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Data in sposa a 17 anni ad un uomo violento, che le ha fatto perdere un occhio per le botte ricevute, l’ha violentata e poi l’ha lasciata. E’ la triste storia di Jehan, una giovane di Marib, che ora abita con la famiglia in un campo profughi di Khamir.

Vita di Jehan

La sua purtroppo non è una vicenda isolata: in occasione della Giornata internazionale del bambino, il 1˚ giugno, Save the Children fa sapere che 690 milioni di minori vivono in condizioni terribili. Spesso perdono la vita a causa di malattie che si potrebbero prevenire, sono malnutriti, viene loro negato il diritto allo studio e devono cominciare a lavorare o sposarsi molto presto. Nelle zone di guerra la situazione è ancora peggiore: ogni anno muoiono 53.000 bambini. 15.000 bambini al giorno muoiono senza raggiungere i 5 anni di età, spesso per malattie come la polmonite, che ha portato al decesso di 800.000 minori nel 2017.

1 bambino su 4 è malnutrito, soprattutto in Africa, dove si stima siano 59 milioni. Per quanto riguarda la scuola, il rapporto di Save the Children indica che 262 milioni di bambini nel mondo non hanno accesso allo studio, soprattutto le femminucce dei paesi più miseri. E sono 152 milioni i minori costretti a lavorare, la metà solo in Africa, spesso con mansioni nocive per la salute. Per quanto riguarda i matrimoni, il 2017 ha visto 37 milioni di bambine costrette a sposarsi, e 13 milioni di adolescenti che nel 2016 hanno partorito, mettendo a repentaglio la loro vita. Nelle zone di guerra la situazione è anche peggiore.

In Siria ad esempio c’è un aumento esponenziale di minori malnutriti, che non vanno a scuola e che devono lasciare la propria casa. In Venezuela c’è stato un aumento del tasso di mortalità sotto i 5 anni del 40% e l’omicidio di minori è aumentato del 60%. Il paese in cui i bambini vivono in condizioni peggiori è la Repubblica Centrafricana, seguita da Niger e Ciad. Quello in cui vivono meglio è Singapore, a cui seguono Svezia e Finlandia.

L’Italia è all’ottavo posto, anche se da noi ci sono 1,2 milioni di minori che versano in condizioni di indigenza. Si sono comunque fatti dei passi avanti. Infatti se nel 2000 i bambini che si vedevano negati i propri diritti erano 970 milioni, oggi sono scesi a 280 milioni. Save the Children porta l’esempio di bambini che ce l’hanno fatta, come Sandhya che, dopo aver dovuto abbandonare la scuola a 10 anni per lavorare, adesso si occupa di salvare altre bambine dai matrimoni combinati in India.

O Wajhia, una bambina di Kabul, che non aveva potuto frequentare la scuola perché non c’era dove lei abitava e che ora che sta ricevendo un’istruzione e dice: “Le ragazze dovrebbe sposarsi all’età di 22 o 23 anni quando finiscono la loro istruzione”.

Valerio Neri, direttore di Save the Children, sottolinea: “Tuttavia il lavoro è tutt’altro che compiuto perché sono ancora troppi i bambini che continuano a essere privati dell’infanzia che meritano e che soffrono terribilmente a causa di guerre, povertà, cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale che i leader mondiali, che nel 2015 si sono impegnati a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, facciano ancora di più e mettano in campo ogni sforzo possibile perché nessun bambino al mondo venga più lasciato indietro”.