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Mi è capitato spesso, soprattutto in questo ultimo periodo, di avere conversazioni con alcune colleghe sul tema del silenzio e su come calmare una classe rumorosa. Molte mi hanno chiesto consigli su come gestire le classi un po’ chiacchierone.

Non ho bacchette magiche o formule miracolose a disposizione che di colpo possano trasformare una classe rumorosa e chiacchierona in una silenziosa e pacata, però credo che alcune piccole strategie educative o per meglio dire “trucchi” che tutti noi docenti conosciamo, se messe a disposizione di tutti, possano dare un valido contributo e nel tempo dare i risultati sperati.

Alcune di queste strategie sono frutto della mia esperienza di questi anni di insegnamento, altre sono il risultato di una bella e produttiva condivisione con altre bravissime colleghe che mi hanno raccontato le diverse vie sperimentate per riuscire a creare un clima di attenzione laddove i bambini parlano di continuo e difficilmente riescono a dare vita a momenti di silenzio, fondamentale per l’ascolto.

calmare una classe rumorosa

Certo, spesso la pazienza scappa e capita a tutti di urlare per ottenere il silenzio e l’attenzione sperati, ogni tanto ci può stare, però sappiamo bene che se l’urlo diventa una costante per richiamare i bambini, di solito si produce l’effetto contrario, in quanto l’agitazione e lo stress creati alimentano soltanto altro rumore e altra confusione … e poi, diciamo la verità, ne va di mezzo anche la voce e, a meno che non siamo tutti tenori o soprani al pari di Luciano Pavarotti o Katia Ricciarelli, con polmoni grandi come una casa e timbri vocali senza confronti, nel tempo la nostra voce ne risentirà di sicuro.

Sappiamo benissimo che la professione di insegnante è tutt’altro che semplice e gestire una classe rappresenta, oggi più che mai, per gli insegnanti una vera e propria sfida. Ricordo che “ai miei tempi” ( si dice sempre così, no?) quando si andava a scuola, se capitava di essere rimproverati o addirittura di prendere una nota o un brutto voto durante un’interrogazione o un compito in classe, arrivati a casa “si riceveva il resto”, nel senso che i genitori non si permettevano mai e poi mai di dare torto all’insegnante, di colpevolizzare il docente o addirittura di andare a scuola a chiedere conto e ragione, bensì il rimprovero era per noi che non ci eravamo impegnati abbastanza e capitava addirittura che i genitori si recavano a scuola a chiedere scusa agli insegnanti per il comportamento dei propri figli.

Oggi purtroppo non è più così e se un alunno prende un brutto voto o una nota, i genitori (per fortuna non tutti) danno ragione ai figli, li giustificano, contribuendo in questo modo ad alimentare questo comportamento negativo e spesse volte si recano addirittura a scuola per “ammonire” il docente che si è permesso di rimproverare il figlio. Di conseguenza in classe ci sono bambini che non rispettano le regole, che hanno poco rispetto degli insegnanti, ecc…ecc…ecc… e la gestione della classe diventa più difficile che mai.

Ci ritroviamo così a dover imparare a gestire la complessità di un gruppo e a trovare metodi di insegnamento sempre più efficaci ed efficienti.

Capitano spesso giorni in cui i bambini sono super agitati, provi a richiamare l’attenzione ma nulla sembra funzionare… e allora ci sentiamo come John Kimble, alias Arnold Schwarzenegger nel film “Un poliziotto alle elementari”. Ricordate il film? Il poliziotto si finge maestro per infiltrarsi sotto copertura in un asilo e quando entra per la prima volta in classe dove ci sono scatenati bambini che non stanno un minuto fermi o zitti, il suo impatto è terribile. Vorrebbe scappare, non sa che fare e l’unica cosa che riesce a fare è sbottare in un urlo pazzesco e liberatorio (come è capitato a noi del resto almeno una volta nella nostra carriera di docenti). Presto però, grazie a strategie che riesce a mettere in atto, egli riesce a renderli calmi e disciplinati e a farsi apprezzare da loro.

Molto spesso faccio ai miei alunni questo esempio: “Immaginate: in questa classe ci sono contemporaneamente 20 maestre e tutte, contemporaneamente, parlano di argomenti diversi usando un tono di voce alto, fastidioso, urlano, sono agitate e pretendono la vostra attenzione. Come vi sentite?” Di solito la risposta è sempre la stessa: in una gran confusione maestra, non capiremmo niente. Ci sarebbe da impazzire e scapparsene!

“Ecco, proprio così: non capireste niente, saremmo come in una giungla. Ecco come ci sentiamo noi maestre quando voi urlate, chiacchierate e contemporaneamente fate venti domande diverse o venti discorsi diversi, pretendendo la nostra attenzione.”

