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La scuola è finita. I ragazzi si riposeranno, i docenti si limiteranno a sognare  il riposo e i genitori, in buona parte dei casi, si gonfieranno di orgoglio-social.

Una volta c’erano quei pranzi di famiglia interminabili dove ogni parente snocciolava con cura i voti presi dal proprio figlio. C’era poi quasi sempre un cugino/a sopra la media, una zia piena d’orgoglio ed un figlio che collezionava solo brutti voti. La dinamica alla fine dei conti non è cambiata poi tanto, si è solo “evoluta”.

Un anno fa si leggeva su Facebook: “Massimo dei voti in pagella e ovviamente promosso! Sei il migliore della classe. Orgoglio di mamma” Questo è solo uno degli innumerevoli post che sono stati scritti negli scorsi anni e che, purtroppo, saremo “obbligati” a leggere anche quest’anno.

pagella

Quindi a trionfare non sarà l’impegno del ragazzo, o meglio, il suo impegno è “sfruttato” per l’autocelebrazione dei genitori. Tutto si limita ad essere una gara, a far trionfare il migliore, come se la pubblicazione della pagelle fosse un semplice podio dove collocare il proprio figlio. Ma forse, dietro tutto questo trionfalismo, si nasconde l’insicurezza dei genitori. Con una buona pagella hanno l’impressione di aver svolto nel migliore dei modi il loro ruolo genitoriale e quindi tirano un sospiro di sollievo sui social.

La pagella quindi diventa una sorta di Xanax pronta a limitare le ansie genitoriali più che quelle dei figli. La condivisione sui social dei voti presi dal figlio rappresenta semplicemente la dimostrazione pubblica che il genitore ha avuto successo, che ha fatto il proprio dovere e tutti devono saperlo. Questo, il più delle volte, va a gravare sulla schiena dei figli che vengono caricati di ambizioni altrui, limitando la libertà individuale.

Forse, dietro l’ostentazione social, si nasconde molto altro. Le famiglie stanno perdendo la comunicazione e forse questo è diventato l’unico modo per dire al proprio figlio quanto si è fieri di lui.

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