Categorie
Attualità

L’Inaccettabile Domanda di un Centro per Bimbi con DSA: “E Tu Di Che Razza Sei?”


All’interno di un modulo da compilare dai genitori per la certificazione DSA è stata inserita la richiesta di specificare la razza o il gruppo etnico del figlio, ora i genitori vogliono andare a fondo nella faccenda.

All’interno di un questionario dell’Istituto Dosso Verde di Milano, è presente la richiesta “specificare gruppo etnico o razza del bambino”, il tutto per ottenere una semplice valutazione su un possibile disturbo DSA, ossia di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

Di Che Razza Sei

Ora i genitori del 14enne che hanno scoperto tale domanda hanno comunicato il fatto a Fanpage.it e vogliono andare a fondo nella questione per capire il motivo di questa richiesta “discriminatoria”.

“Sono rimasta basita. Mi chiedo come un centro di riabilitazione neuropsichiatrica infantile possa usare le parole con tanta superficialità. Si tratta di un posto dove si fanno diagnosi delicate, è possibile che ci si debba sottoporre anche a una domanda così offensiva e irrispettosa?. La domanda sulla razza è una delle prime a cui noi e tantissimi altri ci siamo trovati a rispondere“. Racconta la mamma.


A quanto emerge però, negli Stati Uniti, dov’è nata la ricerca di questi disturbi, la domanda deve essere inserita per legge, quindi potrebbe essere semplicemente stata tradotta fedelmente senza che nessuno dovesse porsi ulteriori domande.“Possibile che nessuno l’abbia notata? La mia paura è che siano protocolli utilizzati anche da tanti altri Istituti”. Conclude la mamma.

A quel punto i genitori hanno telefonato all’Istituto Dosso Verde per chiedere informazioni: Sì, lo abbiamo dato noi. Ma non è noi che dovete sentire, ma chi ha curato la traduzione delle domande e cioè “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini (LC). Non siamo i soli, lo fanno tutti i centri di neuropsichiatria infantile d’Italia”. La risposta.

LEGGI ANCHE: Non Esistono Vere Istruzioni d’Uso, Ogni Dislessico è Unico ed Irripetibile

Fanpage decide così di contattare chi ha curato la traduzione, per poi finire a parlare direttamente con il medico responsabile di “La nostra Famiglia”: “Sì, quei moduli li abbiamo distribuiti noi però è una traduzione vecchia, superata, li abbiamo rifatti con una traduzione più giusta e corretta. Ormai da tempo distribuiamo quelli nuovi, però è vero che i vecchi moduli non li abbiamo mai ritirati, ed è possibile che alcune strutture neuropsichiatriche usino ancora quelli, come lei mi dice”. Fortunatamente quindi una spiegazione logica è arrivata, e ora si impegneranno ad aggiornare tutti i moduli di questo genere presenti nel paese.

Lascia un commento