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Motivazione a Scuola

I Voti Sono Una Stronzata


Me lo ricordo come fosse ieri.
Io, probabilmente il più grande asino in trigonometria che la storia ricordi, riesco a prendere sei.
SEI!

Ok, lo ammetto, avevo copiato dalla prima all’ultima riga.

Spudorato come pochi, avevo riprodotto il compito del mio compagno di banco che manco una fotocopiatrice di ultima generazione.

Problema: prendo il suo compito: lui otto, io sei.
Beh?
C’era qualcosa che non andava.

Così, bello, tronfio e anche un po’ faccia da culo, vado a chiedere spiegazioni.
“Eh, qui non si capisce bene cosa hai scritto… Qui la linea è fatta male… Insomma troppo disordinato”.

Poco male, avevo finalmente in mano il mio primo (e ultimo) sei in trigonometria! Rubato, certo, ma abbastanza per darmi a settimane di baldoria!

 voti sono una stronzata

 

Solo adesso che sono io un insegnante ho capito cos’era davvero successo: lei, la prof, mi aveva incasellato in un voto. Per lei ero quel voto (nella fattispecie: 3).

Per lei io ero io, sì, ma soprattutto ero “Quello che prende tre”.
Quello che neanche se va a Lourdes capirà mai niente della mia materia.
Già darmi sei era stato un sacrificio, glielo leggevi chiaro in faccia.

Cosi è arrivato il momento di dirlo: ecco, qual è il nostro problema.
Su, ammettetelo, anche voi.
Sì, anche voi che fate quella faccia.
I voti.

(adesso userò un termine molto forte, per cui mi raccomando: preparatevi. E, ci tengo a precisarlo, mi riferisco in particolar modo ai voti alle scuole medie, o meglio fino alla seconda media. Già dalla terza il discorso sarebbe un po’ diverso).

Vado eh?

I voti sono una stronzata.

Ecco, detta.

Primo, perché un ragazzo non dovrebbe mai, e poi mai, e poi mai, studiare solo per prendere un bel voto. E questo succede a quasi tutti.
Un ragazzo dovrebbe studiare perché gli piace, perché lo “desidera” – il verbo latino “studio” infatti significa “desiderare” – perché lo rende una persona migliore.
Per un milione di perché ma: mai, e poi mai, e poi mai, solo prendere un bel voto.

E poi perché i voti sono pericolosi.
I voti sono invadenti.
I voti sono brutti.

I voti sono dei numeri che servono a dire quanto sono fatte bene delle prestazioni: ma sono pochissimi i ragazzi di 11-12-13 anni che sanno scindere bene la persona dalla prestazione.

Molti ragazzini, a quell’età, ti guardano storto, non sono molto convinti, quando spieghi loro che il voto lo stai dando al compito, e non a loro.

Molti di loro ci mettono due o tre compiti in classe, a vedersi come un cinque, un sette, un nove. A vedersi come quel numero lì, e a credere che sarà così sempre.

Molti di noi i voti se li portano dietro anche nella vita, poi. E anche quando non sono più a scuola se lo sentono tutto, addosso, il peso di quel numero lì che non se ne va mai.

E poi quanti di noi insegnanti, anche poco poco, non fanno lo stesso errore di quella mia prof?
Quello di incasellare uno studente in un numero, partire comunque da un piccolo pregiudizio, mettere sette a quello che prende sempre sette e cinque a quello che prende sempre cinque?

Ok, linciatemi pure adesso, fate la faccia scandalizzata, chiamate il Ministero che ne so, ma faccio outing e lo dico: a me, qualche volta, è successo.

Magari di controllare con più attenzione una verifica di uno sempre andato male, solo per vedere se non avesse copiato, e così scovare più errori e quindi abbassare il voto. Ma già lì: è il pregiudizio che ti ha fregato.

Infatti è questo il punto: ogni voto è un giudizio, e ogni giudizio ti farà sempre avere, anche se piccolissimo, un pregiudizio.

