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A che serve li cambiamento quando non è supportato da presupposti fondamentali? È come se si volesse ristrutturare una casa e si lasciassero le fondamenta deteriorate, concentrandosi solo sull’abbellimento della facciata dando una rinfrescata esclusivamente alle pareti.

Certo all’apparenza la casa risulterebbe bella, molto… ma le fondamenta? Sono le fondamenta che contano: senza solide fondamenta, la casa prima o poi crollerebbe.

Ecco, diciamo pure che noi siamo le solide fondamenta della Scuola, quella Buona per davvero. E il bonus premiale è il cambiamento, l’innovazione che si vorrebbe portare sulla base del modello scolastico europeo. Però ricordiamoci che nei Paesi europei, negli Stati Uniti etc, il sistema scolastico è organizzato in maniera ben diversa del nostro e ci sono variabili che devono essere tenuti in considerazione, così come lo sviluppo socio economico degli stessi.

Detto ciò, la cosa importante da cui si dovrebbe partire, se davvero vogliamo emulare questi elogiati paesi europei, è l’adeguamento della retribuzione del docente italiano agli standard europei.

Per prima cosa si dovrebbe sbloccare questo benedetto contratto ormai fermo, con le quattro frecce come direbbe direbbe Brumotti, da anni, perché si sa, qualsiasi lavoratore ben retribuito rende di più poiché più motivato. Ricordiamoci che la demotivazione danneggia l’intero sistema dell’istruzione. Solo dopo un’equa retribuzione del personale docente, possiamo, se vogliamo, parlare di premialità a chi dà di più.

retribuzione

È vero che ci sono docenti più competenti e altri meno, ma non parliamo di chi sia meritevole e chi non lo sia. Purtroppo però chi fa queste proposte spesso dimentica che l’insegnamento è una professione riflessiva e collegiale e non si può sviluppare con la competizione, bensì sul senso di responsabilità individuale in un ambito di cooperazione.

Solo con l’adeguamento della retribuzione viene meno la competizione tra colleghi, perché il miglioramento della scuola si realizza in primo luogo con la valorizzazione e la crescita della professionalità degli insegnanti evitando la concorrenza tra di essi.

È vero, ci sono docenti competenti e altri meno, docenti che si impegnano e altri no, ma non è giusto parlare di merito, il merito non c’entra niente, quando si parla di merito pensiamo agli studenti, mai agli insegnanti. Non possiamo applicare alla scuola parametri applicabili alle grandi aziende.

Il sistema è totalmente diverso.

 


Autore articolo
Zina Cipriano

Zina Cipriano

Insegnante

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