A questo proposito ho letto pochi giorni fa ai bambini fa un libro molto interessante proprio sulla difficoltà a rispettare il proprio turno di parola: “My mouth is a volcano” di Julia Cook. (Ecco il suo blog: https://jillkuzma.wordpress.com/)

Nel libro, molto semplice e veloce da leggere, si racconta la storia di Louis, un bambino che continua ad interrompere la maestra ed i compagni mentre stanno parlando. Un giorno gli capita la stessa cosa: viene interrotto mentre sta parlando e si arrabbia tantissimo dicendo che gli altri sono maleducati perché lo hanno interrotto mentre stava parlando. La mamma però lo fa riflettere facendogli notare che lui fa sempre lo stesso. Louis risponde che non può farci niente… le parole che gli vengono in mente sono talmente importanti che scorrono giù veloci e la lingua le spinge fuori dai denti… la sua bocca è un vulcano!

La mamma allora gli suggerisce un piccolo trucco: la prossima volta che la tua lingua vuole spingere fuori le tue parole importanti, stringi forti i denti. Poi fai un bel respiro con il naso e butta fuori le tue parole importanti con il naso. Una volta arrivato il tuo turno respira ancora, catturerai le parole con il naso così saranno pronte per uscire dalla tua bocca.

È un semplice racconto utile per guidare i bambini in una discussione sul rispetto del turno di parola e sull’importanza di parlare uno per volta, per far capire una semplice, ma talvolta difficile regola: mentre parla l’insegnante i bambini devono ascoltare in silenzio, a sua volta l’insegnante deve fare silenzio quando un alunno esprime la propria opinione.

Da quando abbiamo letto la storia, ogni qualvolta un compagno interrompe un altro, o qualcuno interrompe la maestra, la frase è sempre la stessa: “Hey, non fare il Louis!”; “Niente maestra, qui ci sono tanti Louis con la bocca di vulcano!

Ma cosa possiamo fare per richiamare l’attenzione dei nostri alunni e ristabilire il silenzio?

Qualche mese fa, ad inizio anno scolastico, una collega mi scrisse chiedendomi dei suggerimenti perché aveva dei problemi di comportamento nella sua classe. Mi disse che i bambini erano chiacchieroni all’inverosimile, non stavano mai attenti, litigavano fra di loro e la ricreazione sfociava sempre in un momento di aggressione (non solo verbale ma spesso anche fisica) piuttosto che di aggregazione e di amicizia. Mi raccontò delle strategie che fino ad allora aveva messo in atto, ma che purtroppo non avevano sortito i risultati sperati.

Durante la nostra conversazione ci scambiammo consigli e possibili soluzioni, ripromettendoci di risentirci più avanti dopo aver messo in atto le nuove strategie trovate.

Pochi giorni fa, a distanza di quasi tre mesi, ho ricevuto un bellissimo messaggio dalla collega la quale mi ha avvisato che la situazione comportamentale della sua classe è molto migliorata: le dinamiche di classe sono cambiate in meglio e i bambini rispondono con entusiasmo alle nuove strategie messe in atto. “Io non li riconosco più! E’ una classe fantastica!“, mi ha detto e nonostante non potessi vederla in faccia o sentire la sua voce, ho percepito l’entusiasmo e la contentezza nelle sue parole.

Ho deciso così di mettere per iscritto alcune semplici strategie da condividere con voi, e perché no, anche per potermi confrontare e trovarne delle nuove; vi chiedo quindi (come è successo con tante colleghe) di condividere le vostre strategie per poterci arricchire reciprocamente.

Quali strategie possono risultare utili per calmare una classe rumorosa?

Nel corso degli anni ho sperimentato diverse tecniche per richiamare l’attenzione dei bambini e il silenzio nei momenti in cui si necessitano, alcune che riporto, mi sono state suggerite da colleghe con le quali ho avuto il piacere di confrontarmi e che ho sperimentato a mia volta.

Di solito il modo migliore per cominciare è sicuramente quello di abituare bambini pian piano a delle semplici strategie e portarli, inconsapevolmente, al rispetto delle regole.

Si può creare ad esempio una sorta di formula magica o frase che aiuti i bambini ad entrare nel “paese del silenzio”. Io uso ad esempio una semplice frase quando devo cominciare un’attività e voglio la massima attenzione e loro la concludono: allora, posizione d’ascolto e loro mettono le braccia conserte e si sistemano ordinatamente poi dico: braccia (dico io)… Conserte! (rispondono loro) Bocca?… Chiusa! Orecchie?… Aperte! e cervello?… Acceso! A questo punto tutti sono in silenzio e si può cominciare l’attività.

Spesso i bambini fanno molto rumore perché sono agitati. In questo caso respirare può servire per ristabilire la serenità.