I voti sono una stronzata perché è difficilissimo che non si portino dietro nessuna ombra di pregiudizio.
Tuo verso di loro ma soprattutto: loro, verso loro stessi.

Così ecco cosa sto facendo.
Piano piano, in silenzio, senza dir niente a nessuno, sto smettendo di mettere voti. Ne metto sempre meno, diciamo.
Al posto di quelli, un po’ di sano faccia a faccia. Chiedo che cosa poteva andare meglio, che cosa è andato bene, come fare a migliorare. Oppure dei giudizi scritti, ma senza numeri.
Consigli, tipo. Osservazioni. O anche dei semplici “clap clap” dove ci sono cose belle e originali.

Il mio sogno è di smettere del tutto di metterli, i voti. Almeno fino , seconda media, ma ragionandoci un po’ su si può arrivare anche più in là.

Il mio sogno è un mondo dove nessuno ti mette il voto, e tu non lo metti a nessuno.

E ora vado un po’ a ripassare trigonometria.

 


Autore articolo

Enrico Galiano

Enrico Galiano

Insegnante, scrittore

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36 risposte su “I Voti Sono Una Stronzata”

Per mia semplice esperienza: sì. Non tutte le materie, ma alcune sì. Se vuoi il problema è che il programma è “organico”, non è ad hoc dello studente, che anche se ha scelto un certo indirizzo non troverà solo cose che gli piaceranno.

Un brutto voto può far perdere autostima laddove ci sono voluti anni per racimolarne qualche grammo… parlo per esperienza personale…
Il mio sogno invece è che esistessero più insegnanti come te, con il tuo modo di pensare… la tua schietta sincerità…. il tuo modo d’insegnare, e soprattutto tanto cuore e umanità.

@nelllabaci, diciamo che è la mia utopia. Ci provo! 🙂
@elvipera, mi fa piacere sapere di non essere il solo a pensarla così
@betty, come hai ragione…

Condivido pienamente. Il compito di un insegnante non è giudicare, ma fornire agli alunni gli strumenti per migliorare la propria vita. Un voto specie se negativo serve solo a far crollare l’ autostima dei nostri allievi gia’ troppo fragili. Spesso poi noi insegnanti realmente ci facciamo condizionare dalla prima impressione, in maniera a volte inconscia creiamo situazioni tali da confermare il nostro (pre)giudizio, bollando per il resto della sua carriera scolastica un allievo. I terapeuti la chiamano profezia che si avvera ed è molto comune nella nostra categoria.
Di fronte al fallimento di un proprio allievo un docente dovrebbe sempre interrogarsi sulle ragioni che lo hanno determinato, magari provando a rimettere in discussione le proprie metodologie e aprendosi al cambiamento.

Sono una studentessa di quarta liceo appena uscita da una crisi durata tre (e dico TRE) anni a causa della scuola che frequento. Sicuramente ho scelto un indirizzo che non mi ha aiutata a sviluppare le mie attitudini; sicuramente il mio carattere insicuro non mi ha reso possibile superare facilmente la situazione, ma concordo pienamente sull’inadeguatezza del sistema di valutazione italiano che ha contribuito a rendere più oscuro l’incubo che ho vissuto .Durante i tre anni di scuole medie sono diventata dipendente da quei voti, da quei begli 8,9,10 che apparivano sempre piú spesso sulle mie pagelle, fino a non riconoscere i miei talenti o le materie per cui la mia forma mentis era predisposta, ma basandomi sui giudizi che mi venivano dati e -addirittura- giudicando incapaci i compagni di classe che prendevano voti inferiori.
La mia é solo una singola esperienza di dipendenza estrema, ma quanti ragazzi demotivati eistono al giorno d’oggi che hanno intrapreso un percorso di studi nel quale non si riconoscono? Un tredicenne sa a fatica chi é, come si puó pretendere che scelga cosa vorrà fare per il resto della sua vita, dopo essere stato “marchiato” per tre anni con un numero che puó averlo traumatizzato o esaltato al punto da disorientarlo ulteriormente?

