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Al termine di un percorso scolastico il naturale proseguimento è quello di affrontare il mondo del lavoro. Si percorre una strada nuova e diversa ma che, per certi aspetti, risulta complicata come può esserlo la vita scolastica.

Uno dei drammi degli ultimi anni è la difficoltà nel trovare un’occupazione. Al riguardo ha parlato un proprietario di un bar a Napoli, Danilo Volpe, che dichiara di avere un problema diametralmente opposto: non riesce a trovare baristi disponibili.

Colpa del Reddito di Cittadinanza

Racconta di come, negli ultimi mesi, siano andate via 3 sue dipendenti e quindi è rimasto “scoperto”. Ammette che in quest’ambiente è facile il turnover, ma è rimasto comunque basito perché non è stato in grado di rimpiazzare i dipendenti.

Racconta dunque di come sia andata la vicenda: «Io gestisco un bar, ho bisogno soprattutto di gente che sappia preparare il caffè e tenere pulite le macchine. Quando è possibile cerco dipendenti che abbiamo frequentato istituto l’alberghiero. Non posso pretendere laurea, ma ho sempre puntato su persone che abbiano già lavorato altrove per qualche anno. Nel nostro mestiere poi, conta anche il sapere fare. Il barista deve ispirare fiducia e sicurezza. Prendere il caffè deve essere un piacere».

Racconta dunque quello che ha fatto dopo le dimissioni dei suoi dipendenti: «Mi sono collegato ad internet e ho postato più volte la richiesta di personale su Fb, sulla pagina del mio esercizio, ma nessuno ha risposto. Allora sono entrato sui siti specializzati per la ricerca di lavoro. Ho mandato molte mail, ho ricevuto poche risposte. Molti hanno rinviato, qualcuno è venuto. Contemporaneamente ho fatto correre la voce tra le mie conoscenze».

«Sono riuscito a svolgere sette colloqui, non ho assunto nessuno. Qualcuno ha rinviato, altri hanno detto che non vale la pena di lavorare per ottocento euro al mese e mi hanno spiegato che potevano guadagnare di più in altri modi».

Il titolare dunque sa benissimo a chi attribuire il problema: il reddito di cittadinanza. Ritiene infatti che i giovani aspirino maggiormente a “guadagnare senza fare nulla” piuttosto che a lavorare.

Il problema risiede nel fatto che è diventato piuttosto facile puntare il dito contro i giovani, definendoli “bamboccioni” o piuttosto selettivi nei lavori. La realtà è che, essendo lavoratori con esperienza pregressa, 800 euro al mese per 8 ore giornaliere sono comunque pochi.

Purtroppo è diventata la routine parlare dei poveri titolari che non riescono ad assumere. È importante invece sottolineare le condizioni con cui vogliono assumere. I lavoratori pronti a rimboccarsi le maniche ci sono, mancano invece i giovani disposti a diventare schiavi.