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Ho preso spunto qualche giorno fa da un episodio accaduto in classe per parlare ai bambini e sensibilizzarli su un tema di grande attualità: il bullismo.

 

Sì, perché come accade anche nelle migliori famiglie capita che, per quanto tu ti sforzi di far rispettare le regole basate sul rispetto dell’altro e l’aiuto reciproco, capita dicevo, che succedano episodi che non ti saresti mai aspettata succedessero e dei quali,  proprio tu che sei l’insegnante, ignoravi l’esistenza.

 

E allora l’unico modo che hai è quello di far cessare sul nascere questi comportamenti, che se non fermati in tempo, possono solo peggiorare e, nel tempo, sfociare in atteggiamenti di prevaricazione più gravi: il bullismo appunto.

 

Purtroppo in questi mesi la cronaca e i telegiornali sono pieni di episodi di adolescenti che , vittime di atti di bullismo, pongono fine alle sofferenze interiori con atti estremi. È di questi giorni, infatti, la notizia di una dodicenne di Pordenone che, esasperata dalle continue angherie ed episodi di bullismo dei compagni di scuola, si è gettata dalla finestra della sua cameretta, al secondo piano di un condominio. La ragazzina prima di compiere questo gesto estremo ha scritto due lettere: una indirizzata ai suoi genitori in cui chiedeva scusa per quanto si accingeva a fare, l’altra ai compagni di classe in cui diceva invece “ora sarete contenti”.

 

Ma contenti di cosa? Del gesto di una bambina che per paura di urlare al mondo i suoi timori, ha deciso di farla finita? Ma poiché molto spesso non ci sono segnali che lasciano presagire quanto stia per accadere, quando sono stata allertata dai genitori di una mia alunna vittima di alcuni atti di prepotenza da parte di un compagno, mi sono premurata a fare alla classe “un bel discorsetto” e, considerata l’età dei bambini (una classe seconda elementare), ho cercato di trovare le parole più adatte per riuscire nel mio intento.

 

Di solito si pensa che nelle prime classi di scuola elementare certe situazioni non possano accadere, ma non è così. Magari non si tratterà di vero e proprio bullismo, ma soltanto di atteggiamenti di prepotenza, tuttavia non è mai troppo presto per sensibilizzare i bambini a certi problemi.

 

prevenzione del bullismo a scuola

 

Cosi, arrivata in classe, ho scritto alla lavagna la parola “bullismo” chiedendo ai bambini se ne conoscessero il significato. Dopo un iniziale silenzio, un bambino ha preso la parola dicendo che aveva sentito questa parola in televisione e che il bullismo (riporto le testuali parole) “è quando dei ragazzi picchiano o fanno del male ad altri ragazzi senza alcun motivo con lo scopo di fare del male al ragazzo più debole”.

 

Dalle risposte successive di altri bambini è nata una conversazione che ha guidato la classe ad una riflessione sul tema e, con riferimenti diretti al bambino prevaricatore, ma senza farne esplicitamente il nome per non creare accuse che avrebbero peggiorato la situazione, ho cercato di far capire loro quanto fosse sbagliato l’atteggiamento del bullo, ma a sua volta, quanto fosse “pericoloso” l’atteggiamento della persona che subisce gli atti di prevaricazione che per paura non parla e, soprattutto, quanto fosse scorretto l’atteggiamento dei compagni che, da spettatori assistono agli episodi di bullismo e, per paura di subire gli stessi atteggiamenti o per ammirazione nei confronti del bullo, non intervengono e addirittura lo esaltano.

 

La discussione è proseguita e ha portato i bambini a capire che essere bullo non è bello e che ognuno di noi può essere l’angelo o il diavolo dell’altro, tocca a noi scegliere da che parte stare. L’unico modo per sconfiggere un bullo è stare dalla parte del debole e dimostrargli che non è solo, perché: “Non è bello ciò che è bullo, ma è bello chi il bullo non fa!”.

 

Ma cos’è il bullismo?

 

Il termine bullismo deriva dalla parola inglese “bullying” (dal verbo to bull) che significa “usare prepotenza, maltrattare, intimorire”, pertanto il bullismo è quella forma di oppressione fisica o psicologica messa in atto da una o più persone ( i bulli appunto) nei confronti di un altro individuo percepito come più debole (la vittima).

