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La Scuola Non Prepara alla Vita. Crea Solo Impiegati Capaci di Rispondere ad un Capo


Stefano Bollani, di professione pianista, ma anche cantante, presentatore, opinionista, e altro ancora, racconta in una lunga intervista al Corriere.it i suoi inizi musicali e i tempi della scuola. Si toglie qualche sassolino dalla scarpa, uno di questi ha la forma di una scuola. Un sassolino molto fastidioso.

Bollani racconta di quando a scuola ci andava lui, stiamo parlando almeno di trent’anni fa – è nato nel 1972 – e non sembra conservare buoni ricordi, almeno per quanto riguarda la didattica. Riportiamo un estratto dell’intervista.

Scuola Non Prepara alla Vita

“Quello che dicono gli insegnanti, in genere, è legge. Io per sopravvivere dicevo loro quello che volevano sentirsi dire. E così ripeti che quell’anno c’è stata quella battaglia e che avevano ragione quelli”.

Ecco in sintesi il pensiero di Bollani sul sistema scolastico italiano. E continua.

“Mi annoiavo moltissimo. Ho sempre letto tanto, ma non quello che mi davano a scuola. Parlavano dei Promessi sposi e io leggevo Stephen King. Non credo si appassionino ragazzi di 16 anni alla letteratura così. In questo modo li obblighi a sapere chi sono i nostri scrittori più importanti: si chiama nozionismo”.

Il pianista milanese vede la scuola come una macchina da stampa per impiegati, sottoposti fantozziani seduti davanti a un capo che dice loro che cosa fare.

stefano bollani

“A scuola lo chiamano il programma. E poi finiamo con il farli nella vita. Ti vogliono programmare in modo che tu conosca delle cose piuttosto che altre: un concetto pensato per produrre impiegati. Un ragazzo è un genietto in qualcosa? La scuola gli risponde che però ha preso 5 in Storia dell’arte. Forma gente che si abitua a stare seduta davanti a un capo. Non ti prepara alla vita, ma a un lavoro preciso, in cui qualcuno ti dice cosa devi fare”.

“Nel nostro cammino, se siamo attenti, incontriamo un sacco di maestri… magari per dieci minuti, ma lo sono. Niente è casuale ma serve sempre a farti capire qualcosa”.

Quanto è distante il pensiero di Stefano Bollani dalla realtà scolastica? Quanto è cambiata la scuola da quando il pianista di Milano sedeva in classe?

6 risposte su “La Scuola Non Prepara alla Vita. Crea Solo Impiegati Capaci di Rispondere ad un Capo”

Questa intervista è la prova che non si può “azzeccarla” su tutto. Dimostra banalmente che essere un grande artista non salva da dire colossali castronerie in altri ambiti. Bollani resti nel suo. I vecchi dicevano: ofele’ fa el to meste’.

Io confermo quello che dice Bollani ….ho 54 anni e da 30 chef di cucina affermato….ho studiato presso un istituto Tecnico Commerciale e nel corso della mia carriera ho formato decine e decine di Ragazzi con tanto di Diploma di Scuola Alberghiera che non aveva la minima idea del Lavoro….

Il sistema.s olastico NASCE per creare robot che rispondino a comandi, per essere sottomessi a quelle poche persone che non si fanno sottomettere dal sistema, cosa me.ne frega a me.di storia dell arte se faccio ingegneria… cosa me ne frega della.matematica se aono un cantante, cosa me.ne frega della letteratura se sono un tennista?! La campanella equivale a timbrare il cartellino, la ricreazione alla pausa caffe, altra campanella equivale a fine turno. Le persone devono eccellere in una due tre cose, non essere mediocri in tutte… michael jordan era il n1 nel basket, valentino rossi nella moto, Stephen Hopkins nella fisica, michael Jackson nel pop… la.storia la cambiano i numeri 1 in qualcosa, non i mediocri in tutto
Se un pesce viene giudicato per come si arrampica su un albero il suo valore è 0 ma in acqua è il migliore di tutti

E l’alternativa quale sarebbe? L’anarchia? Oggi ci va di fare questo in classe e domani faremo quello? E dove porterebbe ciò? A non concludere un bel nulla, magari rimanendo pure ignoranti , privi di storia e di nozioni basilari. La scuola a mio avviso va fatta per quello che è ( nozionistica, ripetitiva, basilare nei suoi concetti, pallosa con certi insegnanti e simpatica grazie ad altri) proprio perché va ad un certo punto infranta e abbandonata (in senso buono) dopo aver creato delle nostre personali valutazioni di ciò che vogliamo, partendo da ciò che non ci piace, che ci è scomodo o semplicemente ci fa riflettere nella sua estenuante ripetitività.

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