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Daniel Pennac, maestro, professore e scrittore di fama internazionale in queste settimane è in giro per l’Italia a promuovere il suo ultimo libro, chiamato «Mio Fratello».

Dichiara in un’intervista rilasciata all’Huffington Post: “E’ dal primo giorno in cui sono entrato in una scuola come insegnante che sento ripetere, migliaia di volte, che i giovani non leggono più” era il 1969. Se fosse vero, dice Pennac, sarebbe inspiegabile perché «siamo ancora qui». Nell’intervista, punta il dito direttamente contro i suoi colleghi professori sostenendo che “Se invece dei ragazzi, fossero proprio loro, i prof, i primi a leggere poco e a non riuscire a trasmettere l’amore e la passione per la parola scritta?”.

E spiega i motivi di questa affermazione: “L’unica ragione per cui dei ragazzi scolarizzati non leggono è che i loro professori non sono in grado di condividere con loro le proprie letture. E perché non sono in grado di condividere con i loro ragazzi le loro letture? Perché non leggono. Perché leggono soltanto libri specializzati, tecnici, sulla propria materia. E i professori di lettere? Dagli anni Sessanta agli anni Novanta, per trent’anni, non si sono interessati che allo strutturalismo, alla semiotica e a tutto ciò che era teoria della Letteratura. Non leggevano letteratura, leggevano metaletteratura. E avevano anche il coraggio di dire ai ragazzi che erano loro a non leggere”.

Daniel Pennac

Secondo Pennac invece, grazie anche alla democratizzazione dell’istruzione, il numero di lettori è aumentato, così come quello delle opere letterarie o meno in forma di libro che sono a disposizione di tutti: dunque è solo questione di «creare legami» con i lettori. Lo fa l’autore con i suoi libri, ma certamente a scuola dovrebbero insegnarlo anche i professori, trasmettendo la passione vera e propria per la letteratura.

Affermazioni che non sorprendono visto il decalogo dei diritti imprescindibili del lettore scritto da Pennac per amare i libri:

I. Il diritto di non leggere
II. Il diritto di saltare le pagine
III. Il diritto di non finire un libro
IV. Il diritto di rileggere
V. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
VI. Il diritto al “bovarismo” (malattia testualmente contagiosa)
VII. Il diritto di leggere ovunque
VIII. Il diritto di spizzicare
IX. Il diritto di leggere a voce alta
X. Il diritto di tacere.