Noi insegnanti dovremmo ricordare questo molto spesso. Che i voti sono una stronzata, evidentissima una volta finita la scuola. Dovremmo fare esempi non solo del solito Einstein, che in matematica era imbranatissimo, ma anche di persone che hanno fatto tanto per il mondo pur andando male a scuola. Purtroppo non conosco le pagelle di nessuno, ma mi piacerebbe vedere quelle di altri personaggi…

La mia insegnate di chimica, pur conoscendo la materia, riusciva a farsi seguire da cinque o sei persone su una classe di 25 alunni.
A giugno, io me la cavai con altri 10 persone, ma ben quindici alunni furono rimandati a settembre.
Dopo gli esami di riparazione, bocciò quattro dei miei compagni.
Quei quattro complessivamente studiavano , ma non erano “amati” dalla loro insegnante e, per di più provenivano da ceti bassi.
Per fortuna, quei ragazzi respinti hanno avuto modo e tempo di riscattarsi nello studio e nel lavoro, e, per questo, mi chiedo se , in realtà, ad essere bocciata in questa storia non sia stata la mia insegnante.
Per la cronaca, la docente si era anche “vantata” di aver a suo tempo rimandato colui che in quell’anno era il nostro insegnante di storia e filosofia….

I voti appiccicati, usati come intimidazione, come vanto, come competizione, quelli si sono una stronzata.
Ma temere i voti, sia metterne che riceverne, a mio modesto avviso, è una stronzata ancora più grossa.
Certo, può aver senso non usarli durante la scuola primaria, perché con i bambini di quella fascia d’età è molto più importante l’incoraggiamento di un numero.
Ma alle scuole secondarie, sia di primo ma soprattutto secondo grado, i ragazzi sono più consapevoli, e i voti pur non essendo l’unico metodo per valutarne l’impegno, danno loro una stima del risultato che ottengono in una prova scritta, orale o pratica.
La differenza vera la facciamo noi insegnanti. La tua, di matematica e trigonometria, probabilmente sarebbe stata grossolana nei tuoi confronti anche senza l’ausilio dei voti.
Io i voti li uso eccome, ma non come banali numeri, non come reprimenda né tanto meno come pericolosa fonte d’orgoglio.
Un voto è solo una stima, uno strumento per aiutare a far capire ai ragazzi “dove sono”, fin dove sono arrivati, e dove possono spingersi.
Il resto dobbiamo mettercelo noi insegnanti: l’incoraggiamento, il mentoring, far crescere in loro la confidenza nelle proprie capacità, nella crescita che possono avere.
Fino ad arrivare a non temerli più, quei voti, a ridurli a ciò che effettivamente sono: degli strumenti di comprensione.
Perché statene certi, se non a scuola, altrove ai nostri ragazzi qualcuno darà dei voti. E se saranno preparati a non temerli, a guardarli per ciò che sono, strumenti appunto, diventeranno donne e uomini maturi, capaci di vivere la vita appieno, senza paura.

Concordo su tutta la linea. Sta a noi docenti imparare ad usare questo ‘strumento’, dandogli il giusto peso. Ci vuole ovviamente tempo per far comprendere ai ragazzi il valore del voto ma, se si lavora bene e si spiega la sua funzionalità, non verrà più visto come ‘l’uomo nero’ da cui sfuggire.

Vorrei rispondere alla signora Nellabaci: io, alle scuole medie…studiavo, ad esempio, storia per il piacere di farlo! Un pò come Hermione Granger di Harry Potter, che si legge tutti i libri ancora prima di iniziare l’anno scolastico…ecco, io ero così! Per i cavoli miei facevo schemi e riassunti di argomenti che non erano nemmeno nel programma. Inutile dire che alle superiori poi questa mia passione peggiorò: preparavo tesine su tesine!

Complimenti! Valutando per competenze diventa sempre più difficile la valutazione “mirata e precisa di ogni singola prova”. E’ da un po’ che lo dico in classe ma i ragazzi sono i primi a non capirmi. Della serie: “se mi dà il voto, mi impegno…..”

