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La scuola accompagna (e talvolta segna) tanti punti di passaggio della nostra vita.

 

La Scuola dell’Infanzia è il primo momento di forte socializzazione, le elementari aggiungono un senso di responsabilità verso lo studio, le medie fiancheggiano gli anni complicati dell’adolescenza e le superiori, addirittura, pare stabiliscano il momento in cui un ragazzo diventa grande davvero.

 

A volte le rivoluzioni della nostra vita passano da piccoli cambiamenti della quotidianità.

 

Ricordo i giorni che precedevano il mio passaggio dalle elementari alle medie, una dozzina d’anni fa. I miei mi mettevano in guardia: le maestre diventavano professoresse, il “tu” diventatava “lei” e bisognava stare attenti a non prendersi tutte quelle confidenze che ti facevano sentire la scuola elementare un po’ come casa.

 

Questo era il primo cambiamento: coi professori possono anche nascere ottimi rapporti, ma le maestre sono rassicuranti e presenti, ti insegnano senza sostituirsi alle mamme, come delle zie.

 

Secondo problema: i compagni nuovi. Spesso le medie costringono a spostarsi un po’ più lontano da casa di quanto non si facesse prima, e ci si trova in classi di solito molto numerose e in cui si conoscono pochi compagni.

 

Purtroppo, in classi troppo allargate tendono a formarsi diversi gruppi, che a volte si isolano tra di loro. Non è un male, ma lo diventa se, in quegli anni così delicati, si creano dinamiche di prevalicazione di un gruppo sull’altro. Faccio parte di chi a 11/12 anni pensava ancora a figurine e oratori, piuttosto che uscite in centro al sabato pomeriggio, e so che ci vuole una buona dose di spalle larghe e sano menefreghismo per farsi scivolare addosso qualche commento.

 

Terza sfida: le materie nuove. Personalmente, ero una frana totale in disegno tecnico, ma riconosco non fosse colpa dell’insegnante. In compenso, la bravura di chi mi insegnò epica mi fece appassionare per i classici.

 

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Quarta: il vestiario. Spessissimo alle elementari si porta il grembiule, mentre alle medie viene lasciata libertà vestiaria ai ragazzi. Giusto? Sbagliato? Questa è un’altra storia, ma resta il fatto che potrebbero insorgere differenze sociali o assurde discriminazioni. Massima attenzione, anche in questo caso, per i più sensibili: una parola o una risata possono fare molto più male di quanto si creda.

 

Ho però un ricordo che considero il peggior emblema del mio passaggio tra elementari e medie. Avevamo una stupida regola, che mi dissero qualcosa come il primo giorno di prima media, per cui l’ultima ora non si poteva andare in bagno. È una regola stupida e insensata, data solo per il gusto di farla rispettare, e dunque fine a se stessa. Ricordo che anche quando avevo bisogno, per paura di un “no” o di un rimprovero dalla professoressa lasciavo perdere e contavo i minuti per il suono della campana. Ecco, questi stupidi divieti non servono a nulla se non a guastare la serenità di un ragazzo e la fiducia che deve avere negli insegnanti.

 

D’altra parte, ho avuto qualcosa ad alleviare l’ingresso alle medie. Era la ricetta più semplice di tutte: un amico. Al mio fianco l’ultimo giorno di elementari come al primo di medie. Questo non dipende dagli insegnanti, ma se non tutti avessero la mia fortuna, cari prof, potreste provare voi dare fiducia ai nuovi arrivati.

 

Mandandoli al bagno anche all’ultim’ora, per esempio!

 


Autore articolo
Lorenzo Giarelli

Lorenzo Giarelli

Giornalista blogger

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