 

Tuttavia, come ho detto, prima di parlare di bullismo, dobbiamo distinguere se le forme di atteggiamento aggressivo sono atti di prepotenza generici o sono veri e propri atti di violenza tipici del bullismo. Come fare?

 

Il bullismo ha delle caratteristiche ben precise

 

Se le forme di comportamento aggressivo sono intenzionali (cioè il comportamento viene messo in atto volontariamente e consapevolmente), sono sistematici (cioè il comportamento aggressivo viene messo in atto più volte e si ripete nel tempo) nei confronti di chi non è in grado di difendersi, infine sono asimmetrici nel potere (cioè tra il bullo e la vittima c’è una differenza di potere dovuta alla forza fisica, all’età o alla numerosità o quando le aggressioni sono di gruppo) allora possiamo parlare di bullismo.

 

Esistono purtroppo diverse forme di bullismo: c’è il bullo i cui comportamenti utilizzati con la forza fisica (botte, spintoni, schiaffi, pugni) danneggiano l’altro direttamente ; c’è il bullo che utilizza la parola per arrecare danno alla vittima (offese, prese in giro insistenti); e c’è poi il bullo che indirettamente danneggia la vittima perché, attraverso la diffusione di dicerie e pettegolezzi, porta la vittima all’isolamento sociale. Infine, in questa epoca tecnologica in cui la tecnologia più che usata viene abusata, c’è il cyberbullismo, ossia bullismo online che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto e sistematico attuato mediante la rete, sms o con messaggistica istantanea e, poiché ormai tutti sono detentori di profili su social, il cyberbullismo risulta molto diffuso e difficile da rintracciare.

 

Disgraziatamente è proprio all’interno della scuola, luogo preposto alla formazione, alla trasmissione culturale e all’apprendimento cognitivo, luogo di aggregazione sociale dove i ragazzi sperimentano le prime relazioni sociali fuori dal contesto familiare, che il fenomeno del bullismo risulta molto diffuso. E non solo nelle scuole medie inferiori e superiori, ma addirittura nelle scuole elementari.

 

Sono molti i bambini, infatti, che affermano di essere vittime di bulli e di subire prepotenze durante la loro permanenza a scuola e, purtroppo, il fenomeno è in aumento.

 

Ma noi insegnanti cosa possiamo fare?

 

Spesso proprio noi abbiamo difficoltà a riconoscere gli atti di bullismo che accadono nelle nostre classi, ma non perché ce ne freghiamo oppure il problema non ci interessa, ma perché il fenomeno avviene “tacitamente” e in maniera talmente subdola che risulta difficile per noi accorgerci di quanto stia accadendo e allora, purtroppo, siamo costretti a sentire sovente la frase: ”Non mi ero accorto di quello che stava succedendo! Era tutto “normale!”.

 

La cosa che, tuttavia, lascia sgomenti è che sia bulli che spettatori sottovalutino le azioni spregevoli che sono capaci di compiere. Capita spesso che dopo azioni reiterate di bullismo, si cerchi di “giustificarsi dell’accaduto” dicendo che era uno scherzo, che non si credeva di fare del male o addirittura che era solo “per passare un po’ il tempo”. Era uno scherzo? Ma diciamo sul serio? È uno scherzo portare all’esasperazione una ragazza e costringerla al suicidio solo perché “voi” volevate “passare un po’ di tempo?”. È uno scherzo piacevole deridere, picchiare e sentirsi forti con una persona più debole?

 

In effetti sentirsi “forti e potenti” quando si ha di fronte una persona che non può difendersi è facile. Sentirsi forti e potenti quando si è in gruppo conto una sola persona è facile, ma purtroppo non è in questo modo che si mostra la propria “virilità”, la propria forza o la propria “figaggine” (lasciatemi passare il termine), non è questo il modo giusto di impiegare il proprio tempo libero e, se non conoscete altri modi più costruttivi di impiegare il tempo libero, siete messi male.

