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Daniele Novara, noto pedagogista,  fornisce la sua interessante visione sugli ultimi fatti di cronaca riguardanti il bullismo facendo alcune riflessioni su come la scuola stia effettivamente evolvendo e, con essa, anche i suoi alunni.

Il pedagogista ritiene che, la visione di atti di bullismo sullo smartphone, dia proprio l’idea di un attacco alla scuola. Da questa sensazione quindi nasce un’opinione pubblica piuttosto aspra nei confronti degli alunni, ipotizzando le pene più disparate per loro. Si è dunque spinti alla criminalizzazione di una determinata fetta di alunni, sradicandoli dalla loro identità di studenti e stigmadizzandoli solo come criminali da punire.

Secondo Novara questa sarebbe solo un’occasione persa di effettivo miglioramento scolastico. Il pedagogista ritiene opportuno  sottolineare come le situazioni che prevedono un alunno aggredire un docente siano, alla fine dei conti, molto poche, a differenza degli insegnanti arrestati con l’accusa di maltrattamenti. Il problema quindi risiederebbe sui requisiti richiesti da un docente.

Diventare Insegnanti

Difatti conoscere a menadito una materia non rende un docente necessariamente idoneo all’insegnamento. Occorre secondo Novara avere competenze professionali, tra cui l’organizzazione della classe e saper costruire processi di apprendimento che coinvolgano gli alunni nelle loro interazioni, nelle loro dinamiche relazionali e nei processi di imitazione reciproca.

Un altro problema risiederebbe nella competenza, soprattutto per quel che riguarda la gestione dei conflitti con gli alunni e fra gli alunni. Riguardo il concetto di competenza, il pedagogista si è espresso così: “Un’attitudine assolutamente indispensabile vista la crisi dei concetti di disciplina e autorità che viviamo quotidianamente in una società sempre più frammentata e sfilacciata. Saper comunicare, evitare inutili provocazioni, costruire dei momenti dove i conflitti possono essere affrontati adeguatamente sono basilari insostituibili di una professionalità docente adeguata ai tempi. Non meravigliamoci viceversa se qualche insegnante potrebbe veramente aver sbagliato lavoro e trovarsi in situazioni poco piacevoli. Una scuola di qualità aiuta i propri ragazzi a maturare, a crescere, a gestire le contrarietà, a sviluppare le proprie risorse all’interno di metodologie pedagogiche efficaci che guardano con fiducia alle potenzialità degli alunni stessi prima di condannarli come se fosse semplicemente un tribunale.

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