Positivo è creare un momento di rilassamento con la musica che ai bambini piace molto. Magari mentre loro stanno svolgendo un’attività, si può mettere un delicato sottofondo musicale che accompagni dolcemente il lavoro dei bambini. Una mia collega ad esempio è solita usare musica new age con ruscelli, canti di uccellini, ecc. I bambini si rilassano e lavorano tranquillamente, senza che sentano l’esigenza di chiacchierare, alzarsi o disturbare. Ai miei alunni piace molto ad esempio “…Laudato sii” oppure “Mamma Maria” dei Ricchi e Poveri, pensate un po’ (come si suol dire: de gustibus non est disputandum).

Rosa nella mano destra e candela nella mano sinistra

Se però non si ha il tempo per mettere la musica e creare quest’atmosfera, allora si può usare un altro trucco. Dite ai bambini di immaginare di prendere una rosa nella mano destra e una candela nella mano sinistra (prendiamole anche noi come esempio). Annusiamo la rosa (e quindi inspiriamo) e spegniamo la candela (buttando fuori l’aria). Rifacciamo questo movimento per una serie di volte fino a che non sentiamo che i bambini si sono calmati.

Metodo del palloncino

Un gioco che possiamo fare per “calmare” e dare la possibilità ai bambini di muoversi e sfogarsi è quello dei palloncini: tutti in piedi ci gonfiamo come palloncini mettendoci sulle punte e poi ci sgonfiamo buttando fuori l’aria e lasciando rilassare tutto il corpo.

Metodo marshmallow

Un’altra strategia che si può usare per evitare che i bambini parlino (almeno per un po’) è quella dei marshmallow, i deliziosi cilindretti di zucchero morbidi al tatto e di colore bianco. Naturalmente quelli che “mangeremo” noi non saranno reali, bensì chiederemo ai bambini di immaginare di avere nella loro bocca dei marshmallow che gli impediscono di parlare. Di solito è una tecnica che funziona, soprattutto con i bambini più piccoli… quindi da ora in poi marshmallow in bocca!

Parlare cantando

Altro trucco? L’altro giorno avevo un gran mal di testa e in classe c’era confusione. Ho cominciato allora ad intonare la melodia di una canzone di Natale che i bambini stanno imparando in questo periodo, sostituendo le parole con altre inventate da me che mettevano in risalto il mio malessere. La canzone è risultata molto divertente, al punto che i bambini hanno ripetuto le parole come un coro fino a quando non si sono zittiti. La musica attrae sempre molto i bambini… e dire una cosa “musicandola” crea di certo attenzione.

Effetto sorpresa

Anche l’effetto sorpresa può essere un valido aiuto: tenere una borsa o una scatola in cui si tengono alcuni oggetti molto graditi ai bambini, da mostrare quando il rumore sta per arrivare ad un livello di intollerabilità e disturbo. Si può tirare fuori l’oggetto, presentarlo e dire che andrà in regalo al più silenzioso. Si sa che la motivazione esterna o estrinseca avviene quando un alunno si impegna in un’attività per scopi che sono estrinseci all’attività stessa, quali, ad esempio, ricevere lodi, riconoscimenti, buoni voti e quindi può essere sempre un valido aiuto.

Principi riguardo alle regole: poche, chiare e semplici, proposizioni e non divieti

Partiamo da quest’ultime: proposizioni e non divieti. Di solito siamo consueti nell’impartire delle regole dove diciamo cosa i bambini non devono fare: non correre, non saltare, non fare questo, non fare quello, ecc. E se invece di dire “Non devi correre nei corridoi” dicessimo “Nei corridoi si cammina lentamente”? Un’idea suggerita da una collega è quella dell’albero delle regole. Può essere un cartellone delle regole condiviso con i bambini: un albero delle regole, dove i bambini discutono di una regola importante per loro e la scrivono su una “manina in cartoncino” che poi verrà ritagliata ed incollata sul loro albero.

Lo scorso anno, ad esempio, ho deciso di realizzare un contratto didattico condiviso con i bambini, nel quale c’erano propositi da realizzare: pronto ad imparare, sogna in grande, dì grazie e per favore, prova cose nuove, e la più importante di tutte … credi in te stesso (se manca la motivazione infatti, il cammino è più difficile). È un patto che ci è servito e continua a servirci tutt’ora e quando i bambini assumono certi comportamenti che magari non ci piacciono tanto, rileggiamo i propositi da realizzare e li commentiamo nuovamente.

Regole chiare e semplici del tipo: “Aspetto il mio turno per intervenire, prima di parlare alzo la mano e aspetto che l’insegnante mi chiami”. Utile potrebbe essere “il sacchetto delle promesse” nel quale i bambini settimanalmente possono inserire il proposito di buon comportamento da mantenere in modo che si sforzino di mantenere la promessa fatta.

Ecco, queste poche regole, questi piccoli trucchi credo che possano essere utili a tutti e se voi, cari colleghi, ne conoscete altri, potete contribuire ad arricchire questo articolo con i vostri suggerimenti che sarò ben lieta di accettare e condividere.


Autore articolo
Zina Cipriano

Zina Cipriano

Insegnante

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