 

No, mi spiace, avete scelto il modo sbagliato e soprattutto sappiate che non è un gioco, né una ragazzata priva di conseguenze. E voi genitori non giustificate i vostri figli dicendo che si è trattato solo di “bambinate” prive di importanza, non minimizzate e non rendetevi complici di questo abuso, non è così che educate i vostri figli ad essere uomini e donne di una società migliore.

 

Il bullismo non ha nulla a che vedere con la goliardia o l’ironia: è un fenomeno violento e criminale. Il problema è proprio questo: sottovalutare questo fenomeno, sottovalutare questi atteggiamenti, scambiare un atto vergognoso con un gioco o un passatempo. Ecco perché è importante intervenire precocemente quando sentiamo i primi campanelli d’allarme per trovare le strategie d’intervento adeguati a sostenere, aiutare e guidare i ragazzi coinvolti, nessuno escluso, sia esso bullo che vittima.

 

Ecco perché è necessario aumentare la sensibilizzazione sociale rispetto ad un fenomeno (problema) cosi delicato, fornendo maggiori strumenti agli insegnanti per valutare, prevenire e dove è necessario intervenire su comportamenti aggressivi sempre più frequenti tra i bambini e tra i ragazzi, coinvolgendo i genitori come parte attiva di un progetto educativo più ampio.

 

Occuparsi di bullismo è una priorità per potere realizzare l’obiettivo di stare bene a scuola e, laddove non venga registrato il bullismo, può essere un’occasione per potere insegnare l’arte di stare bene con gli altri e sviluppare competenze relazionali per potere instaurare rapporti basati sul rispetto di sé e degli altri.

 

E come dice Massimo Bisotti: “Io a scuola insegnerei educazione alla gentilezza, un’ora a settimana. Perché magari la maturità scolastica ci insegna a fare benissimo le equazioni, a scrivere un tema a meraviglia, a tradurre a menadito greco e latino, a parlare le lingue. Poi manca la maturità emotiva per affrontare al meglio lo stress. Lo stress di chi non si è insegnato il rispetto, l’attesa, l’educazione, la giusta misura nel dire le cose, la differenza fra il lasciar correre e l’aggredire, fra l’avere carattere e la prevaricazione, fra il diritto di critica e il non diritto di offesa. Una persona gentile sa essere sgradevole, se vuole. Sceglie di non esserlo, semplicemente. Poi ci sono le materie che impariamo sul campo, geometria delle anime, geografia degli sguardi e se siamo fortunati diventiamo il libro di storia di qualcuno. Vi auguro di andare controcorrente, non sempre, solo quando serve a restare voi stessi e assolutamente mai controcuore.”

 

In bocca al lupo per la vita, ragazzi!

 


Autore articolo
Zina Cipriano

Zina Cipriano

Insegnante

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3 Commenti

  1. Concordo pienamente con tutto quello che è stato scritto. Il problema più grave è che i genitori appunto sottovalutino troppo questo problema e certi atteggiamenti dei figli e come dice l’insegnamente diventano complici.

  2. È vero spesso la scuola si trova in difficoltà perché dall’altro lato non trova una famiglia che la sostiene. Forse perché ammettere che il figlio è colpevole di certi atteggiamenti significa rendersi conto di un proprio fallimento. Sono da ammirare gli insegnanti che fanno di tutto per trovare strategie e soluzioni…ma questo è il compito della scuola no? Bell’articolo. ..seguo spre con interesse gli articoli di questa maestra che scrive…come si dice in gergo…con la pancia…e lascia intravedere passione in quel che fa.

  3. Buona sera, nostro figlio è stato vittima di alcuni atti di bullismo che, fortunatamente si sono interrotti dopo circa 10 giorni perchè siamo stati attenti ai segnali che nostro figlio ci ha inviato. Abbiamo esposto il problema al preside ma, abbiamo motivo di credere che non abbia intenzione di adoperarsi per un serio aiuto. Abbiamo chiesto la convocazione dei genitori, dei docenti e dei ragazzi a testimonianza di quanto accaduto. Lui considera tutto ciò delle ragazzinate. Nostro figlio però ha ricevuto percosse, insulti e umiliazione nel doversi genoflettere. Tutto ciò per questo signore sono ragazzinate!!! Cosa si può fare? Vi ringrazio se mi risponderete per darmi dei consigli.

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