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Buongiorno a tutti, mi chiamo Diego e scrivo da Roma. Attualmente sono uno studente del liceo Classico. Ho deciso di mandarvi questa mail perché ho seguito con molta attenzione le vicende che si sono sviluppate riguardo la docente di inglese aggredita dalla mamma di uno studente che è stato poi bocciato.

Quello che mi lascia personalmente perplesso è il fatto che la madre cerchi in qualche modo di fornire una giustificazione per quel che ha fatto, allora vorrei rubarvi qualche minuto del vostro tempo per raccontarvi una cosa che mi accadde personalmente quando ero alle scuole medie.

Durante il primo anno delle medie ho iniziato a praticare pallavolo. Fortunatamente ero portato per quello sport, quindi sono stato inserito subito nella rosa dei titolari. Con la nostra squadra vincemmo parecchi tornei e competizioni regionali. In seguito venni convocato per partecipare anche a gare municipali e scolastiche. Ed è qui che avvenne il “pasticcio”.

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Il mio allenatore di pallavolo insegnava alla scuola media che frequentavo quindi, probabilmente per qualche attrito interno, è accaduto quello che sto per raccontarvi. Spesso capitava che per allenamenti o incontri ero “obbligato” ad uscire prima da scuola o saltare le lezioni, e questo non andava per niente bene alla mia insegnante di italiano che spesso cercava di rendere meno agevoli le nostre uscite anticipate.

Premetto che sono sempre stato un buono studente alle scuole medie e non ho mai anteposto lo sport allo studio, so e sapevo benissimo quanto fosse importante. Ma ciò non toglie che avevo desiderio di praticare questo sport e questa possibilità mi veniva puntualmente preclusa o ostacolata.

La mia materia preferita era stata da sempre Italiano: la mia professoressa si è sempre complimentata con me per i temi svolti e, puntualmente, mi faceva leggere i miei temi in classe per farli ascoltare ai miei compagni. Inoltre diceva che il mio modo di scrivere era simile a quello di Stefano Benni, e ciò mi riempiva il cuore di gioia ogni volta. Ma nel momento in cui ho iniziato ad assentarmi per poter allenarmi, le cose sono cambiate.

Molto spesso i miei temi non andavano più bene, la professoressa continuava a ripetere ai miei genitori che non ero portato per il liceo classico e che forse sarebbe stato meglio che frequentassi un istituto professionale.

Da tutto ciò ne uscii distrutto perché era una professoressa che stimavo molto. Il mio impegno scolastico, da quando ho iniziato a praticare sport a pieno regime, non è mai diminuito proprio per evitare spiacevoli situazioni, ma purtroppo sembra che la scuola e lo sport debbano sempre prendere strade divergenti.

Quello che vorrei dire con queste “poche” parole è che lo sport è importante quanto lo è lo studio: sono due allenamenti diversi ma, paradossalmente, uguali. Eppure i docenti ritengono che venga loro sottratto del tempo, cosa che non sempre si dimostra vera. Non voglio in nessun modo proteggere la madre che ha aggredito la docente, oppure lo sportivo con numerose insufficienze, voglio solo dire che i docenti non dovrebbero “prendere di mira” uno studente perché pratica sport, tutto qui.