Condividi

Decisione che ha fatto discutere quella presa in una scuola primaria di Gardone Val Trompia (comune della provincia di Brescia). Con il consenso del consiglio di istituto e delle famiglie è stato avviato un particolare progetto che è stato accolto a braccia aperte da tutti, per lo meno all’interno della scuola.

Su iniziativa del Consorzio Armaioli Italiani ha inizio un progetto di “riabilitazione” della figura del cacciatore. Questi infatti verranno nelle scuole armati di libri e non di fucili. Si leggeranno favole tratte dal libro “Il cacciatore in favola” che spiegheranno ai più piccini la figura del cacciatore, mostrando come amino la natura e la tutelino. Inoltre mostreranno ai piccini animali imbalsamati e porteranno con loro anche i fedeli cani che li accompagnano durante le battute di caccia. L’iniziativa, come detto in precedenza, ha accontentato tutti: l’amore per le armi sembra essere davvero grande in Gardone Val Trompia.

caccia

Ma fuori dal comune bresciano è scoppiata immediatamente una polemica. Una volta conosciuta l’iniziativa, sono fioccate petizioni contro l’insegnamento della caccia a scuola raccogliendo oltre 70mila firme. Su una di queste, indirizzate alla Ministra Valeria Fedeli, si può leggere: “Vengono raccontate ‘favole’ che riabilitano il cacciatore in veste di custode della natura e… le mamme ringraziano! (e non è ironia) perché così si valorizza la tradizione, perché in Val Trompia, terra di fucili e tradizioni venatorie, la caccia è considerata cosa buona e giusta, da imparare sui banchi di scuola. E hanno già chiamato dalle scuole di Sarezzo, Polaveno, Lodrino per ospitare anch’essi queste lezioni così educative”.

Anche la Lega Anti Vivisezione ha mostrato le sue perplessità, ritenendo che non ci sia differenza fra bracconaggio e caccia: uccidere un animale rispettando o meno la legge non fa differenza.

Il sindaco Pierangelo Lancelotti (PD) ha voluto rispondere a queste aspre critiche: “State strumentalizzando quest’iniziativa. Il progetto proposto dal Consorzio armaioli è stato condiviso dagli insegnanti. Nelle nostre zone si parla di ambiente e lo vogliamo fare anche a scuola. Non neghiamo che la caccia comprende anche l’uso delle armi ma in classe non entra alcun fucile”.

Sembra però che ci sia qualcosa dietro a tutta questa faccenda: pare infatti che le industrie delle armi temano una flessione nelle vendite e quindi hanno deciso di intervenire all’interno delle scuole. Massimo Vitturi, responsabile della LAV per gli animali selvatici ha chiarito questo particolare punto: “Il progetto è sponsorizzato dall’industria delle armi che cresce e prospera sull’uccisione non solo degli animali. Stiamo gettando le basi del sistema americano, è un processo di assuefazione dei ragazzi all’uso delle armi”. Quindi, a quanto pare, c’è qualcosa che va oltre alla “sensibilizzazione alla caccia”