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La Rivolta per Ingrid, Uccisa, Scuoiata e Sventrata dal Compagno


Il Messico è in rivolta, non solo contro il governo, che ha proposto di derubricare il reato di femmincidio in omcidio. Questa volta, anche i quotidiani locali devono ammettere le loro colpe. È partito tutto dall’orribile caso di Ingrid Escamilla, una 25enne uccisa in un modo orribile dal compagno 45enne.

I fatti risalgono a quasi tre settimane fa, quando è stato trovato il corpo – o meglio quello che resta – di Ingrid, all’interno dell’abitazione condivisa con il compagno, Erik Francisco N., a Città del Messico. I due avevano da poco iniziato una relazione, caratterizzata però da molteplici liti. Liti che avevano portato la 25enne a rivolgersi alla Polizia per sporgere una denuncia per maltrattamenti, poi ritirata.

ingrid escamilla

Il 9 febbraio, tuttavia, la lite culmina nel peggiore dei modi. Ingrid afferra un coltello da cucina per difendersi. Il compagno lo strappa dalle sue mani e lo usa contro di lei. La pugnala alla gola per ben tre volte. Decide di volersi disfare del corpo della compagna. Così, la scuoia e la sventra. Getta alcuni organi in una fossa. Però, in un momento di lucidità, si accorge di quello che ha fatto, chiama la ex moglie e le confessa il delitto. La donna chiede l’immediato intervento della polizia.

Nei giorni successivi, avviene qualcosa di ancora più brutto. Qualcuno diffonde sul web il video girato dagli agenti nella casa in cui è avvenuto il massacro. Si vede anche il corpo senza organi di Ingrid. Ci pensano anche i quotidiani locali a diffondere altri dettagli e altre foto. A quel punto, inevitabilmente, l’opinione pubblica scoppia. Soprattutto, in riferimento al titolo dato dal giornale Pásala, che sostiene: “La colpa è di Cupido“. L’indignazione è tanta. Si cerca di fare una battaglia contro le immagini del massacro, pubblicando sui social delle immagini di tramonti, fiori associate agli hashtag #IngridEscamilla e #JusticeForIngrid. Ma non basta. Così, una folla si aduna davanti alla sede della redazione di uno dei giornali “incriminati”, gridando: “Trasformate le nostre morti in uno spettacolo“.

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