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Su Change.org sono state lanciate due petizioni con l’appello “Giustizia per Marco Vannini” e in poche ore sono state firmate da migliaia di cittadini. La prima è stata creata da Margherita otto mesi fa e ieri, mercoledì 30 gennaio, ha superato le 125mila firme. Un numero destinato a crescere, perché in molti stanno firmando in queste ore. La seconda, lanciata nove mesi fa, ha superato ieri le 35mila firme.

Giustizia per Marco

Due giorni fa i giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno condannato a 5 anni Antonio Ciontoli per omicidio colposo. In primo grado la condanna era stata di 14 anni per omicidio preterintenzionale. Per lui e per gli altri membri della famiglia, la moglie Maria, i figli Federico e Martina, che era la fidanzata di Marco Vannini, i pm avevano chiesto 14 anni di reclusione. La corte invece ha deciso di ridurre la pena al capofamiglia e confermare la condanna a tre anni per omicidio colposo per i suoi familiari. La fidanzata di Marco ha avuto confermata l’assoluzione.

Il verdetto è stato duramente contestato dai familiari e dagli amici della vittima, che hanno urlato il proprio sdegno dentro e fuori l’aula. La madre Marina, distrutta, ha gridato ai giudici: “Vergogna, è uno schifo. Marco aveva 20 anni… Strapperemo le tessere elettorali“. In un’intervista rilasciata ieri a 5 “Mattino 5” ha dichiarato: “Io non rinuncio alla mia dignità anche se talvolta ti senti ferito. L’omicidio colposo sarebbe valso se Marco fosse morto subito dopo il colpo. Non certo dopo la storia che hanno messo in piedi perché tutte le perizie hanno dimostrato che mio figlio si sarebbe potuto salvare. Di cosa parliamo? I Ciontoli si devono vergognare, mi hanno chiamato dopo un tempo interminabile“.

Anche il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, ha espresso la propria vicinanza alla famiglia di Marco con un post su Facebook: “Uno Stato che consente di uccidere un suo ragazzo senza che di fatto i suoi assassini vengano puniti non è uno Stato di diritto ma è uno Stato in cui la giustizia oramai è morta e le Istituzioni non sono più un riferimento credibile per i cittadini. Spiace dirlo da uomo delle Istituzioni ma il caso di Marco ha scosso tutta la nostra comunità, per l’evento truce e infame che ha portato alla morte di questo giovane ragazzo. Da sindaco mi sento di dire che oggi provo un senso di vergogna nell’indossare la fascia tricolore in rappresentanza di uno Stato che non tutela i cittadini e che lascia impuniti gli assassini di Marco. Metterò le bandiere della nostra città a lutto e invito i sindaci di tutta Italia a farlo in rispetto di Marco Vannini e dei tantissimi che come lui hanno perso la vita senza che lo Stato italiano gli riconoscesse giustizia“.

Marco Vannini è morto il 17 maggio del 2015 mentre si trovava a casa dei Ciontoli perché era andato a trovare Martina, la sua fidanzata. Il capofamiglia, Antonio Ciontoli, spara per sbaglio un colpo di pistola e lo uccide. La famiglia Ciontoli perde tempo prima di chiamare i soccorsi, e quando l’ambulanza arriva per trasportare Marco al pronto soccorso è ormai tardi. Secondo le perizie, se il 118 fosse stato chiamato prima, il ragazzo si sarebbe salvato.