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Sono insegnante di sostegno di due bambini arabi nati in Italia da famiglie emigrate ormai da parecchi anni.

I bambini hanno difficoltà a livello cognitivo. Le famiglie sono molto legate alla tradizione islamica, le madri non conoscono l’italiano. Ai colloqui parliamo con i fratelli maggiori o con i padri.

bambini arabi

Ho impostato il mio fare scuola sul dialogo più che sulla didattica perché mi sono resa conto che questi bambini hanno grossi problemi relazionali all’interno del gruppo classe, non sono accettati e non riescono a trovare la modalità corretta di porsi con gli altri. Soffrono per questo.

Generalmente lavoriamo in un piccolo gruppo. Parliamo tanto, parliamo di tutto ciò che i bambini hanno voglia di raccontare, di raccontarsi. Ci si conosce ogni giorno un po’ di più e ho notato che i componenti del mio piccolo gruppo cominciano a fare amicizia. Inevitabilmente si parla anche di religione perché un musulmano imposta tutta la sua vita sulla religione.

Questi bambini sono soggiogati fin da piccoli dalle credenze imposte. Non sanno perché, non se lo chiedono nemmeno. “Il velo quando faccio ed. motoria mi dà fastidio, ho caldo, ma lo devo mettere perché la mamma mi dice che devo fare così e basta” dice la bambina di nove anni che a casa lava i suoi panni, lava i piatti di tutta la famiglia mezzogiorno e sera che ha nove anni ed è già rassegnata “tanto dopo le medie starò a casa a fare le pulizie”. Niente sogni, niente ambizioni, nessun progetto.

Perché è peccato, perché è sbagliato, lo dice il Corano.

Cosa devo fare io maestra?

Io che nella mia vita ho sempre rifuggito ciò che limitava la mia libertà, la mia voglia di scoprire e di conoscere, io che mi sono sempre ribellata alle imposizioni senza senso. Non voglio fare il lavaggio del cervello a nessuno, ma è inevitabile che un po’ di quella che sono, in bene e in male, sarà trasmesso a questi bambini.

Non sono un robot, ho cuore e anima e soffro nel vedere dei tristi bambini già adulti che parlano di cose che neanche conoscono bene, che non sanno se condividere o meno, che gli sono imposte. Con le buone o con le cattive.

Che devo fare? Che fareste al mio posto?


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