…”. E quindi immaginate il mio stato di agitazione con questi presupposti!
E invece? La cosa più bella, sorprendente? Quando gli stessi genitori dopo un po’ di tempo tornano e ti chiedono stupiti: “Maestra io vorrei sapere cosa è successo. Non so, è successo qualcosa in classe? No, perché mio figlio, io, non lo riconosco più. Non so che dire, ma cosa ha fatto? Boh, che le posso dire? Grazie!”.
Io naturalmente non ho fatto nulla di particolare e queste frasi spesso mi spiazzano e quindi rispondo semplicemente.” Niente, non ho fatto nulla. Il bambino è sempre stato così. Lei ha un figlio fantastico!”.

 

NULLA È IMPOSSIBILE

Un giorno, durante un’attività, un bambino, uno di quelli che non sta mai fermo, perché quando sta troppo seduto… gli si addormentano i piedi…, mi ha detto arrabbiatissimo: ”Ma tu lo vuoi capire che io queste cose non le so fare? Se io sapevo già leggere pensi che venivo qui in questo posto?”. L’ho guardato e ho risposto: “Beh, in effetti hai ragione, il tuo discorso non fa una piega, però dimmi un po’, quando sei nato, sapevi già parlare, camminare, mangiavi da solo? Che io sappia no, anzi io so anche che ti facevi la …cacca addosso!”: (e qui scoppia una risata collettiva dei compagni, con battute varie, anche del bambino coinvolto, tanto per stemperare un po’ l’atmosfera). “Beh, ho proseguito, se tu queste cose le sapessi già fare, io non avrei motivo di esistere. Ricorda …nulla è impossibile e tu queste cose le sai fare, se non ora, le saprai fare. Le cose si acquisiscono nel tempo. Tranquillo!”. E così è stato. Pian piano è riuscito in quelle cose per lui prima difficili ed insormontabili. Continua a non stare seduto, a girovagare per la classe, però, rispetto ad altri sempre bravi e preparati, lui è molto più pronto, incisivo e pratico.

 

PAROLA D’ORDINE: NO AI PRECONCETTI!

Se partiamo dal preconcetto, e capita anche a me talvolta di cadere in questo errore, che “tale bambino”non concluderà niente, sarà così. Se invece ci mettiamo in mente che…”da quel buco non escono ragni, bensì idee”, sarà così. E se così non sarà, pazienza, come diceva il Maestro Manzi: ”Fa quel che può, che non può non fa”, noi però ci abbiamo provato, abbiamo dato a quel bambino un’ opportunità. Però, credetemi, il più delle volte noi docenti riusciamo a condurre i bambini sulla strada che ci siamo prefissati di far loro percorrere. E se la strada è sbagliata, cambiamola e cerchiamone un’altra che sia alternativa.
Io e la mia collega, scherzando con i bambini, quando fanno qualcosa che noi non ci aspettavamo facessero diciamo: “Ah, ma allora in quella testa non ci sono molliche di pane! Beh, io lo sapevo”?.
“Maestra sono un bambino, mica un panificio!”.

 


Autore articolo
Zina Cipriano

Zina Cipriano

Insegnante

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5 Commenti

  1. Verissimo. Se uno studente si sente bene accolto dal proprio insegnante sarà più stimolato ed interessato. E viceversa. Bravissima.

  2. Articoli molto chiari e concreti.
    Semplicemente complimenti e grazie alla autrice che in modo diretto riesce a trasmettere verità che possono essere applicate da chiunque operi in campo educativo e formativo. Oscar F.

  3. Dalla creta più dura arriveranno le soddisfazioni più grandi!
    Non è forse vero che il meglio arriva quando ci si impegna con la totalità di pensiero e di cuore in qualunque cosa ci imbarchiamo? E quando si tratta di esseri umani non potranno che nascere piccoli/grandi miracoli!
    Ogni bambino è un caso a sé, occorrerebbe avere tanta sensibilità da accorgersene e agire di conseguenza.
    Anche il bambino che… sembra non ascoltare, assimila come una spugna nozioni, magari spesso in disordine, sta poi ad un insegnante attento e amorevole fargliele incanalare e memorizzare nel verso giusto…. e importantissimo… senza avere fretta!
    L’insegnante deve imparare ad ascoltare… non con le orecchie… bensì con il cuore, e non è la stessa cosa…
    Zina Cipriano è un bell’esempio da seguire.
    Un bellissimo post, carico di verità e amore verso una meravigliosa professione che può donare meritate soddisfazioni.

  4. Concordo pienamente con Betty. Un plauso all’autrice dell’articolo che in modo diretto e con parole chiare e ricche di sentimento fornisce grandi spunti di riflessione.

  5. E’ vero quello che dice Zina.
    Fare anche un complimento ad un alunno che è riuscito laddove prima era carente, riempie l’animo di gioia.
    E questo i ragazzi lo sentono.
    Lo sentono se sei vicina a loro oppure no.
    Se sei dalla loro parte oppure no.
    E questo fa la differenza tra un bravo insegnante e uno mediocre.

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