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Una nuova polemica ha investito il mondo della scuola. Il motivo questa volta è stata la scelta della Commissione presieduta da Luca Serianni di eliminare la traccia di Storia dall’esame di maturità. La proposta, che ha scatenato le proteste di studiosi ed esperti del settore, è l’ultima di una lunga lista di riforme e cambiamenti che hanno rivoluzionato la scuola negli ultimi otto anni, tra cui emerge il modo in cui è stata tristemente ridimensionata la Storia dell’Arte.

studio della storia

La scelta di Serianni va ad aggiungersi ad una sfilza di provvedimenti che renderanno il nostro Paese incapace di guardare al passato, perciò condannato ad essere senza futuro. Vediamo cosa è davvero cambiato nelle nostre scuole. Il discorso delle discipline storico – artistiche è piuttosto complesso. Ha origine all’incirca con la riforma Gelmini del 2010, che ha ridimensionato, anche se non del tutto abolito, le ore di Storia dell’arte sia nel licei che negli istituti tecnici professionali, allo scopo di ottimizzare le già scarse risorse della scuola.

Diverso è il discorso per la Storia, che continuerà ad essere insegnata nei licei e negli istituti professionali, ma non figurerà più come traccia nei temi di maturità. C’è quindi il lecito dubbio che, non essendo più materia di esame, questa materia verrà sempre più ridimensionata durante le lezioni.

Nel “Secolo breve”, il suo lavoro più famoso, Eric Hobsbawm si esprimeva così: “La maggior parte dei giovani, alla fine del secolo, è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni tipo di rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono. (…) Il lavoro degli storici, il cui compito è ricordare ciò che altri dimenticano, è ancora più essenziale ora di quanto mai lo sia stato nei secoli scorsi.

Erano gli anni 90 e lo storico analizzava il modo, che stava drasticamente cambiando, in cui l’uomo poneva in relazione al progresso e al proprio futuro. Ciò che Hobsbawm dichiara necessario si sta ora sgretolando a poco a poco: se si privano i giovani di strumenti fondamentali di lettura della realtà storica, li si priva della possibilità di scegliere e determinare il loro futuro. Studiare la storia e la storia dell’arte significa proprio imparare a leggere i fatti, gli avvenimenti o, nel caso dell’arte, i linguaggi creativi, in maniera razionale e approfondita, per poter sviluppare una coscienza individuale, collettiva, civile e politica.

L’Arte, in questo caso, è essenziale, poiché non è mai stata fine a se stessa. Come ci ha insegnato il Rinascimento, un dipinto cela spesso un messaggio politico che sfugge a prima vista. I linguaggi e le regole dell’arte sono precisi e, se si conoscono a fondo, possono farci comprendere messaggi che altrimenti non capiremmo. Una capacità fondamentale in un’epoca in cui tutto è immagine e comunicazione visiva.

Se non si studiano i grandi del passato, è impossibile comprendere quella Street Art che piace tanto ai ragazzi né, soprattutto, quello che ci circonda quotidianamente. Allo stesso modo la storia, chiamata già da Cicerone “magistra vitae”, non è solo una serie di date da imparare a memoria, anche se oggi, per mancanza di tempo, viene insegnata così: è il presente che è stato già in qualche maniera sperimentato, analizzato e vissuto. Se non lo abbiamo, siamo come ciechi a cui manca una guida.