I voti non sono una stronzata! Semplicemente non bisogna darli da STRONZI! Insegno da vent’anni e non ho alcuna intenzione di sfogare le mie possibili frustrazioni sugli alunni; uso tutti i voti, dall’1 al 10, e per tutti i miei alunni, nessuno escluso; se copiano e non me ne accorgo, sono problemi MIEI, non loro.

192 alunni .. Voto scritto ed orale .. Sfido chiunque a non affosarsi in una palude di numeri .. Io vorrei solo insegnare .. Libera scelta di chi mi ascolta farne tesoro .. Ma confesso che i ragazzi spesso non sono maturi per questa scelta …

Poichè, come ho sempre sostenuto, la motivazione è l’arma principale, noi, nei compiti assegnati ai bambini, abbiamo sostituito i classici voti, con delle frasi del tipo: “Ma sei superfantastichissimo”, oppure:” Ottimissimo lavoro…100 e lode”, o ancora “Fantastico….nome del bambino”. Il tutto seguito da cuori, simile e disegni vari. Ai bambini piaceva molto e tornavano a posto… 3 metri sopra il cielo. Anzi se mi dimenticavo di mettere il cuore o lo stile, tornavano alla cattedra o io andavo da loro a…finire il voto, che era incompleto, perchè poi loro dovevano colorarselo e orgogliosi lo mostravano alle mamme. Un giorno una mamma mi ha chiesto:” Maestra ma perchè mettete 100 e lode.” “Perchè suo figlio vale molto, e se potessi lo metterei anche in pagella!” Certo, mi rendo conto…insegnando nella scuola primaria, viene più semplice mettere questi voti…strampalati…

Valutare non è affatto giudicare.
Il voto va messo non da STRONZO! E ce ne sono troppi che marchiano i ragazzi. La valutazione è il grosso problema! Dalla materna a noi DOC. Non la conosciamo, non è scienza ben applicata, non la desideriamo. Ecco che il voto resta mero giudizio! Io non faccio chiacchiere da bar e non giudico. Amo valutare.

Aneddoto: al liceo ero solito prendere 3 a matematica… sia xchè studiavo poco, sia xchè non la capivo.. un bel giorno mi ero stufato di andare male e per 2 settimane mi misi a studiare come un forsennato per riuscire a strappare almeno un voto decente… vado all’interrogazione e dopo non so quanto tempo di domande la super prof mi fa: bene vedo che ti sei messo a studiare, vedo dei miglioramenti…è 3.. però continua così. Ovviamente tornato a casa ho chiuso i libri di matematica e mi sono concentrato su tutte le altre materie… Se potessi vederla in questo momento glielo direi in faccia che è una pessima professoressa.

Secondo aneddoto: un mio amico che di solito prendeva sempre 6 viene interrogato con altre 3 ragazze che di solito prendono voti alti.. alla fine dell’interrogazione la prof fa: Bravo Gennaro sei andato meglio di tutti..e voi ragazza prendete esempio.. ora i voti: Gennaro 6, Ragazza1 8, ragazza 2 7, ragazza3 7½

Non aggiungo altro…

Non sono d’accordo del tutto sulla demonizzazione dei voti. Ho sempre insegnato ai miei ragazzi delle medie che il voto è la valutazione di una prestazione e mai di una persona e che serve per vedere se si è sulla strada giusta per sviluppare un proprio metodo di studio efficace. Per fortuna non devo necessariamente fare media matematica alla fine dei quadrimestri, pertanto valuto anche la crescita (dal punto di partenza all’arrivo) e cancello il voto più brutto, che chiamiamo “incidente di percorso”. Non sottovaluto mai il senso di giustizia dei ragazzi, molte volte più limpido del nostro, ma anche la loro capacità di capire: dalla prima media spiego loro i criteri della valutazione, la differenza di voto tra un ragazzo normodotato e uno dsa, la percentuale di risposte corrette e la possibilità di recuperare in ogni momento. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con loro e loro con i miei voti, anche con quelli che purtroppo abbiamo dovuto fermare. I voti sono uno strumento di misurazione del metodo di studio, non della persona, e così vanno concepiti e trasmessi. Spesso il problema sono i genitori, che guardano alla valutazione come un giudizio sul figlio e non sulla prestazione…

