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È con un disagio crescente che assisto al dibattito che si sta scatenando sulla riforma della scuola e che vede disegnarsi schieramenti sempre più contrapposti e più astiosi e verbalmente aggressivi se non violenti. Mi capita di trovarmi dall’altra parte non solo rispetto a persone con le quali non voglio aver niente da spartire ma anche ad altre che invece stimo e lo stesso mi accade anche nel campo che ho scelto.

 

Io farò sciopero il 5.

 

Lo farò nonostante il litigio, all’assemblea sindacale, con tutti quelli che non sanno proporre altro che la scuola così com’é, perché io non sopporto più di stare in questa scuola indifendibile per la sua bassa qualità e non solo perché mancano soldi, ma anche perché la forma prevale sulla sostanza e tutti, dai dirigenti in giù, fanno finta di non saperlo, perché tutti tirano a campare, perché manca slancio, curiosità, motivazione, voglia di sperimentare, di cercare, di guardare avanti.

 

Lo farò perché, a fronte di questo quadro, non mi sembra che la riforma possa davvero apportare trasformazioni positive. Perché la scuola avrebbe bisogno di coinvolgimento e di passione condivise e non di un aumento di poteri al vertice. Perché gli insegnanti hanno bisogno di sentirsi protagonisti e di essere al centro di un processo di innovazione che costituisca il focus dell’autonomia. Quale autonomia, invece, in una scuola dell’uomo solo al comando? Quale scuola quella in cui i docenti sono esautorati anche di quel po’ di capacità decisionale che potevano ancora esprimere? Quale libertà in una scuola nella quale sarà il dirigente da solo a decidere sul mio stipendio?

 

Io farò sciopero il 5

 

Intendiamoci: io non sono per l’egualitarismo tout court. Io (e con me tanti) nella scuola ho sempre investito di mio in soldi, energia e lavoro e sono anni che penso che questo andrebbe riconosciuto, anche economicamente, sebbene questa affermazione già da sola denunci una contraddizione insanabile, giacché l’atteggiamento che descrivo dovrebbe essere la norma nella scuola migliore possibile.

 

Ma non siamo nella scuola ideale e quindi ben venga un riconoscimento economico, ma non deciso dal dirigente da solo.

 

I bravi dirigenti che conosco e stimo sono una minoranza a fronte di una serie di altri che non ritengo affatto capaci di esercitare un simile ruolo e anzi penso che forse neanche i migliori sarebbero in grado di sostenerlo. Perché già adesso, già oggi si assiste a corti adulanti accanto ai presidi, si assiste ad atteggiamenti autoritari, si assiste a favoritismi, a ritorsioni nei confronti di chi critica o semplicemente manifesta disagio.

 

Chi ci salverà da presidi strapotenti e deboli?

 

E quale dignità, quale coinvolgimento trainante, quale protagonismo sarà offerto ai docenti che vogliono uscire dalla palude di una scuola che tira a campare, in un contesto che li deresponsabilizza o che li mette in competizione per un tozzo di pane se c’è un preside che non sa fare squadra?

 

Io non penso che questa riforma sia totalmente sbagliata ma penso che sia indispensabile segnalare con forza che ci sono troppe cose che debbono essere modificate e che l’atteggiamento ormai consueto di ignorare il dissenso è ingiustificabile in una democrazia matura e che l’immobilismo non si risolve col decisionismo perché l’immobilismo ha dalla sua secoli di consuetudini che non si possono scalfire se non attraverso un reale coinvolgimento. E non mi si venga a dire che la pseudo consultazione on line lo sia: ho provato 4 volte ad aprire un argomento sui criteri di valutazione dei docenti ma la mia richiesta non é stata mai accolta.

 

E infatti è questo uno degli ambiti (tanti, troppi) in cui il governo si lascia mano libera per intervenire poi con decreti attuativi. E io dovrei accettare di firmare questa delega in bianco?

 

Un ultima notazione: in tutto il legiferare di quest’ultimo anno, la direzione è la stessa. Che si parli di lavoro o di legge elettorale o di riforma della scuola, il disegno è quello della riduzione dei contrappesi e dei controlli.

 

Verso quale modello di società stiamo andando?

 

Patrizia Vayola – insegnante


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