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Un paio di mesi fa mi sono accorto che si discuteva sempre di più sul blended learning. Molte di queste conversazioni iniziavano allo stesso modo: “Siamo integrati con le nuove tecnologie e tutti i nostri insegnanti usano Google Classroom” (o Edmodo, Schoology, Fidenia, Moodle, etc.). Tuttavia, attraverso ulteriori ricerche, mi è capitato spesso di rendermi conto che quegli strumenti avevano semplicemente digitalizzato contenuti e procedure già esistenti nelle aule.

Invece di riempire la cattedra dei professori con blocchi di fogli e compiti da correggere, gli studenti completavano la stessa operazione online. Invece di assegnare I compiti per casa alla lavagna, I professori li pubblicavano sulle bacheche digitali degli studenti. Nonostante il blended learning abbia tutte le carte in regola per portare innovazione, c’è il rischio che ci si limiti a replicare e portare avanti metodi vecchi attraverso strumenti nuovi e più costosi.

IL RISCHIO

La diffusione di contenuti digitali per mano del professore non racchiude appieno lo spirito del blended learning. Può essere visto come un primo passo verso nuovi modelli di insegnamento, il vero rischio si nasconde nella noncuranza. Quando il blended learning rimane uno scambio di dati digitali, gli studenti restano consumatori di contenuti guidati dal professore invece di diventare creatori di conoscenza all’interno di un contesto che sono in grado di controllare attivamente.

LA PROMESSA

Il blended learning, quello vero, offre agli studenti la possibilità di avere accesso a materiali e insegnamenti online ad affiancare quelli classici, ma anche l’opportunità di poter controllare questo processo. Il blended learning potrebbe cambiare radicalmente il sistema e la struttura delle scuole, e fornire un’esperienza di apprendimento più personalizzata e coinvolgente, liberando gli studenti dai limiti degli orari scolastici, dalle mura delle aule, dall’autorità centrale del professore e dai ritmi del resto della classe.

L’anno scorso ho intervistato tre esperti in materia da Bellevue, Nebraska, a proposito della loro iniziativa “1:1 iPad” (nella quale ad ogni studente viene dato un iPad) e delle loro mosse verso il blended learning. Hanno descritto i loro sforzi per fornire percorsi differenti per poter accedere ai contenuti, le loro strategie per implementare l’apprendimento indipendente attraverso file audio e video, le opportunità offerte dal poter adattare le loro azioni grazie a dati aggiornati in tempo reale, e la possibilità di avviare conversazioni faccia a faccia più profonde. Questi insegnanti mi hanno parlato del blended learning come di un modo reale per dare agli studenti il controllo di ciò che imparano, del ritmo dell’apprendimento e del luogo in cui continuare lo studio al di fuori della classe.

Ad esempio, la professoressa Ann Feldmann ha descritto il modo in cui gli insegnanti possono sfruttare il potere della condivisione degli schermi nella lettura e spiegazione dei contenuti, in modo da permettere agli studenti di decidere a quale velocità andare e come utilizzare i contenuti. Per dimostrare come tutti gli studenti possano trarre beneficio da queste opportunità, la collega di Ann, Jeanette Carlson ha twittato questa l’immagine.

blended learning tweet
Blended learning nella scuola d’infanzia? Puoi scommetterci! Grande lavoro oggi! Impegnati e concentrati!

Questi bambini dell’asilo hanno imparato a lavorare allo stesso modo in una situazione analoga, oltre ad utilizzare video che li aiutassero a decifrare le istruzioni e comprendere I materiali forniti.

Ad un livello più avanzato, Jeanette si è accorta di come il blended learning riesca a fornire un aiuto reale nell’insegnamento di concetti complicati nel corso delle sue lezioni di economia. Grazie agli schermi condivisi, si è praticamente clonata, creando un video che aiutasse gli studenti ad affrontare argomenti più impegnativi. Questo approccio integrato l’ha aiutata ad uscire dalla classe per aiutare gli studenti individualmente e fornire spiegazioni personalizzate.

Jeffrey Bernadt (@JeffreyBernadt), un collega di Ann e Jeanette, ha elaborato il concetto e ha condiviso il modo in cui ha sfruttato il blended learning per offrire ai suoi studenti diverse opzioni per acquisire contenuti, come video, testi digitali, libri cartacei o e-books, o conversazioni faccia a faccia. Invece di chiedere agli studenti di rimanere seduti ai loro banchi e apprendere gli argomenti un capitolo alla volta, Jeffrey ha creato un ambiente in cui i suoi studenti potessero controllare il percorso, il ritmo, e persino il luogo del loro apprendimento. Questi esempi mostrano come gli studenti possano utilizzare il blended learning per acquisire contenuti e imparare, e per avere voce in capitolo e dimostrare ciò che stavano imparando.

Il blended learning può rappresentare un passo in avanti per qualcosa di enorme cioè la possibilità, per gli studenti, di avere il controllo del loro apprendimento, ma tutto dipende dalla direzione scelta dal professore. In un articolo recente, Will Richardson ha fatto notare come gli insegnanti non “concedano” abbastanza autonomia agli studenti attraverso la possibilità di scegliere, la tecnologia, o persino il blended learning. Al contrario, gli studenti ne traggono beneficio quando gli insegnanti “creano le condizioni attraverso cui la loro autonomia può crescere.”

In un report del 2013 a cura del Christensen Institute, l’autore pone la domanda: “Il blended learning rappresenta una rivoluzione?” Ovvero, riesce a creare una nuova definizione di “buono”? Secondo la sua argomentazione, per poter rappresentare una rivoluzione il blended learning dovrebbe rimpiazzare l’orientamento accentrato sull’insegnante della scuola come la conosciamo con un modello più orientato agli studenti. Il blended learning potrebbe creare una nuova definizione di insegnamento e apprendimento (la promessa), o potrebbe limitarsi ad essere niente più che una versione digitale della nozione tradizionale di scuola (il rischio).

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