E’ tutto vero, molti docenti sono così, e sono d’accordo anche con il fatto che mettere voti bassi può far perdere autostima, estinguere l’interesse e lo stimolo per alcune discipline. AL liceo in lettere prendevo sempre voti bassi, 4, 5, 5 e mezzo… la sufficienza era un terno al lotto, ma un giorno copiai un tema pari pari da un temario, con la curiosità di vedere il giudizio: era 3. Un docente con 40 anni di esperienza, considerato il più preparato di tutto l’istituto, mette 3 ad un compito copiato da un temario, e il cui autore era un noto critico letterario. Il motivo di un voto così basso? La punteggiatura. Secondo questo prof avevo composto periodi troppo lunghi, diceva che per leggerlo ad alta voce si perdeva il fiato, mi sfotteva. Naturalmente era un pretesto, perchè per lui ero quello che doveva avere quei voti, se poi il compito era buono allora ci doveva essere per forza qualcosa che non andava, secondo lui… insomma, non dovevo avere voti alti, quando correggeva i compiti, prima di farlo, leggeva il nome dell’alunno.
L’anno successivo andò in pensione ed arrivò un altro prof. Il primo compito 7 e mezzo, il secondo 8, e gli altri tra il 6 e mezzo/7 fino al’8 e mezzo. Ero diventato un genio??
Poi c’era il prof di matematica, che non leggeva i nomi, e quando un mio compagno chiese “prof, perchè prima non legge il nome di chi ha fato questo compito?”, e lui “non mi interessa il nome, mi interessa com’è fatto il compito”. In matematica avevo la media dell’8, anche del 9, ma una volta mi mise 4. Quando andai a chiedere il motivo di quel voto ad un compito fatto bene, lui mi disse “i passaggi sono quelli, ma non hai spiegato quello che hai fatto, ci sono solo calcoli sovrapposti, e non si capisce a cosa si riferiscono. Un compito tecnico deve esssere chiaro: se un giorno diventi per esempio un ingegnere, devi specificare tutto, se scrivi che una trave deve essere di un certo spessore e un’altra trave di uno spessore minore, devi specificare dove vanno poste, non scriverlo solamente, perchè se viene messa la trave più sottile al posto sbagliato potrebbe crollare un edificio, causare morti e tu te ne vai in galera”… lui giudicava razionalmente. E’ stata l’unica volta nella mia vita da studente, in cui mi sono sentito contento di avere un voto tanto insufficiente, perchè era giusto così. Oggi sono un ingegnere che ancora ricorda quella lezione, molto più formativa di un votaccio che dovrebbe, in teoria, spronare a studiare di più.

Desidero ardentemente che scompaiano i voti da tutte gli ambiti della nostra vita. Insegno arte, e credo da sempre che i voti non l’arte non c’entrino proprio niente. Sto male tutte le volte che devo metterli.

Ma allora il problema non è il voto, è l’insegnate che associa una persona, un bambino, ad un numero. Credo che il voto sia importante, è un traguardo e se lo si spiega credo possa dare anche soddisfazioni a chi lo raggiunge. Altrimenti per i bambini dovremo togliere anche i punti nei giochi…..fine della competizione e della motivazione su tutto.

