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Se si è arrivati all’introduzione di un riconoscimento del merito per i docenti della scuola italiana significa che la professionalità dei docenti è in crisi e secondo me da tempo.

Le motivazioni potrebbero essere molteplici: stipendi bassi, non riconoscimento delle ore di lavoro per le funzioni aggiuntive all’insegnamento, difficoltà di gestione delle classi sempre più numerose, mancanza di collaborazione tra scuola e famiglia, scuole fatiscenti, risorse economiche e umane non adeguate e altro.

Insegno nella scuola primaria da almeno 35 anni, le lamentele sono le stesse da sempre. D’altra parte poco è cambiato nella scuola, anche se sulle cattedre è posto un registro elettronico, ma sempre registro è, e alla fine il compito primario dei docenti è quello di verificare se gli studenti imparano (apprendere è un’altra cosa), oppure no.

Se non ce la fanno allora si ricorre ai recuperi extra scolastici con ripetizioni effettuate da genitori che assumono il ruolo di insegnanti, o da altre figure esterne, con costi a carico delle famiglie. Gli alunni imparano e i docenti sono bravi insegnanti perché possono “andare avanti con il programma”. Se gli alunni non imparano, manca la collaborazione della famiglia, e nella scuola secondaria, i ragazzi hanno in mente tutt’altro, vadano a lavorare ( dove?).

Cosa manca alla scuola? La corresponsabilità. Dirigenti, docenti, genitori e alunni dovrebbero essere corresponsabili della qualità della scuola.

Corresponsabilità

Come promuovere la corresponsabilità nel processo di riqualificazione della scuola?

Superando la cultura dell’alibi innanzitutto, e introducendo comunque un percorso di valutazione che non può prescindere da una riflessione sulla professione docente e dall’autovalutazione. Autovalutazione perché non dobbiamo dare per scontato che tutti gli insegnati siano preparati, che sappiano svolgere il loro lavoro (difficilissima professione, rientra nelle professione di aiuto), che siano consapevoli della necessità di formazione e di ricerca.

Essere insegnante significa mantenere innanzitutto costante la passione per il proprio lavoro, porsi domande, imparare dagli errori ed essere propensi al cambiamento. Purtroppo molto spesso è una professione di ripiego, e nonostante sia faticoso e dispendioso entrare nel meccanismo delle graduatorie e conseguire il sospirato ruolo, rimane una professione che dà sicurezza di stipendio e di pensione.

Il bonus di merito può stimolare i docenti al miglioramento, ad autovalutarsi all’impegnarsi per una corresponsabilità tra le componenti educative della scuola? A quanto pare no. Tutti i docenti si ritengono meritevoli. Tutti si impegnano, tutti hanno classi impegnative, nessuno si risparmia.

Non tutti i docenti lavorano con la stessa dedizione, ci sono insegnanti che nonostante la diminuzione delle risorse economiche e umane hanno continuato a lavorare senza compensi aggiuntivi, sostituendo i colleghi assenti pur di non dividere gli alunni nelle varie classi, sostenendo colleghi insegnanti di sostegno non specializzati (magari alla prima esperienza) cambiando l’approccio metodologico per rendere la didattica inclusiva senza lasciare “fuori” dal gruppo classe chi in difficoltà, dimenticandosi dell’orologio al polso e prendendosi tutto il tempo che ci vuole.

Non basta il bonus di merito per compensare questi insegnanti e motivare i colleghi a impegnarsi a reinventare la scuola, così come non lo ha fatto la “buona scuola”. Ci vuole un cambio di mentalità, di cultura e una buona dose di lungimiranza.

I dirigenti scolastici dichiarano di non avere strumenti per valutare gli insegnanti sul piano della didattica. I genitori ritengono bravi insegnanti coloro che “vanno avanti” col programma. Gli insegnanti ritengono i colleghi più impegnati stacanovisti è un po’ matti, quindi immeritevoli.

Una carriera professionale solo per anzianità non basta a valorizzare i docenti, il sistema degli incentivi non funziona, andrebbe rivisto tutto l’impianto a livello contrattuale e di sistema, perché comunque non tutti i docenti meritano di essere considerati buoni insegnanti ed è tempo di aprire gli occhi, le orecchie e la bocca.

Se il parrucchiere, la sarta, l’estetista li posso cambiare se non sono all’altezza del loro lavoro e non mi soddisfano, perché invece un bambino, un una bambina, un ragazzo e una ragazza si devono adattare a qualsiasi insegnante anche perché cambiando scuola troveranno sempre qualcuno tra tanti che non è in grado di fare il proprio lavoro?

Gli insegnanti segnano il nostro futuro.

 

Fabiola Lupo Pasini, insegnante