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La vita di un docente, a volte, mi fa pensare a quella di uno cuoco: ci puoi mettere tutta la bravura del mondo per preparare un piatto, ma dopo che è stato mangiato non ne rimane nulla. Tutte le mie giornate cariche di vita spariscono via appena il portone si chiude dietro le spalle.

Quella volta che ho deciso di aprire un blog ero spinta dall’esigenza di raccontare la mia esperienza scolastica, sentivo il bisogno di scattare un fermo immagine della mia vita professionale.

Il viaggio che ho intrapreso da quella decisione mi appassiona sempre più e può essere rassunto in 5 step:

1CONDIVIDERE

L’interesse per la narrazione si è quasi subito dissolto sostituito da quello per la condivisione e mi sono chiesta: “Perché invece di raccontare una storia, non pubblico i materiali di cui quella storia è fatta?” Non è quello di cui abbiamo bisogno tutti noi docenti quando vaghiamo in giro per la rete alla ricerca di un’idea da rubare, una prova da riadattare, una lezione da cui prendere spunto?

Il blog è divenuto così un sito dove riversare il materiale che avevo prodotto negli anni. Ciò mi ha fatto uscire dall’angolo angusto dell’io per aprirmi verso i colleghi. Ma non era ancora abbastanza: i miei studenti erano lì davanti a me pronti per farsi i reali destinatari del mezzo.

2INNOVARE

Quando mi sono trovata di fronte alla povertà dei mezzi reali, ho scoperto il potenziale del mezzo digitale. Nel corso della carriera mi è capitato di cambiare scuola, di entrare in aule senza lim, di non conoscere il custode delle chiavi del laboratorio e mi è quindi nata un’idea dettata dall’esigenze della quotidianità: perchè non usare il blog come piattaforma per la didattica?

Un luogo dedicato agli allievi da cui partire o a cui tornare per approfondire, ripassare e prendere spunto per lo studio.
Ed è stato così.
Se in classe spiegavo la prima guerra mondiale, sul sito inserivo il video di un film di Kubrick.
Se leggevo una poesia di Leopardi creavo un link con l’audio della lettura di un grande attore.
In questo modo lasciavo un margine di lavoro facoltativo o di approfondimento da fare a casa, sdraiati sul letto o seduti alla scrivania, nelle prime ore del pomeriggio o in quelle raccolte della sera.
Certo, non c’è bisogno di un blog per mostrare un video. Lo si può mandare per mail oppure dettare l’indirizzo in classe. Ed ecco un nuovo passaggio: il blog mi permette di creare qualcosa che non esiste.

3SPERIMENTARE

Il post si è trasformato prendendo le dimensioni di una vera e propria lezione permettendomi di sperimentare le nuove strategie come la flippedclassroom o la webquest. A scuola studiamo le caratteristiche delle storie Horror? Bene, allora ti propongo lo studio del genere attraverso un video musicale, un racconto e un trailer di un film. In classe poi ne parleremo con precisione la prossima volta.
All’immagine del cuoco si è allora sostituita quello del sarto che cuce un abito su misura.

È stato così che il blog, è diventato per me un cantiere per costruire lezioni originali che non si trovano in nessun testo e per i miei studenti una stanza per studiare.

4PREMIARE

Ma potevo fare di meglio. Il blog mi permette di premiare.
Hai fatto una buona ricerca? Bravo, te la pubblico.
Viene un attore importante nella zona? Vai e incontralo e poi pubblichiamo l’intervista.

E rendere pubblico vuol dire anche responsabilizzare. Se scrivo un tema o faccio un power point i contenuti restano in aula, mentre se pubblico il mio articolo sono sottoposto al controllo della rete.

In questo modo la vita entra nella scuola e ciò che faccio a scuola esce dal perimetro dell’aula e raggiunge potenzialmente tanti lettori sconosciuti e anche quelli conosciuti, come per esempio i genitori. Chi legge il blog può partecipare alla vita dei propri figli che, si sa, alla domanda: “Che hai fatto oggi a scuola?” rispondono con un semplice e annoiato: “Niente!”

5DOCUMENTARE

Questo vagare alla scoperta delle potenzialità della rete mi ha permesso di ritornare al punto di partenza riflettendo sulle mie buone prassi.
Insegnare non basta. Occorre anche riflettere su come lo si fa.
Per questo motivo l’Azione e la Ricerca sono due attività che si dovrebbero dare più spesso appuntamento nella nostra vita se siamo diretti alla costruzione di un sapere significativo per i nostri allievi e al miglioramento della nostra didattica.
Fare Ricerca-Azione, per un docente si traduce nel prendere coscienza del proprio lavoro.
Il blog sta creando nel tempo un archivio che documenta le attività con precisione disegnando le traiettorie dei miei percorsi didattici. Conserva le date, tiene il tempo, segna il passo del cammino. Un cammino iniziato due anni fa e che ha ancora tanto da insegnarmi.

6AUTORE ARTICOLO

Elisabetta Monetti

Insegnante, blogger

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