Io penso che il voto conti invece. Anche per la valutazione del compito. Certo che se una persona non studia è giusto che si prenda tre, ma se una persona fa di tutto per farcela non è giusto mettere tre ma alzare un po’ il voto per l’impegno dato. Quello che io cambierei è il modo di etichettare certi alunni. Non si deve dare assolutamente il voto in base alle preferenze. Se una persona piace all’insegnante non è giusto che prenda 9 anche se il compito è da sei… ci deve essere la coerenza e il rispetto di tutti gli alunni da parte dell’insegnante. Come potrei dimenticare le mie amate elementari e il segno rosso su tutti i compiti da parte della maestra solo perché non ero la sua preferita ma la denigrata della classe. I compiti assegnatomi in alcuni casi erano anche meglio degli altri ma ero io e non la loro preferita. In alcuni casi dava il voto senza neanche guardare il quaderno. Sono cose che ti restano impresse per sempre. Da allora ho smesso di studiare e vedevo l’ora finisse la terza media. Non ho avuto il coraggio di andare avanti con lo studio, anche se in molti dicevano che avevo le potenzialità. Ma io già dalle elementari avevo smesso di credere in me stessa per queste cose e soprattutto per colpa delle maestre… quindi ritornando al discorso io i voti li trovo giusti se dati giustamente in base al compito eseguito e non certo in base alla simpatia dell’alunno

Sono un’insegnante. E DETESTO fare le verifiche. Detesto l’oppressione della “media” a fine trimestre o anno, che ti COSTRINGE ad avere un certo numero di valutazioni numeriche, altrimenti sei esposto ai ricorsi di genitori che non capiscono a cosa è dovuta la valutazione del figlio. Perché, caro professore “alternativo”, la tirannia del voto non è voluta dagli insegnanti. Ricordi i bei tempi di quando, alle medie, ti davano i “giudizi”? Che poi, alla fine, tutti noi, alunni e genitori, ci lambiccavamo il cervello per tradurli in voti? Ottimo = 9, Discreto = 7, Sufficiente = 6, e così via? Perché alla fine si è ritornati ai voti? Perché un numero è semplice, chiaro, matematico, OGGETTIVO. Era l’unico modo per non farsi sommergere dai ricorsi di genitori che contestavano il giudizio finale dei figli. Si è ritornati alla buona vecchia “media matematica”, con buona pace di tutte le indicazioni pedagogiche. Sono GLI STUDENTI a volere i voti, e i loro genitori. E’ l’unica certezza che hanno, quella benedetta/maledetta “media matematica”, in mezzo ai discorsi fumosi e non sempre ben compresi sulle “competenze”, le “attitudini”, le “abilità”, i “livelli di padfronanza”, ecc. Vuoi cambiare la scuola? Cambia prima le teste dei genitori. Solo allora cambieranno le cose.

Che poi, come detto da altri, il problema non sono i voti. Il problema è COME si mettono quei voti, e A COSA servono quei voti. Se un insegnante incasella un alunno in un range di voti, il problema non è il voto, ma l’insegnante. E ti assicuro che un compito strutturato, una prova oggettiva con punteggi già stabiliti (sì, i famigerati test e questionari) e tradotti in voti secondo uno schema trasparente e condiviso in anticipo con gli alunni non consente nemmeno all’insegnante di “sgarrare” e assegnare un voto solo in base alle simpatie/antipatie o ai pregiudizi personali nei confronti di un alunno.

Avendo solo due ore a settimana in ogni classe, e classi con una media di 25 alunni, non posso permettermi verifiche che non siano scritte, pena l’impossibilità di svolgere un “programma” che copra anche solo le basi della materia. E proprio per evitare a me di “sgarrare” e agli alunni di contestare, uso dei questionari strutturati. So bene che è impossibile verificare TUTTO con questo metodo, ma se ben strutturati verificano più di quanto si creda, e non solo il semplice nozionismo. E a volte mi sono ritrovata ad assegnare dei voti buoni a studenti che durante le mie lezioni facevano tutt’altro. Avevano copiato? Si erano fatti l’ammazzata la notte prima? Può darsi. Ma quali che fossero i miei sospetti o l’opinione che avevo di loro come studenti, ho assegnato il voto che mi risultava dal compito che avevo davanti. Anzi, di solito nemmeno guardo il nome, quando correggo i compiti, lo guardo solo alla fine, quando ci scrivo accanto il voto. QUindi il problema di “incasellare l’alunno in un voto” è dovuto agli insegnanti ai ai metodi di valutazione usati, non ai voti in sé.

