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Oggi ho partecipato ad un incontro sulla “Robotica Educativa” nel quale alcune psicologhe hanno illustrato molto bene quali si ritiene possano essere le ricadute nell’apprendere con la Robotica sulla crescita dei nostri ragazzi: nelle competenze e nei rapporti sociali.

 

Lo hanno fatto illustrando magistralmente come tutte le volte che, anche noi adulti, ci troviamo di fronte ad un problema attiviamo alcune funzioni e lo facciamo tenendo conto di un sacco di variabili ed ognuna di queste è rappresentata dalla nostra capacità di inibizione, cioè di accantonare una funzione per attivarne un’altra e questo richiede importanti competenze che sono quelle di categorizzare, selezionare, scegliere, ecc…, e cambiare strada con la calma di chi sa posticipare la gratificazione.

 

Chi sa fare questo risulta essere una persona con maggiori capacità nel saper interagire nella società e raggiungere i propri obiettivi.

 

La programmazione e la robotica aiutano a sviluppare questo. In effetti, se penso alla mia vita, mi appare chiaro quanto queste competenze siano importanti , fondamentali. In alcuni casi mi è capitato di non riuscire ad attivarle peggiorando la mia posizione, anche nelle piccole cose di tutti i giorni.

 

apprendere con la robotica

 

Insegnare ad aspettare, a lavorare cercando le soluzioni senza pensare troppo presto che abbiamo perso, ma nemmeno che le si possono trovare usando l’istinto, facendosi guidare dalle emozioni o dalla fortuna, e non dalla nostra capacità di gestire le cose che ci circondano con impegno è tutto. Se riusciremo a sviluppare questo nei ragazzi avremo fatto metà del nostro lavoro.

 

Sono pienamente convinta del fatto che queste attività di programmazione e di robotica aiutino i bambini nello sviluppare la loro capacità di affrontare il problema senza pensarlo come un ostacolo, ma come il sale della vita, il divertimento della matematica o di un’altra qualsiasi materia. Trovare tante strade, provarle, cercare la soluzione a volte necessita di allontanarsi da questa per trovare la via giusta, parlarne, ascoltare gli altri e chiedere aiuto.

 

Questo è molto importante nella vita scolastica e nella vita di tutti i giorni. Molti anni fa nella mia tesina dell’anno di formazione presentai un lavoro sull’importanza dell’errore, sul saper affrontare i problemi per superarli e per amarli, per trovarci dentro il bello, il divertimento di ciò che noi possiamo creare, pensare. Ricordo che aveva un titolo: “La matematica è un’opinione”.

 

Fare robotica in classe vuol dire fare questo: giocare insieme a trovare la strada giusta, parlandone, decidendo insieme, verificando e ripartendo in caso di errore per arrivare ad una soluzione che è vera per tutti, non soggettiva, non una soluzione di fortuna, ma una soluzione generalizzabile. Vuol dire fare ipotesi e verificarle, vuol dire giocare con l’errore. L’errore buono, di quelli che ti fanno ragionare, di quelli attraverso i quali la scienza ha fatto passi da gigante. Non quell’errore che blocca, che irrigidisce, che fa odiare la matematica, la paura del quale blocca il sangue nelle vene tanto da farti sentire vuoto, privo di idee e solo di fronte ai problemi.

 

Io credo che la Robotica Educativa debba servire anche a questo, ad insegnare a giocare con la vita e con i suoi problemi attivando la nostra competenza di gestire le cose cercando soluzioni insieme agli altri e sviluppando la nostra capacità di attendere con fiducia la soluzione che arriva se costruita mettendo in campo la parte forte di noi e cercando di accantonare l’ansia, l’emotività, la paura. Per non parlare del beneficio che tale attività potrebbe avere sui bambini in cui è meno forte la naturale capacità di inibire alcuni comportamenti mentre devono affrontare un compito…

 

Qualcuno penserà che ci vedo troppo, ed è così: ci vedo tantissimo! Eppure ne sono pienamente convinta…

 


Autore articolo

Anna Mariani

Anna Mariani

Insegnante

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