Condividi

Agli studenti, durante il lavoro che Laboratorio Adolescenza svolge nelle scuole per aiutare i ragazzi ad orientarsi nel mondo del lavoro, viene chiesto spesso quale mestiere vorrebbero svolgere “da grandi”.

Quello che emerge è che i lavori scelti sono quasi sempre quelli di cinquant’anni fa: medico, operaio, cuoco, avvocato, giornalista, insegnante, bidello. Non emerge mai il desiderio di rivolgersi ad una nuova professione, magari legata allo smartphone che questi ragazzi tengono sempre in mano. Naturalmente sono a conoscenza dell’esistenza di Internet e che “dietro” il web ci sia qualcuno che ci lavori, ma ritengono che tutto ciò che ha a che fare con la rete passi attraverso l’informatica.

Nuovi Lavori di Oggi

Pochi, ad esempio, riflettono sul fatto che dietro la creazione di una “app” ci siano tante professionalità che non hanno niente a che fare con i linguaggi di programmazione. E’ chiaro che i nuovi mestieri non vengono creati solo da Internet. Sono anche i nuovi stili di vita e le abitudini sociali modificate ad influire sul cambiamento (oggi in tanti per organizzare il loro matrimonio si affidano ad un “wedding planner”).

Secondo le statistiche fatte da istituti di ricerca specializzati, ogni anno compaiono lavori nuovi e l’85% dei lavori che si faranno nel 2030 non sono ancora stati “inventati”. E’ palese che il rapporto quantitativo tra vecchie e nuove professioni è destinato a cambiare sempre di più, così come l’ambito di applicazione. Oltre il 70% degli studenti che frequentano gli ultimi anni di scuola superiore è preoccupato per il proprio futuro lavorativo. Se da una parte questa preoccupazione è ragionevole, dall’altra è accresciuta dalla visione molto parziale che hanno del mondo del lavoro.

Una lacuna grave, che può condizionare la scelta della facoltà universitaria. Eppure per allargare i loro orizzonti lavorativi, basta un’ora di navigazione su Internet. In questo modo, i giovani possono pensare di intraprendere una nuova professione: l’agricoltore verticale, il cyber-security manager, il travel blogger, l’analista di big data, l’Influencer, il make-up artist, il manager della terza età, il nanomedico, il social media manager, il sustainability manager, il personal shopper e così via.

Aumenta così la consapevolezza che la medesima professionalità può essere spesa in contesti anche diversissimi. I ragazzi si sorprendono quando scoprono che nei più importanti social media lavorano non solo informatici, ma anche tanti psicologi, e che dietro gli ormai diffusissimi traduttori automatici ci sono più linguisti che ingegneri. Per costruire un progetto di vita è necessario avere una visione più ampia possibile di ciò che si ha difronte.

E’ chiaro che un breve giro sul web non basta a fare chiarezza, perciò i percorsi di orientamento rivolti agli studenti dovrebbero fornire loro una panoramica complessiva, per orientarli e magari rassicurarli sul futuro. Si rischia altrimenti di creare una situazione come quella descritta da Sara, 17 anni, componente della redazione “junior” di Adò (la rivista online di Laboratorio Adolescenza www.laboratorioadolescenza.org), che scrive: “Forse perché siamo troppo disillusi e siamo convinti di non essere noi coloro i quali cambieranno il mondo. Forse perché siamo sconcertati dalla situazione attuale. Forse perché non capiamo nemmeno come immetterci nel mondo del lavoro visto il tasso di disoccupazione giovanile. Certo è, che in molti nostri coetanei si percepisce come la tensione verso la cultura, la formazione e la ricerca sia stata sostituita dalla ricerca di successo e ricchezza a basso costo”.