Questo per il COME. QUanto al COSA farci con questi voti: anche quello dipende dall’insegnante. Il vantaggio di una prova strutturata è anche che permette di isolare le singole lacune (un argomento piuttosto che un altro, un’abilità piuttosto che un’altra) dello studente, permettendo a me insegnante di usare il risultato del compito per consigliargli di approfondire un argomento, o per fare un recupero personalizzato. Quando riporto i compiti non mi limito ad assegnare i voti: ogni quesito viene da me ripreso e commentato in classe, evidenziando gli errori più frequenti e spiegando perché sono errori. La correzione del compito diventa una questione comunitaria e un’occasione per riprendere gli argomenti su cui ho notato più lacune. Anche qui, il voto resta solo un numero solo quando l’insegnante lo considera tale.

Io ricordo una volta in prima elementare quando tutti i miei compagni andavano alla cattedra e tornavano con un ottimo sul compito, sono andata io, che mi ero impegnata più di tutti ed ecco una sufficienza e la prof che mi dice, “non sei ancora abbastanza grande per l’ottimo”, ricordo tutt’ora la sensazione di scoramento e tristezza che mi prese, come se io non fossi come gli altri, come se fossi “meno”. di certo ero 2 volte diversa: da asperger e per quella che inizio a sospettare essere dislessia. Però ci sono rimasta male, tanto, ho sempre odiato le scuole, alle elementari avevo un rifiuto psicologico per tutto ciò che la riguardava tant’è che sono stata bocciata nonostante l’impegno. quel non essere all’altezza che spesso sentivo ne era la causa.

Alle superiori poi ero una di quelle studentesse che legge libri di prima mano e si appassiona e interiorizza ciò che studia ma io ero un sei perchè conoscevo tutti i contenuti ma peccavo di date e nomi, i miei compagni, asini, che studiavano a memoria senza capire una cippa sempre 7 e 8 ma se gli facevi due domande non sapevano rispondere perchè imparavano senza capire ( e che senso ha dare 7 ad uno così?) a distanza di anni ricordo tutto ciò che ho studiato al liceo, i miei compagni? non lo capivano nemmeno allora figurati ricordarselo dopo 10 anni. Eppure loro erano i bravi e grazie al voto alto del liceo hanno potuto accedere all’università che volevano mentre io ho dovuto ripiegare.La vita va così.

Salve, sono una mamma di una studentessa che frequenta il liceo. Quest’ anno come l’anno scorso mia figlia porta matematica a settembre. Tutto l’anno ha preso ripetizioni , visto i precedenti, volevamo scongiurare la riparazione a settembre. Credo che mia figlia sia stata catalogata , perché non c’è argomento che pare capisca, visto che il voto non va oltre il 4. Sembra un voto al nome e non alla persona che si sforza di fare. Io non pretendo il 6 a tutti i costi , ma il riconoscimento dell’ impegno. Perchè un insegnante non può dire all’allievo ad inizio anno ” con te non so più cosa fare” portando mia figlia dirmi” ma io la matematica che la studio a fare tanto per la prof non cambia niente “. Ora come vedete sono una madre confusa, alla ricerca di un’altra insegnante ( è la quarta che cambio), forse sapendo già che non andrà bene neanche questa volta! Ora vi chiedo se c”è qualche insegnante,è giusto che Io debba cambiare sezione? O andare avanti sperando che mia figlia riesca ad arrivare alla 5 , odiando la matematica??

C’è qualche possibilità di rifiutarsi di mettere i voti, di valutare e giudicare? Ho googlato più o meno questa domanda e mi sono imbattuto in questo articolo. Sto studiando antropologia per acquisire i famigerati 24 cfu richiesti per l’insegnamento e mi hanno colpito le teorie di Verenne e McDermott, che parlano provocatoriamente di “cultura come disabilità”…

Forse la prof di trigonometria lo aveva capito che avevi copiato, ma per non incasellarti nel solito 3 ha preferito metterti un 6.
Chissà.

Forse la prof di trigonometria si era accorta che avevi copiato e, per non farti star male e incasellarti nel solito 3, ha preferito metterti un 6.
Chissà!

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