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Il primo obiettivo nella scuola primaria è l’apprendimento delle attività di lettura e scrittura. Se  il traguardo fissato è lo stesso per tutti gli alunni, non tutti i bambini riescono a raggiungerlo alla stessa maniera e senza particolari difficoltà. Imparare a leggere, in alcuni casi, può davvero essere problematico. Per esempio nei casi di dislessia.

I bambini arrivano a scuola con un piccolo bagaglio di conoscenze sulla lingua scritta, anche se ancora non sanno scrivere: hanno provato a leggere, riconoscono qualche parola, sono curiosi e si trovano ogni giorno davanti alle parole. Ma è soltanto con l’arrivo a scuola che il processo di apprendimento si formalizza in un percorso preciso che ha come punto di partenza la conversione dei segni in suoni e la relativa combinazione per formare le parole.  Questo seguirà una graduale capacità automatica di lettura di parole intere.

Alla fine del primo anno di scuola, di norma, i bambini sanno leggere e capire un breve testo.

A volte, però il processo di apprendimento dell’alunno presenta alcune difficoltà, che possono essere date non dalla mancanza di applicazione, ma da un vero e proprio disturbo che rende difficile, lenta, poco scorrevole e faticosa la lettura, con la conseguente impossibilità di comprensione del contenuto. Se il bambino è troppo impegnato nell’attività di decodifica dei segni, non riuscirà, contemporaneamente, a comprendere il testo.

Per questo esiste una vera e propria linea, una soglia di velocità e correttezza di lettura, al di sotto della quale ci troviamo davanti a un disturbo specifico dell’apprendimento, ovvero una dislessia.

La dislessia, tecnicamente, è una complicazione del processo di lettura, a fronte di una intelligenza normale e di possibilità di apprendimento adeguate al contesto.

Questo problema rallenta il processo di scolarizzazione dell’alunno e crea un divario rispetto ai coetanei, perché l’apprendimento passa necessariamente per la lettura e la relativa comprensione.

È dunque importante migliorare il processo di apprendimento di alunni dislessici con allenamenti specifici e personalizzati, strumenti ad hoc per esempio con un supporto lessicale in lettura, come software che consentono l’allenamento della lettura, oppure che funzionano da supporto vocale e di correzione ortografica, così da consentire al bambino minore affaticamento e sensibili miglioramenti.

Il lavoro di training, per funzionare al meglio, deve essere coordinato tra i vari soggetti che si occupano dell’educazione del bambino, a scuola e a casa.

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giacomo stella dislessia