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Se fossi il ministro delle pubblica istruzione, la prima domanda che mi porrei sarebbe: la scuola del mio Paese è una scuola felice, i bambini, gli adolescenti e i ragazzi che idea hanno della scuola del nostro Paese?

Preso atto della situazione inizierei a valutare le ipotesi per far aumentare il livello di benessere e soddisfazione all’interno della grande macchina di cui sono a capo. Chiamerei al tavolo di discussione i migliori psico-pedagogisti e neuroscienziati, cercherei tutti coloro che in questi anni si sono occupati di come promuovere una scuola sana e felice, non solo per gli alunni ma anche per i genitori e gli insegnanti.

Ops, sto sognando forse troppo per i gusti dei lettori di questo articolo!

Il mio sogno è quello di Educare alla Felicità, ho iniziato qualche anno fa occupandomi di ricucire la insanabile frattura tra risata e scuola, poi piano piano ho iniziato a scoprire che non si trattava solo di ridere, la scuola del mio Paese ha bisogno di tornare ad essere una scuola felice, che non si adegui alla mediocrità della normalità strutturatasi nei decenni, e ormai nei secoli dei secoli…

Mi piace pensare ad una scuola italiana che non ha necessariamente bisogno di diventare copia di modelli europei; poiché la scuola è fatta di persone: noi siamo gli eredi di Dante, di Leonardo e Galilei per fare solo tre di esempi di uomini italiani che il mondo ci ha invidiato nei secoli.

scuola felice

Credo che il cambiamento necessario debba partire da noi stessi, dai nostri punti di forza: la creatività, il genio, la forza di generare novità.

Perché Educare alla Felicità è così importante, perché “siamo cablati per essere felici” diceva la neuroscienziata Candace Pert, il nostro corpo è strutturato biologicamente perché noi possiamo vivere felici. Serotonina, Endorfine, ossitocina, le cosidette molecole della felicità, è il corpo che le genera, in un circolo virtuoso tra biologia ed emozioni, tutt’altro che teoria!

Io credo ancora nella scuola italiana, credo negli insegnanti che hanno voglia di fare la differenza, che hanno compreso il valore dell’essere umano che hanno davanti a loro. Credo in quegli insegnanti che hanno il coraggio di portare nelle proprie aule la loro umanità senza dimenticare il sogno che li ha spinti a diventare i professionisti della scuola e non di una qualunque altra azienda.

I pilastri dell’Educare alla Felicità sono il corpo, il cuore, il cervello, mi piace guidare i miei alunni alla scoperta di questi tre elementi, per far sì che ciascuno di loro abbia gli strumenti per far “fiorire la propria vita”.

Non ti importa quanto sappiano?

Mi importa, e come se mi importa che i miei alunni e le mie figlie posseggano un grado di cultura di ottimo livello, ma so che se non saranno loro a desiderarlo, noi come educatori non saremo mai in grado di iniettare loro i saperi. L’apprendimento significativo e duraturo accade in un momento magico in cui colui che impara si apre e accoglie ciò che desidera sapere e l’insegnante ha il potente ruolo di creare le condizioni perché questo accada.

Inoltre mi piace pensare ad una scuola che abbia il coraggio di essere per tutti, fortemente attenta all’essere umano ed al suo sviluppo attraverso le tre dimensioni dell’essere homo lundens, homo faber ed homo sapiens.

Educare alla felicità è necessario per prepararsi per la seconda fase della vita quella da adulti consapevoli e capaci di gestire le innumerevoli avventure che la vita offre.

Se fossi il ministro della pubblica istruzione del mio Paese io inizierei dalla felicità!

 


Autore articolo
Lucia Suriano

Lucia Suriano

Insegnante, Laughter Yoga Teacher certificata dal dott. M. Kataria fondatore della Laughter Yoga International

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