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Questa è una confessione.

 

No, non parla di quella volta che ho rischiato di finire in prigione. Né di quella volta che ho spiato la mia cugina di secondo grado mentre… ok, sto già divagando.

 

Parla del mio lavoro.

 

Perché sì, non so quanti riescano a guardarsi allo specchio e a dirsi: sì, sono un bravo insegnante. Sono “arrivato”.

 

Probabilmente, chi ci riesce, è facile che sia proprio chi non ha capito molto bene come funziona.

 

Come funziona?

 

Per quello che ho capito io, funziona che non lo sai mai, se stai facendo bene. Il più delle volte, anzi, ti sembra che ti manchi sempre qualcosa. Che avresti potuto, che avresti dovuto.

 

quand'è stata l'ultima volta

 

A volte poi funziona che ti perdi un po’. Metti al primo posto cose che non dovrebbero mai essere al primo posto: le carte, i programmi, i voti, la burocrazia.

 

O, peggio, ti dimentichi di loro. Sì, loro. Non ci farò una gran bella figura a dirlo, ma a volte succede.

 

Così ho scritto questa roba qui. Serve a ricordarmi cosa vuol dire, essere un insegnante. Tutte le volte che magari mi dimentico cosa significa. O tutte le volte che penso di essere bravo, di essere “arrivato”.

 

Sarebbe da prenderla e metterla vicino allo specchio. Per leggerla ogni mattina. O per evitare di vedere che brutta faccia ho certe volte.

 

Quand’è stata l’ultima volta?

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai chiesto a un tuo studente “come stai?”

 

Quand’è stata l’ultima volta che non hai avuto bisogno di chiederlo, per capire che c’era qualcosa che non andava?

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai perso un pomeriggio a preparare un’ora di lezione?

 

Cioè, scusa: “perso”.

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai letto un giornale? (magari non la “Gazzetta dello sport”) (e neanche “Chi”).

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai detto un “No”, uno di quei no che sai che fanno male ma che in realtà fanno bene, con ogni tuo muscolo che voleva farti dire sì?

 

Quand’è stata l’ultima volta che sei arrivato a scuola col sorriso?

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai letto un libro non scolastico? (e non di ricette?)

 

Quand’è stata l’ultima volta che poi a scuola ci sei andato e hai mandato a quel paese almeno una parte di lezione, per parlare di quel libro, anche se non c’entrava una beata mazza con il programma?

 

Già: quand’è stata l’ultima volta che sei andato fuori programma?

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai visto un film al cinema, una mostra, uno spettacolo teatrale?

 

Quand’è stata l’ultima volta che fuori da scuola, nella tua vita, hai ballato/riso/cantato/fatto lo scemo, e tutto senza preoccuparti della tua reputazione?

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai chiesto a un collega un consiglio?

 

Quand’è stata l’ultima volta che sei sceso dalla cattedra e ti sei anche solo seduto su uno dei banchi, per ricordarti cosa si prova?

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai provato a ricordarti, prima di entrare in classe, prima di aprire il registro, prima di qualsiasi cosa, cosa significa essere delle barche piene di buche che cercano di stare a galla in mezzo all’oceano in tempesta?

 

Quand’è stata l’ultima volta che hai visto quelle barche nei ragazzi che avevi di fronte?

 

Se la risposta anche a una sola di queste domande è: “troppo tempo fa”, allora no, decisamente no, non sei ancora arrivato.

 


Autore articolo

Enrico Galiano

Enrico Galiano

Insegnante, scrittore

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