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Gli ultimi fatti di cronaca che si sono susseguiti in questi giorni stanno alimentando il dibattito sulla situazione dei docenti che, settimana dopo settimana, si fa sempre più critica.

Il lavoro dell’insegnante non si limita a quello di disciplinare una classe intera, ha il compito anche di essere un docente che sappia coinvolgere gli alunni e che imprima loro la giusta motivazione, in modo che i ragazzi di oggi possano divenire persone migliori domani. Ogniqualvolta un docente mette nero su bianco una nota disciplinare è come se ammettesse la sua sconfitta, è come se dimostrasse di non essere all’altezza del compito che gli è stato affidato.

note disciplinari

Inoltre le note disciplinari stanno diventando sempre più “pericolose”: molte infatti sono state le aggressioni ai danni dei docenti perpetrate dai genitori e, molto spesso, erano coinvolte le note disciplinari. Ma queste note servono ancora? Probabilmente il docente bullizzato all’Itc Carrara di Lucca di note ne aveva messe anche tante ma queste, come evidente, non hanno funzionato.

Il susseguirsi delle note poi richiamano l’attenzione del dirigente scolastico che fa notare all’insegnante che queste sanzioni disciplinari ormai hanno perso la loro efficacia, in quanto abbondantemente usate. Ed è in quel momento che il docente inizia a demotivarsi.

Gli viene fatto notare che non è in grado di badare alla classe (mentre gli altri colleghi lo sono). E questo come fa sentire un insegnante? Lo fa sentire un fallimento.

Ma come si è arrivati a tanto? Probabilmente perché si sta tentando di limitare la dispersione scolastica, mettendola al primo posto negli obiettivi che riguardano l’istruzione. Bocciare o rimandare uno studente sarebbe una “tragedia”, l’ultima cosa che il ministero può permettersi. La qualità e l’utilità della scuola vengono dopo. Se non si combatte per una migliore qualità, come si potranno avere insegnanti motivati e motivanti?