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Me lo ricordo come fosse ieri.
Io, probabilmente il più grande asino in trigonometria che la storia ricordi, riesco a prendere sei.
SEI!

Ok, lo ammetto, avevo copiato dalla prima all’ultima riga.

Spudorato come pochi, avevo riprodotto il compito del mio compagno di banco che manco una fotocopiatrice di ultima generazione.

Problema: prendo il suo compito: lui otto, io sei.
Beh?
C’era qualcosa che non andava.

Così, bello, tronfio e anche un po’ faccia da culo, vado a chiedere spiegazioni.
“Eh, qui non si capisce bene cosa hai scritto… Qui la linea è fatta male… Insomma troppo disordinato”.

Poco male, avevo finalmente in mano il mio primo (e ultimo) sei in trigonometria! Rubato, certo, ma abbastanza per darmi a settimane di baldoria!

 voti sono una stronzata

 

Solo adesso che sono io un insegnante ho capito cos’era davvero successo: lei, la prof, mi aveva incasellato in un voto. Per lei ero quel voto (nella fattispecie: 3).

Per lei io ero io, sì, ma soprattutto ero “Quello che prende tre”.
Quello che neanche se va a Lourdes capirà mai niente della mia materia.
Già darmi sei era stato un sacrificio, glielo leggevi chiaro in faccia.

Cosi è arrivato il momento di dirlo: ecco, qual è il nostro problema.
Su, ammettetelo, anche voi.
Sì, anche voi che fate quella faccia.
I voti.

(adesso userò un termine molto forte, per cui mi raccomando: preparatevi. E, ci tengo a precisarlo, mi riferisco in particolar modo ai voti alle scuole medie, o meglio fino alla seconda media. Già dalla terza il discorso sarebbe un po’ diverso).

Vado eh?

I voti sono una stronzata.

Ecco, detta.

Primo, perché un ragazzo non dovrebbe mai, e poi mai, e poi mai, studiare solo per prendere un bel voto. E questo succede a quasi tutti.
Un ragazzo dovrebbe studiare perché gli piace, perché lo “desidera” – il verbo latino “studio” infatti significa “desiderare” – perché lo rende una persona migliore.
Per un milione di perché ma: mai, e poi mai, e poi mai, solo prendere un bel voto.

E poi perché i voti sono pericolosi.
I voti sono invadenti.
I voti sono brutti.

I voti sono dei numeri che servono a dire quanto sono fatte bene delle prestazioni: ma sono pochissimi i ragazzi di 11-12-13 anni che sanno scindere bene la persona dalla prestazione.

Molti ragazzini, a quell’età, ti guardano storto, non sono molto convinti, quando spieghi loro che il voto lo stai dando al compito, e non a loro.

Molti di loro ci mettono due o tre compiti in classe, a vedersi come un cinque, un sette, un nove. A vedersi come quel numero lì, e a credere che sarà così sempre.

Molti di noi i voti se li portano dietro anche nella vita, poi. E anche quando non sono più a scuola se lo sentono tutto, addosso, il peso di quel numero lì che non se ne va mai.

E poi quanti di noi insegnanti, anche poco poco, non fanno lo stesso errore di quella mia prof?
Quello di incasellare uno studente in un numero, partire comunque da un piccolo pregiudizio, mettere sette a quello che prende sempre sette e cinque a quello che prende sempre cinque?

Ok, linciatemi pure adesso, fate la faccia scandalizzata, chiamate il Ministero che ne so, ma faccio outing e lo dico: a me, qualche volta, è successo.

Magari di controllare con più attenzione una verifica di uno sempre andato male, solo per vedere se non avesse copiato, e così scovare più errori e quindi abbassare il voto. Ma già lì: è il pregiudizio che ti ha fregato.

Infatti è questo il punto: ogni voto è un giudizio, e ogni giudizio ti farà sempre avere, anche se piccolissimo, un pregiudizio.

I voti sono una stronzata perché è difficilissimo che non si portino dietro nessuna ombra di pregiudizio.
Tuo verso di loro ma soprattutto: loro, verso loro stessi.

Così ecco cosa sto facendo.
Piano piano, in silenzio, senza dir niente a nessuno, sto smettendo di mettere voti. Ne metto sempre meno, diciamo.
Al posto di quelli, un po’ di sano faccia a faccia. Chiedo che cosa poteva andare meglio, che cosa è andato bene, come fare a migliorare. Oppure dei giudizi scritti, ma senza numeri.
Consigli, tipo. Osservazioni. O anche dei semplici “clap clap” dove ci sono cose belle e originali.

Il mio sogno è di smettere del tutto di metterli, i voti. Almeno fino , seconda media, ma ragionandoci un po’ su si può arrivare anche più in là.

Il mio sogno è un mondo dove nessuno ti mette il voto, e tu non lo metti a nessuno.

E ora vado un po’ a ripassare trigonometria.

 


Autore articolo

Enrico Galiano

Enrico Galiano

Insegnante, scrittore

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