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Pochi giorni addietro ho ritrovato questo pensiero di John Lubbock:

Insegnare è

la quale mi ha portato a ripensare alla mia carriera scolastica, partendo dalle elementari fino all’università.

Riconosco di aver avuto una certa fortuna nell’incontrare lungo il cammino docenti preparati, che mi hanno saputo trasmettere l’amore per il sapere in senso lato. Ho incontrato però anche docenti estremamente preparati, definibili “pozzi di scienza” nella loro materia che non sono mai riusciti a farsi seguire dai propri allievi.

Questo mi ha portato a chiedermi che cosa cambia da un docente all’altro, quali sono le caratteristiche che li hanno resi così diversi e perchè alcuni posso definirli dei bravi docenti a differenza di altri.

La prima caratteristica è la PASSIONE. Sembra scontato ma di docenti che hanno scelto di intraprendere questo lavoro perchè si sono trovati a non avere altre opportunità lavorative dopo la laurea ne ho incontrati parecchi negli anni. Altrettanti docenti hanno iniziato bene e nel corso degli anni sono diventati talmente tanto sfiduciati da perdere di vista ciò che li ha portati a inseguire il sogno dell’insegnamento. La passione è ciò che spinge a voler continuamente migliorare, facendoci rimanere sempre aggiornati. È la sete di imparare quella che si deve trasmettere ai propri allievi.

La seconda è senza dubbio la CONOSCENZA REALE e APPROFONDITA della materia che si insegna. Anche questo aspetto dovrebbe essere scontato ma purtroppo non lo è. Ho avuto una professoressa che insegnava psicologia e filosofia con una laurea in psicologia vecchia di anni e mai rispolverata, acquisendo successivamente una laurea in musica. Tantè che le lezioni di filosofia si sono trasformate in lezioni di canto con il passare del tempo e le interrogazioni erano delle semplici ripetizioni a memoria di alcuni concetti chiave ormai assodati.

Ciò non toglie che, pur sapendo perfettamente la materia oggetto di insegnamento, questo basti per qualificarsi come buon insegnante.

Quali altre caratteristiche servirebbero allora?

L’ascolto reale e sincero degli studenti, delle loro aspettative, dei loro interessi e delle loro paure.

La comunicazione sincera, diretta,chiara e coerente.

L’approfondimento di alcuni argomenti che suscitano maggior coinvolgimento all’interno del gruppo classe, collegandoli ad eventi reali e moderni per far capire che la storia del passato è più attuale di quanto si pensi.

La valutazione, utilizzata non come identificazione dell’allievo in un voto ma come strumento formativo per farlo crescere e maturare, indicando le aree più deboli e valorizzando le aree in cui eccelle.

– Organizzare degli spazi di confronto, di dibattito su temi sentiti dai propri allievi, anche se non rientrano propriamente nei programmi ministeriali.

– Instillare il germe della consapevolezza del sapere come qualcosa di utile non esclusivamente ai fini di interrogazione e di un premio, ma come germoglio di crescita personale. Un modo per aprire la mente. Un aspetto formativo per la persona stessa prima ancora che per ottenere l’approvazione degli altri.

la capacità di saper cambiare, di seguire lo scorrere del tempo. In quasi tutte le professioni è necessaria una certa dose di plasticità e di innovazione. Nella professione docente questa è una caratteristica ancora più essenziale perchè i metodi di insegnamento mutano, i modi di imparare dei ragazzi cambiano e se si rimane troppo ancorati al passato si rischia di fare danni inimmaginabili.

l’umiltà, caratteristica essenziale per chi fa un mestiere a contatto con altre persone. Nessuno “nasce imparato” (permettetemi l’uso della forma dialettale) ed è sempre bene tenerlo a mente. Chiedere scusa e ammettere di aver errato richiedono grande coraggio. Il coraggio che si deve dare come esempio ai propri allievi, come possiamo pretendere che siano loro a farlo con noi se poi non siamo disposti per primi a dare il buon esempio?

– Ritengo che faccia la differenza, anche se non è una caratteristica obbligatoria, la fatica che ha caratterizzato il percorso di studi e di vita di un particolare docente. Le persone che hanno imparato a perseguire i loro obiettivi nonostante le difficoltà, che sanno che cosa vuol dire affrontare avversità e problemi nella vita, sono più sensibili a riconoscere e a rispettare le difficoltà degli altri. Con questo non asserisco che chi ha avuto la fortuna di avere un percorso di studi senza particolari difficoltà non sappia riconoscere e aiutare chi ne ha, sia ben chiaro, semplicemente le persone che hanno sperimentato sulla propria pelle le avversità sono più propense a riconoscerle e a comprenderle negli altri.


Autore articolo
Federica Ghirardo

Federica Ghirardo

Pedagogista specializzata nei disturbi di apprendimento e nel sostegno alla genitorialità

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