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Bimbi a scuola a cinque anni, scuola dell’infanzia ridotta a due anni, licei a quattro, e molto altro.

Sono tante le proposte venute fuori a livello italiano ed europeo negli ultimi tempi relativi alla riorganizzazione del sistema scolastico.

La parola chiave per chi vorrebbe mandare i bambini a scuola un anno prima è sempre la stessa: produttività. Sfruttare al massimo la propensione all’apprendimento dei primi anni di vita e consegnare il prima possibile (17-18 anni) uno studente formato al mondo del lavoro o dell’università.

scuola a cinque anni

Personalmente, la proposta non mi convince. O meglio, non mi convince in questi termini. Fare taglia e cuci per finire la scuola un anno prima, di per sé, non serve a nulla. Laurearsi a 23 anni anziché a 24 non farà ripartire il Paese, né aiuterà i giovani a trovare lavoro più facilmente.

Semmai, quello che si può fare è pensare a risolvere in altri modi i problemi che si crede di poter aggirare mandando i bambini a scuola un anno prima.

Ad esempio? Una migliore organizzazione dei programmi didattici. È evidente che molte volte si arrivi in quinta liceo col fiato molto corto su alcune materie.

Penso per esempio a storia, in cui un programma vastissimo come il ‘900 viene trascurato e ridotto a nozioni per compattare gli ultimi decenni a maggio, quando per altro spesso si studia già in funzione dell’esame.

Oppure penso all’inglese, che lascia gli studenti troppo deboli al termine del ciclo di superiori. Ripensare la divisione dei programmi lungo tutto il ciclo scolastico, magari rivedendo anche, in quest’ottica, il numero di anni per ogni scuola, potrebbe aiutare.

Se poi anticipare l’età scolastica fosse un modo per sfruttare il periodo più incline all’apprendimento, ritengo che le competenze della scuola primaria non siano le uniche (o le più importanti) che un bambino possa imparare. Ci sono moltissime competenze non prettamente didattiche che possono essere insegnate (quelle pratiche, visive, di socializzazione, e così via) senza che si debba far la corsa verso il mondo della scuola primaria.

Infine, una considerazione. Viviamo in un mondo in cui non basta neanche più avere una laurea ed un master all’estero per trovare lavoro. Sempre più lauree, sempre più specializzazioni, e adesso sempre più giovani e precoci. Perché continuare questa folle corsa verso un mondo di iper-qualifiche, che poi non vengono sfruttate? Ci ritroveremo sempre più giovani e con un curriculum fantastico, ma senza la possibilità di mettere in pratica le competenze.

E allora, datemi anzi il mio anno di asilo.


Autore articolo
Lorenzo Giarelli

Lorenzo Giarelli

Giornalista blogger

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3 Commenti

  1. un buon giornalista dovrebbe sapere che quel segmento educativo che riguarda i bambini tra i 3 e i 6 anni non si chiama asilo ma scuola dell’infanzia. E se si chiama così un ,ottico c’è . Detto questo non condivido l’idea fare andare a scuola i bambini di 5 anni con i contenuti della scuola primaria ma sono favorevolissima all’obbligo della scuola dell’infanzia in quanto scuola con proprie specificità dove si impara. E per ripetermi….all’asilo si viene ” guardati” alla scuola dell’infanzia si impara. Quindi gradirei che fosse impostato meglio questo articolo

  2. Sono un’Insegnante della Scuola dell’Infanzia da molti anni. la scuola dei bimbi dai 3 ai 6 anni ha subito molte trasformazioni nei decenni passando da un ruolo assistenziale ad un ruolo di vero spazio di insegnamento e cura del bambini, non solo cura fisica ma relazionale, sociale, mentale . questo luogo va protetto e ampliato come offerta sul territorio nazionale e non mutilato e riportato al suo iniziale ruolo. I bambini che escono dalla scuola dell’infanzia sono in grado di inserirsi ed approcciarsi all’esperienza della Primaria con delle competenze e dei requisiti raggiunti e consolidati. Qual’è il fine di impedire un corretto apprendimento correlato all’età dei bambini e di ridurre un anno di “infanzia” ,vissuto in un ambiente dedicato senza lo stress del risultato . SILVIA

  3. visto il fortissimo aumento nel numero di ragazzi con difficoltà di apprendimento e concentrazione , forse è il caso di rivedere i metodi di insegnamento ed anziché ridurre gli anni di scuola io aumenterei il tempo scuola dalle elementari al liceo.

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