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Che i governi europei ripongano, già da diversi anni, piena fiducia nelle nuove tecnologie e sulla Scuola Digitale, quale irrinunciabile molla per il progresso, è più che chiaro, basti pensare, a titolo esemplificativo, alle “tre <i> Inglese, Impresa, Informatica” promesse nel 2001 dal presidente Berlusconi o al “Piano per il digitale delle scuole” varato nel 2014 dal presidente francese François Hollande.

Nel concreto, il governo francese di Hollande auspica di collegare tutte le scuole alla banda larga, incoraggiare le casa editrici alla pubblicazione di libri scolastici in versione digitale, di formare gli insegnati in tal senso e dotare i circa tre milioni di allievi di un tablet.

Ma a contestare i vantaggi dell’apprendimento di una scuola digitale in favore di quello tradizionale è un nuovo libro che, proprio nei giorni del rientro a scuola, ha fatto e sta facendo molto discutere.

scuola digitale

Nel tanto discusso libro «Le Désastre de l’école numérique. Plaidoyer pour une école sans écrans», un’insegnante di storia, Karine Mauvilly, e l’ingegnere Philippe Bihouix nel descrivere il disastro provocato dalle nuove tecnologie e dalla Scuola Digitale auspicano il ritorno a classi senza schermi.

Secondo i due autori le nuove tecnologie non stimolano affatto la creatività ed anzi comportano una diminuzione della capacità di riflessione e rendono difficile la concentrazione.

Quella che il governo definisce la “svolta digitale”, per i due autori, altro non è che una scorciatoia per mascherare il fallimento delle riforme scolastiche che, nei decenni, si sono rivelate poco efficaci nel rendere la scuola francese più egalitaria.

Mauvilly e Bihoux sono convinti che proprio le nuove tecnologie, nel caso specifico i tablet, possano tradire l’originaria promessa di livellare tutta la società verso l’alto, perpetuando ulteriori differenze di classe. I genitori dei bambini cresciuti in famiglie più fortunate, perché più consapevoli dei danni derivanti dall’uso delle apparecchiature tecnologiche, ritardano, per i loro figli, l’utilizzo di smartphone e della tv in camera, al contrario di quanto avviene nelle famiglie meno fortunate.

Gli stessi autori mettono, quindi, fortemente in discussione la convenienza e l’utilità degli strumenti tecnologici: ritengono che non è fornendo di tablet tutti i bambini che si lotterà efficacemente contro le disuguaglianza, piuttosto offrendo loro dei corsi di teatro o di musica.

Nessuna ricerca ha mai dimostrato che l’apprendimento è favorito dall’uso dei mezzi moderni, anzi secondo quanto emerso dal “Rapporto Pisa 2015”, l’OCSE indica che tanto più si sarà esposti agli schermi digitali tanto meno si comprenderanno i testi scritti.

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