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Campo di ricerca della neuroscienza cognitiva è anche quello dell’apprendimento scolastico, della relazione tra alunni e insegnanti e dei metodi didattici di quest’ultimi. Come favorire l’educazione e l’istruzione dei propri studenti?

Qualche risposta, e qualche metodo, ce lo fornisce la neurodidattica, o neuroeducazione.

Per esempio, uno dei piccoli trucchi per mantenere attiva l’attenzione dei discenti, specialmente nella scuola primaria, è la “pausa attiva”, ovvero una pausa durante la didattica che sia però inerente, come attività, a quello che stavamo facendo. Per esempio: se stiamo spiegando in classe geometria, le figure piane, una pausa attiva potrebbe essere rappresentata da un’attività di piegatura della carta o di origami.

pausa attiva

Così possiamo concedere una momento di riposo agli studenti e alleggerire il lavoro, ma al tempo stesso mantenere una continuità didattica e di apprendimento.

La pausa attiva fa parte di quegli strumenti dell’apprendimento intervallato (spaced learning), metodo studiato dalle neuroscienze cognitive per quanto riguarda apprendimento e processi di memorizzazione.

Il sistema si basa sull’assunto scientifico che il nostro cervello non può lavorare continuativamente, ma ha bisogno di mettersi in pausa a intervalli più o meno regolari, soprattutto nel momento in cui lo riempiamo di informazioni, perché l’ippocampo va in sovraccarico, esattamente come un computer vecchio quando apriamo troppi programmi e funzionalità tutte insieme.

La pausa attiva si dimostra così un ottimo strumento per mantenere alta la concentrazione degli studenti e al tempo stesso facilitare il lavoro degli insegnanti.

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