A Milano da Precaria, a Houston di Ruolo

Mi sono laureata in Lingue nel 2005, abilitata all’insegnamento nel 2007 con SSIS a Milano, iniziai subito ad insegnare con contratto al 30 giugno alla fantastica scuola media Galileo di Garbagnate Milanese.

 

Nonostante fossi precaria, riuscii ad insegnare per ben tre anni consecutivi nella stessa scuola, il primo anno inglese, il secondo inglese e spagnolo, il terzo inglese e sostegno.

 

La mia situazione però sembrava peggiorare, c’era stata la riforma Gelmini e le ore di inglese nella mia scuola erano state ridotte drasticamente, perciò l’ottenere una posizione di ruolo stava diventando una possibilità sempre più remota.

 

Così, ne parlai con mio marito e decidemmo di fare domanda di trasferimento all’estero alla sua azienda. Risultato: dopo 8 mesi eravamo su un aereo diretti a Houston, Texas.

a milano da precaria

Dopo appena sei settimane dal trasferimento iniziai a lavorare per una piccola scuola di lingue e per due anni insegnai italiano, spagnolo e inglese per questa e altre scuole, compreso il Centro Culturale Italiano.

 

Nell’estate del 2012 mi dissero che cercavano un insegnante di italiano presso una scuola superiore della città e mi consigliarono di inviare il mio curriculum. Io, un po’ per curiosità e un po’ per accontentarli, lo spedii, ma dentro di me pensavo: “In una città così grande, con tutta la competizione che avrò, figurati se prendono me!“.

 

E invece, dopo qualche ora mi contattarono e qualche giorno dopo feci il primo colloquio con le insegnanti del dipartimento linguistico. Ne uscii con una bella sensazione, e in effetti non ero ancora arrivata a casa che mi avevano già richiamata per fare il secondo colloquio, questa volta con il preside.

 

Corsi a comprare un tailleur, dato che all’epoca non lo sapevo ma qui negli Stati Uniti su queste cose sono molto formali, e superai con emozione anche il secondo colloquio. E ad agosto iniziai la mia avventura come Italian Teacher at Bellaire High School.

 

Ma con che qualifiche, vi chiederete? All’epoca ancora nessuna, per lo stato del Texas. Però, grazie ai miei titoli, potei entrare in un programma di certificazione e, dopo vari esami e corsi, conseguii l’abilitazione all’insegnamento in italiano e spagnolo in Texas.

 

La scuola è rinomata e enorme, ci sono circa 3500 studenti, ed è estremamente multietnica (Houston nel 2014 è stata nominata la città più multietnica degli Stati Uniti, superando New York). Ha un programma detto “Magnet” per le lingue straniere, ve ne sono ben 11: spagnolo, italiano, francese, tedesco, russo, arabo, ebreo, hindi, cinese, giapponese e latino.

 

I ragazzi, che seguono un sistema a crediti, per potersi diplomare devono studiare almeno due anni di lingua straniera. Essendo il Texas uno stato di confine (che in realtà un tempo faceva parte del Messico), buona parte della popolazione scolastica è bilingue, spagnolo-inglese (o dovrei dire messicano-americano). Per questo motivo, molti studenti scelgono di studiare l’italiano, convinti che sia facile data la somiglianza con lo spagnolo (inutile dirvi che quando poi cominciano i corsi si prendono una bella batosta!). Grazie al lavoro e all’impegno mio e della mia fantastica collega Maria Gloria, dal mio esordio ad oggi il programma di italiano è cresciuto enormemente, tanto che dall’anno prossimo avremo addirittura un collega in più, poiché siam passati da 9 classi a 13!

 

Io non lo so se sto vivendo il sogno americano o cosa, ma posso tranquillamente affermare che in questo sistema puramente meritocratico in meno di due anni ho meritato una cattedra fissa, uno stipendio eccellente, la collaborazione e il rispetto di colleghi e anche quello di sconosciuti (basta dire che sei un insegnante e ti guardano con ammirazione, quando poi aggiungo il nome della scuola si aggiunge un “Ooooh“).

 

Resterò in Texas per sempre? Non lo so. Se nella vita la professione fosse tutto, sì. Ma nella vita c’è altro…

 

We will see.

 


Autore articolo
Caterina Ziliani

Caterina Ziliani

Insegnante

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6 commenti su “A Milano da Precaria, a Houston di Ruolo”

  1. Meritocratico significa che vieni assunto anche se non hai i titoli? Perché, se è cosi, non si chiama meritocrazia ma circostanza favorevoli.

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    • Ti spiego nel dettaglio:
      avendo i titoli in un altro Paese, sono stata accettata in un programma di certificazione nel quale devi fare una ventina di corsi d’aggiornamento online, una decina di progetti e due esami, uno della tua materia d’insegnamento (io feci spagnolo) e uno di pedagogia e responsabilità civile. Hai un anno di tempo e nel frattempo il distretto scolastico ti può assumere con un probationary contract, un po’ come la riserva in Italia. Durante l’anno, l’agenzia certificatrice ti manda in classe – senza preavviso – degli esaminatori che controllano la qualità del tuo lavoro. Alla fine, se passi tutti gli esami, diventi insegnante a pieno titolo. Ah, dimenticavo, se non hai studiato negli Stati Uniti, per entrare nel programma devi anche sostenere il TOEFL e passare con un voto minimo di 28 nell’orale.

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  2. Mi pare che si possa facilmente capire che i titoli li avesse; non erano ancora quelli riconosciuti dallo stato americano, ma comunque aveva tutte le certificazioni italiane. Tant’è che mi pare di aver letto che in seguito ha conseguito anche le abilitazioni americane, quindi è un’insegnante a tutti gli effetti e forse anche di più; perché, se alla fine uno si fa il conto, ha i doppi titoli italiani e stranieri. Tanto di cappello e sono felice per la sua esperienza; spero che ci sia speranza per tutti in un futuro molto prossimo, sia in Italia che all’estero.

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  3. Cara Caterina,
    Sono una ex violoncellista ed ex insegnante di musica nelle medie. Sono in pensione già da anni ma mi piace mantenere un certo contatto con l’ambiente, per amore più che altro. Ho letto la tua storia e non posso che essere felice per te e per la tua famiglia. Dimostri che se ci si impegna, sia nello studio che nell’organizzarsi la vita, le cose vanno per il verso giusto. Tanti complimenti, sono molto felice per te!!
    Mariantonietta Novembre

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  4. E come la mettiamo con la pensione? Sarà in grado di aggiungere gli anni di contributi negli Stati Uniti a quelli in Italia per la pensione italiana? Io sono in una situazione simile alla sua.

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