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Il caso di Gilberta Palleschi risale al novembre 2014. La donna, 57enne, fu uccisa a Campoli Appennino, nel Frusinate. Il suo assassino, Antonio Palleschi (omonimo ma non parente) è stato condannato dai giudici della Corte di Cassazione a vent’anni di carcere a seguito di uno sconto di pena.

Gilberta Palleschi

Il giudice in primo grado lo aveva infatti condannato all’ergastolo, respingendo la richiesta di perizia psichiatrica poichè da lui ritenuta “senza alcuna base scientifica“. Ma nel 2017 all’uomo è stata riconosciuta dalla Corte di Appello di Roma la seminfermità mentale o vizio parziale di mente.

Dove per “vizio parziale di mente” si intende “chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità d’intendere o di volere – recita l’articolo 89 del codice penale e la persona condannata – risponde del reato commesso; ma la pena è diminuita“.

Ciò gli ha provocato quindi la riduzione della pena; sconto a cui hanno tentato di opporsi il procuratore generale di Roma e i parenti della vittima, che si sono appellati al fatto che la perizia “non ha formulato valutazioni di certezza diagnostica“. La riduzione della pena è stata però confermata dalla Cassazione.

L’omicidio avvenne un sabato mattina d’autunno di cinque anni fa a Sora, nel Frusinate, mentre Gilberta, insegnante d’Inglese e segretaria regionale dell’Unicef, era nel bosco a fare jogging. I carabinieri furono avvisati dai parenti della vittima, dopo un giorno di assenza della donna. Quindi carabinieri, unità cinofile e vigili del fuoco iniziarono le ricerche, setacciando per bene la zona del fiume Fibreno, dove furono ritrovati dai cani molecolari un mazzo di chiavi, cuffiette per Ipad, una scheda sim ed un bracciale.

E dopo ben 40 giorni di ricerche, il 10 dicembre, su indicazione di Anotonio Palleschi venne ritrovato il corpo nudo e senza vita di Gilberta. L’uomo, muratore di 43 anni confessò di averla aggredita alle spalle, massacrata di botte, anche in faccia, chiusa probabilmente ancora viva in un furgone e abbandonata poi in una cava nel bosco.D

urante la sua confessione ha anche affermato di essere tornato sul luogo in cui aveva abbandonato il corpo ed ha tentato un rapporto sessuale con il cadavere della donna. E l’autopsia ha confermato il fatto.