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Recentemente su questo sito si è parlato dell’ importanza, nel sistema educativo, di misurare e valutare, non solo il grado di apprendimento degli alunni, ma anche le qualità necessarie per una civile convivenza come l’entusiasmo, la collaborazione, il coraggio e l’autostima.

 

Ci sono regole e criteri ben precisi da seguire per valutare la conoscenza degli alunni in materie come la matematica, la letteratura o la seconda lingua, ma poche sono le scuole che hanno una tassologia precisa su come valutare le abilità che l’alunno assume per una buona convivenza.

La scuola dell’obbligo islandese ha recentemente adottato un sistema di valutazione (chiamato in madrelingua “Frammistöðumat” – mat = valutare eframmistaða = processo) che tiene conto, non solo del rendimento scolastico dal punto di vista cognitivo, cioè quanto imparano gli alunni e quali sono i voti che meglio rappresentano il loro grado di apprendimento, ma anche un metodo che tenga conto dell’atteggiamento che l’alunno assume nei confronti della scuola nel suo complesso.  Per esempio se un alunno ha sempre avuto la media del nove perchè è un ragazzo sveglio, ma non si impegna nella collaborazione con gli altri alunni, dimostra di essere disinteressato o assume comportamenti non idonei alla convivenza, gli insegnanti valuteranno il suo successo e il suo apprendimento anche in base al suo comportamento.
valutare le qualità positive degli studenti

 

Per darvi un esempio, i dati di valutazione nella scuola dove insegno io – scuola media e superiore – devono rispettare dei criteri prestabiliti. L’insegnante completa alla fine di ogni semestre una pagella scolastica i cui voti riportati sono una media di una valutazione precedentemente avuta da un 30% di prove scritte e il rimanente 70% di metodi valutativi che abbiano tenuto conto di vari tipi di espressione che l’alunno ha utilizzato per dimostrare di aver imparato una certa materia. All’insegnante viene quindi richiesta una competenza non indifferente in campo educativo. Egli deve avere una grandissima elasticità per poter gestire in modo opportuno il metodo valutativo che più si addice ai propri alunni.

 

Eccovi 5 esempi per valutare gli svariati modi che gli alunni usano per esprimersi, cioè i

5 consigli per valutare le qualità positive degli studenti:

 

1. L’alunno non è più la vittima del sistema educativo, ma l’artefice, in altre parole è colui che dà le linee su cui vengono costruiti i valori e le conoscenze necessarie. Una sorta di costruttivismo (Piaget) dove i bambini dicono la loro sulla materia scolastica e da quella conoscenza i bambini possono aggiungere nozioni sempre più importanti e complesse. Per fare ciò si può utilizzare il semplice metodo del “circle-time” dove gli alunni si siedono in cerchio e guidati dall’insegnante neutrale si cerca di arrivare ad una comune idea, rispetto a un dato argomento, che sia la più vicina alla mentalità degli alunni. Il circle-time è un luogo dove si rispetta il punto di vista di tutti, si parla uno alla volta e sono assolutamente vietati i pregiudizi ma anche dove dar rilievo al pensiero critico.

2. L’espressione teatrale, come l’improvvisazione, può essere un metodo valutativo straordinario. Se le scuole fanno recite perché va tanto di moda si perde il significato della vera natura dell’ espressione teatrale. L’uso delle recite deve essere fatto con tanta parsimonia. Invece di mettere in scena una recita per far contenti i genitori é costruttivo concentrarsi su piccole improvvisazioni che tengono conto degli argomenti scolastici che gli alunni stanno imparando e valutare analogamente come l’alunno si sta esprimendo su argomenti che altrimenti avrebbe fatto fatica ad assimilare.

3. Il disegno o la ricostruzione artistica di un argomento, collezionate in una cartella che poi verrà valutata dall’insegnante. In Islanda da 10 anni a questa a parte si dà molto peso alla cosiddetta “Vinnumappa” (tradotto = cartella di lavoro). Gli insegnanti decidono anticipatamente, insieme agli alunni, quali argomenti si vogliono collezionare, quali prodotti artistici creare, quando iniziare a collezionarli e quando finire. In questa cartella si possono collezionare i disegni più belli, le foto fatte al bambino mentre ballava o costruiva un modello di ingegneria, le frasi dette che hanno fatto ridere, o i modelli di cartapesta o creta.

4. La scuola “outdoor” è un altro metodo per valutare nel modo migliore la realtà del bambino. Non c’é niente di meglio della natura e degli spazi aperti per notare quali sono i veri sentimenti delle persone. Fuori dalle mura tutto diventa più naturale, più facile. Si possono fare tante cose come coltivare un orticello, creare oggetti costruiti con materiali trovati in natura oppure osservare i cicli della vita. Le uscite dalla classe sono un’ottima occasione di valutazione.

5. Infine un colloquio personale con ognuno degli studenti all’inizio dell’anno scolastico e un altro verso la metà dell’anno scolastico è utilissimo per valutare le aspettative di ognuno degli alunni e successivamente degli eventuali successi.

Queste sono alcune idee che l’insegnante può usare per valutare  l’altro 70% della pagella dell’alunno.

 

Sappiamo però bene quanto sia difficile creare un sistema di valutazione che rispecchi l’alunno nel suo complesso e ancora più difficile farlo volendo valutare il comportamento di un alunno nel gruppo. Per questo motivo neppure nella scuola dove insegno io c’é una tassonomia precisa su questo argomento e noi insegnanti siamo un po’ come dei pionieri in questo campo. Ma come disse il professor Elliot W. Eisner (1933-2014) -:

 

“La valutazione deve essere qualitativa, continua, formativa, deliberativa, illuminativa. L’insegnante è un investigatore dell’azione che elabora, disegna e riflette sulla propria pratica-esperienza. È un artista del disegno e dello sviluppo curricolare. È mediatore del curricolo, nel raccordare la cultura del gruppo sociale e la cultura della scuola” (Elliot, 1990).

 

Secondo Eisner bisogna quindi usare un approccio artistico nella valutazione che dia spazio all’elasticità e alle pluri-tipologie d’espressione dell’alunno che non siano cioè solo la prova scritta o l’orale.

Cinzia Fjóla Fiorini, insegnante