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Come si può conciliare la scuola estiva con gli studenti? Scuola è tradizionalmente intesa come sinonimo noioso di impegno, studio, compiti, attenzione, ambienti chiusi e immobilità… una gabbia fisica ma anche mentale e creativa che imprigiona giovani in crescita per inculturarli (non so se si dice ma secondo me rende bene l’idea) e imbottirli di un sacco di nozioni per lo più inutili che li condurranno a procurarsi un pezzo di carta che li aiuterà a trovare un lavoro. Perché insomma almeno il diploma ci vuol al giorno d’oggi (litania personalmente ascoltata da diverse madri ansiose).

Io non condivido affatto questa distorta concezione, perché nella mia professione di insegnante cerco di infondere spontaneità, vivacità, varietà di approfondimenti, sguardo critico e contemporaneo e approcci innovativi, ma credo che le masse ragionino più o meno così.

L’estate invece rievoca subito sole, mare, sollazzo, ozio, ore piccole, amorazzi, balli e chi più ne ha più ne metta. Io ho passato estati tediosissime, tristi e solitarie, persa tra afa insopportabile e voglia di tutto ma anche di niente.

Ma insomma, nella concezione comune, la scuola sta all’estate come il grigio-verde-militare sta a azzurro-mare-cielo. La costrizione contro la libertà. La disciplina contro lo scazzo assoluto. E così via dicendo.

Sto appositamente esagerando, ma non sono tanto lontana dalla realtà che percepiscono i nostri ragazzi che vanno a scuola.

scuola estiva

Ebbene, nella scuola dove ho insegnato quest’anno abbiamo proposto, aderendo ad un bando del MIUR, la scuola aperta in estate. Si tratta di uno spazio mattutino, organizzato da insegnanti ed educatori di diverse aree, che mira a riunire e coinvolgere ragazzi di diversa provenienza geografica (la scuola in questione si trova in un quartiere di Milano particolarmente popolato da stranieri, soprattutto cinesi) perché si conoscano in un contesto informale ma situato nella struttura scolastica, si ritrovino insieme a leggere e scrivere in completa libertà, fare sport, guardare films, discutere di legalità, fare magari un po’ di compiti…e coltivare un orto!

Sì, perché io, insegnante di scienze, mi occuperò di iniziare i ragazzi alla botanica casalinga, a zappare e rastrellare, concimare e seminare! In verità, nel giardino della scuola è già in corso un progetto di orto, portato avanti da insegnanti, studenti e volontari. Ma il nostro orticello sarà un’esperienza scientifica molto smart e soprattutto molto sperimentale.

Introdurrò basi teoriche ma in forma di dialogo: cosa c’è nel terreno, com’è fatto un fiore, un frutto e un seme, cosa succede quando germoglia, a cosa servono foglie e radici, come si nutrono le piante, da cosa è composto un fertilizzante e un pesticida e perché si usano, la lettura delle informazioni sulle bustine dei semi, i diversi tipi di piante che potremo coltivare, l’importanza della posizione alla luce solare e la necessità di acqua, la formazione della torba, l’agricoltura biologica e gli OGM.

Non mancheranno, spero, osservazioni al microscopio di cellule e processi fisico-chimici… prenderemo e tagliuzzeremo patate, cipolle e pomodori e li osserveremo nelle loro parti più piccole, cercando di capire come funzionano. Infine, mi piacerebbe preparare con i ragazzi semplici e freschi piatti con le verdure, cercando di far comprendere l’importanza del’introduzione di vegetali nella dieta per una alimentazione sana e variata e il loro valore nutritivo.

E quanto sono gustose le verdure se ben preparate e condite! Per ora, gli iscritti son pochini ma non disperiamo! Ci rendiamo conto che far ritornare i ragazzi a scuola dopo un anno passato sui banchi sia un’impresa ardua, ma confidiamo nell’originalità del progetto che potrebbe rivelarsi utile soprattutto per i nuovi iscritti alle classi prime: potrebbero conoscere e visitare la scuola in un modo del tutto originale e divertente!

 


Autore articolo
Piera Ceccarelli

Piera Ceccarelli

Insegnante

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